October 1

La Piaga New Age

ChopraImmagine cordialmente rubata alla pagina facebook I Fucking Hate Pseudoscience.
A sinistra la copertina di un vecchio libro di Deepak Chopra, con una sua foto.
“Corpo Senza Età, Mente Senza Tempo
Un’Alternativa Pratica all’Invecchiamento”
A destra Deepak Chopra com’è oggi.

 

Un articolo del genere, forse, non ce lo si aspetta da una come me: scrittrice prevalentemente fantasy, appassionata di mitologia ed esoterismo; invece, paradossalmente, è proprio il mio amore per queste tematiche a portarmi ad affrontare la questione.
Detesto profondamente la New Age, e più vado avanti con i miei studi in ambito esoterico, più la detesto.

Ma procediamo con ordine: cos’è la New Age?

  • Principi antichi quanto il mondo scotti, rimestati fino allo snaturamento e ricoperti da una polverina scintillante (la magica frase: “È alla portata di tutti!”);
  • seminari su come imparare a vedere il colore dell’aura altrui;
  • manuali su come bloccare in tronco l’invecchiamento del corpo (è ovviamente tutta una questione psicologica, al massimo alimentare, in culo alla genetica!);
  • ricollegare tutte le malattie del mondo alle case farmaceutiche e alle industrie alimentari, ignorando bellamente il fatto che prima della loro nascita la vita dell’uomo fosse mediamente molto più breve;
  • vuoi comprendere i misteri più reconditi delle filosofie orientali? Non c’è problema: a raccontarti millenni di evoluzione di culture diverse (che grazie alla tua ignoranza non distingui, ma tanto quelli là hanno tutti gli occhi a mandorla, quindi sarà la stessa roba) ci pensa un qualunque autore americano, tramite il suo nuovo opuscolo tascabile! (Venduto alla modica cifra di un miliardo diDDollari);

Venghino signori, venghino!
In tutto questo però, ovviamente, chi crede nella Bibbia e nella classica concezione occidentale di Dio è un povero idiota.

È meravigliosa (e a mio parere condicio sine qua non dell’evoluzione dell’uomo) l’idea di partire dall’antico per incamminarsi verso il futuro. Biasimo il movimento New Age per gettato, spesso in malafede, del ridicolo su una volontà sacrosanta, che è quella di trovare le proprie radici per guardare avanti con serenità.
Persino qualche laureato ad Oxford si è macchiato della colpa di aver abusato della credulità popolare per riempirsi le tasche, perché si riesce sempre a trovare qualcuno con la voglia di credere che la ricerca della felicità possa passare attraverso un manuale scritto in maniera elementare (eccezion fatta per i passaggi che devono rimanere oscuri, onde evitarne la confutazione).
Ma perché sorprendersi?
In fondo questo non è l’equivalente spirituale di un fast food?
E i manuali di “self-help” non sono forse la psicologia dei poveri?

Esistono molte interpretazioni della storia della cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden, ma la mia preferita è quella che mi è capitato di ascoltare qualche anno fa in un’intervista a Moni Ovadia: Adamo ed Eva vennero puniti per essere stati talmente stupidi da credere di poter ottenere la conoscenza semplicemente mangiando un frutto.

La spiritualità e la cultura per tutti sono una menzogna, una becera strategia di marketing.
La spiritualità e la cultura sono per chi ha voglia di farsi un culo a capanna, d’impiegarci tempo, concentrazione e riflessioni.
Né l’una né l’altra cosa deve necessariamente interessare a tutti, dico davvero. Non ho mai sognato di costringere qualcuno a leggere tomi di migliaia di pagine; non lo farei nemmeno se avessi la bacchetta magica. D’altro canto però parte integrante della crescita di un individuo è il riconoscimento dei propri limiti, che non sempre sono segnati da mancanza di capacità, ma possono essere designati anche da una semplice mancanza d’interesse o di volontà di apprendere; ragione in più per cui in pochi mi fanno saltare i nervi come i tuttologi.
C’è solo una cosa più triste di chi legge e studia esclusivamente per sbattere la propria cultura in faccia agli altri: chi cerca di sbattere in faccia agli altri una cultura che non ha.

La New Age, ahimè, è solo l’ennesima falsa promessa a sfondo commerciale di ottenere in un battito di ciglio ciò che in realtà, se tutto va bene, si ottiene grazie ad una vita di sforzi.

 

 

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September 7

Settembre – Lettere ad un Artista

soleneroE così è giunto il vero inizio dell’anno: settembre, con le foglie che cominciano ad ingiallire e nell’aria il profumo di libri appena stampati.
Per noi che viviamo sul tetto del mondo significa anche l’arrivo del buio, ma per adesso si tratta di un’oscurità timida, ancora distante da quella che durante l’inverno tenterà d’ingoiarci.
Tanto non ce la farà; come ogni anno schioccherà le ganasce a vuoto, senza sfiorarci, perché costantemente ci scalda dall’interno il fuoco del sole nero, mentre dall’esterno il chiarore della luna nera ci indica la via.
È sempre stato così, ed è da sempre questo ciò che abbiamo cercato di mettere in parole e musica, persino quando non ce ne rendevamo conto.
In qualche modo so che le ombre di settembre mi permetteranno di strisciarti accanto.
In qualche modo so che l’eco della tua voce arriva a me perché vi è indirizzata, tutt’altro che distratta.
Mi crogiolo nella bellezza della distanza fra speranza e consapevolezza, perché quando si tratta di te io so.
Sei un ritornello già ascoltato un milione di volte ma di cui mai mi stanco;
sono un motivo appena sbocciato che canticchi sommessamente, senza neppure accorgertene.
Verrà il giorno in cui sentirai il bisogno di appuntare le note su un pentagramma e di trovare le parole giuste per me.
Quando accadrà sarà senz’altro settembre, perché per me sarà l’inizio dell’anno, e nell’aria si sentirà odore d’inchiostro fresco.

July 10

Chi Ti Fa del Male Non Esiste – Lettere ad un Artista

InscribedChi ti fa del male non esiste.
La tua immaginazione è una lama a doppio taglio, un pennello con cui dipingi vivide immagini che commuovono il tuo pubblico, lo stesso pennello che usi per ritoccare – fino allo snaturamento – l’immagine della possessività di chi ti sta accanto, scegliendo di farla diventare amore.
Le scenate di gelosia si trasformano in moti d’affetto, e tu metti in atto l’abominevole metamorfosi con una bontà e una mancanza d’onestà che m’incantano e m’intristiscono.

Quando hai deciso di piegarti in questo modo?
Quando hai deciso che il bisogno debba essere più forte della tua dignità?
E se non l’avessi fatto, se la tua innocenza e la tua rinuncia non avessero gettato me – ombra che t’accompagna – in estasi e sconforto, passerei le mie nottate a scriverti lettere?
Mi rispondo di sì perché – prima di essere ombra che striscia fra le tue ombre mescolandovisi – io sono ombra proiettata dall’immensa luce che è in te; dunque, avendo bisogno della luce che il tuo cuore scaturisce (posso quasi vedere le spine che lo circondano), nell’odio più profondo per chiunque cerchi di spegnerla o sia di tanto in tanto responsabile del suo affievolirsi, io chiudo gli occhi e decido che chi ti fa del male non esiste; li tengo chiusi a lungo, senza dubitare del fatto che, quando li avrò riaperti, il Diavolo sarà scomparso.
No, non per terrore chiudo gli occhi, ma per trovare la concentrazione che una magia di tale portata richiede.
Far scomparire il nemico è di tutte le magie la più sublime:
una sparizione; un’affermazione di potere; una cura al dolore, tuo e mio; annientamento della distanza fra volontà e realtà; una magia fatta di gioia pura, incandescente e violenta; una magia senza lacrime.

May 23

Io So Come Ti Senti – Lettere ad un Artista

23/5/2014

Io so come ti senti.
Comprendo fino in fondo la sottile e contorta maledizione per cui non riesci ad essere presente come vorresti; sei sempre un passo avanti o dieci indietro, perso fra quello che è stato e quello che speri per il futuro.
Niente ha importanza, a meno che non sia scritto su un foglio o inciso sulla parete interna del tuo cuore, lì dove nessuno può leggerlo, giudicarlo o parlarne fino a fargli perdere di senso.
Questo è un mondo violento, e violento sei anche tu, a tuo modo: brutale con te stesso, irrimediabilmente cinico quando si tratta dei tuoi bisogni, ma al tempo stesso disperatamente speranzoso riguardo al fatto che, all’esterno, ci sia qualcuno in grado di spegnere la sete che non ti ha mai abbandonato dal giorno in cui formulasti il tuo primo pensiero.
Arrivi a sfiorare l’idea di tradirti, di appendere l’anima al chiodo e fingere di non accorgerti di quanto ti senta inadeguato, sempre combattuto fra l’amore per il tormento che ti dona la presunzione d’essere speciale e la sorda voglia di liberartene.
Come Caino porti un segno sulla fronte, tutti intuiscono cosa sei ma a nessuno è dato di toccarti.
Hai lasciato che qualcuno si aggrappasse a te, nella speranza che la sua leggerezza potesse contagiarti, ma adesso ti ritrovi a fare i conti col fatto che ciò che è stato spacciato per leggerezza era in realtà un vuoto acido e senza soluzione.
Un giorno arriverà la conferma che aspetti. Un giorno una mano amorevole si poserà sulla tua fronte, forse non cancellando il marchio, ma alleviando il dolore che con sé porta.
Un giorno accadrà, anche se non lo credi, e sarai sorpreso nello scoprire che la felicità non è fatta di cartone, che anche un poeta storpio ha il suo angolo di paradiso, dove non sentirsi poi così fuori luogo. Ti accorgerai che non c’è bisogno di camuffare la voce perché qualcuno decida di ascoltarti.
Ci vorrà solo più tempo; tempo che non abbiamo, considerando che viviamo tutti un grande conto alla rovescia, ma nel caso in cui la fortuna dovesse sorriderci, allora forse il momento giungerà prima dello zero.
Adesso starai pensando che io voglia solo incoraggiarti, che cerchi un lieto fine a basso costo per la mia storia, ma credimi, non è così.
Io sono solo l’ombra proiettata al tuo fianco durante il cammino fra Inferno e Purgatorio, un’ombra con la presunzione e la speranza di poter vegliare su di te, che condividi in fondo le mie stesse pene e i miei stessi sogni.
Io so come ti senti.

May 4

La Torre di Sauron – Questo Mondo Sopravviverà?

23 Luglio 2012
“  Matteo 24:14 dice: ” E questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine”.
Vede, signora? Anche la concorrenza parla di noi, e sa di essere spacciata  “.

-Un Testimone di Sauron, la domenica mattina alle cinque

Il mondo subisce l’influsso dell’egoismo dell’uomo e giorno dopo giorno, lentamente, va allo sfacelo.
Perché tollerare tutto questo?
Perché sopportare questa inevitabile deriva?
Sauron, nella sua infinita potenza, può fare sì che il graduale surriscaldamento globale abbia fine. Da un giorno all’altro tutto può divenire legna da ardere per le fucine di Mordor.
Non ascoltate politicanti, ambientalisti o apostati che vi promettono la salvezza.

D’altro canto ci sembra opportuno affrontare la tematica della crescente fede di molti nel falso dio Cthulhu.
Ebbene, sappiate che se egli dovesse perseverare nell’affermare di essere il più grande dei mali, l’occhio di Sauron farà di lui un’epica grigliata di pesce che, naturalmente, si consumerà a Barad-dûr.

Continuiamo dunque ad essere zelanti nella predicazione del Regno di Sauron, egli non mancherà di ricompensarci.
Forse.

May 4

Desperate Housewriter – Capitolo 2: Dallo Zimbawe con Amore

6 Dicembre 2013

Diana, arrivata appena al secondo episodio, già si rende conto del fatto che la sit-com di cui è protagonista è la più lenta del mondo.
Nessuno si permetterebbe una pausa di tre mesi fra un primo ed un secondo episodio, ma lei è una radical chic, convinta che l’intellettualesimo (movimento religioso a cui tutti gli scrittori/registi snob aderiscono) unito alla noncuranza dei tempi dettati dall’epoca di internet, alla fine ripaghi.
A dirla tutta è anche una radical chick (*), convinta del fatto che la propria figaggine (quella cervellotica e quella estetica) le varrà un domani una vita sentimentale felice.
Le sue idee sono validissime, infatti è spiantata e single.
Ma non importa: al mondo serve sempre del tempo per comprendere i geni, soprattutto quando non riescono a trovare un modo di uscire dalla lampada.

Arrivata a questa battuta di una tristezza francamente imbarazzante, si rende conto di avere bisogno – come in tutte le sit-com che si rispettino – di qualche co-protagonista . Per questo, cercando di introdurre il nuovo personaggio con naturalezza, impugna il telefono e chiama Barbara, l’amica di sempre (cercando di tenere lontani dalla mente Ale & Franz).
B: <<Pronto?>>
D: <<Sono io.>>
B: <<Io chi?>>
D: <<Il Presidente dello Zimbawe.>>
B: <<Lo Zimbawe ha un presidente?>>
D: <<Credi davvero che qualcuno ti informerebbe dell’eventuale inesistenza del Presidente dello Zimbawe dopo essersi presentato come tale?>>
B: <<Diana, che vuoi?>> chiede mettendosi a ridere.
D: <<Stavo pensando…>>
B: <<Adesso sì che mi spaventi.>>
D: <<Stavo pensando di fare qualcosa per smuovere la situazione.>>
B: <<Tipo un rave?>>
D: <<Sì, ai rave si vendono un casino di libri… Dai, seriamente, non so più cosa fare davanti ad un pubblico che spende milioni di euro per comprare in libreria la carta igienica di Stephenie Meyer, ma che andrebbe pagato per leggere qualcosa di diverso.>>
B: <<Tu non segui The Walking Dead?>>
D: <<Sì, lo adoro.>>
B: <<Beh, allora usa questa passione e combinala al metodo Meyer.>>
D: <<…>>
B: <<Pronto?>>
D: <<Credo di non aver capito; cioè, più che altro lo spero.>>
B: <<Una storia d’amore fra una liceale e uno zombie!>>
D: <<Ma come…?>>
B: <<Ma sì, dài, lui arriva in città, tutti lo prendono in giro perché è una frana in ginnastica, ma lei è l’unica a capace di vedere il romanticismo dietro alla sua lentezza di movimento, la sensualità nei suoi gemiti.>>
D: <<Potrei vomitare…>> (Cit.)
B: <<Non essere superficiale: anche gli zombie possono nutrire sentimenti!>>
D: <<Barbara, l’unica cosa che gli zombie nutrono è il loro stomaco, quando ancora ne hanno uno.>>
B: <<Ma, a proposito, quando non hanno più lo stomaco, dove finisce quello che mangiano?>>
D: <<Non credo di volerlo sapere.>>
B: <<Dovresti! Altrimenti come parlerai, nel tuo prossimo libro, del momento in cui lui le presenta la sua non-morta famiglia?>>.
D: <<Barbara, non scriverò mai un simile abominio…>>
B: <<Ma perché? Guarda che ne potrebbe venir fuori una bella storia d’amore!>>
D: <<Di sicuro darei un nuovo significato al termine “relazione carnale”>>.
B: <<Vedi che cominci a trovare anche tu gli aspetti positivi dell’idea?>>
D: <<Per renderlo davvero spaventoso potrei scrivere un passaggio in cui lo zombie dedica alla ragazza una canzone di Vasco Rossi.>>
B: <<”Se Mordo una fragola mordo anche te” diventerebbe una frase con un sapore tutto diverso.>>
D: <<Almeno i vari rantoli fra una strofa e l’altra avrebbero senso di esistere.>>
B: <<Poi, nel caso in cui qualche regista dovesse decidere di creare la versione cinematografica del tuo romanzo, avresti già un’idea per il protagonista.>>
D: <<Tutto ciò diventa sempre più spaventoso.>>
B: <<Vedi? Così rimarresti comunque in qualche modo fedele a ciò che ci si aspetta da un racconto sugli zombie.>>
D: <<Ma mi spieghi come dovrebbe fare uno zombie ad andare a scuola e studiare?>>
B: <<Potrebbe essere una frana negli studi e per questo i genitori di lei potrebbero opporsi alla storia; sarebbe uno spunto in più!>>
D: <<Certo, mia figlia torna a casa con uno zombie e io mi preoccupo dei suoi voti!>>
B: <<Basta ambientare la storia in America.>>
D: <<Eh?>>
B: <<Beh, potrebbe andare così in un Paese in cui trovi granate in regalo nell’Happy Meal, ma la colpa delle stragi nelle scuole viene data ai videogiochi.>>
D: <<Dunque, ricapitolando: lui zombie liceale, lei umana liceale, lui per ovvie ragioni non è un bravo studente, quindi la famglia di lei si oppone…>>
B: <<Se poi vuoi aggiungere la tematica sociale, lui può essere uno Zombie nero e povero proveniente dallo Zimbawe.>>
D: <<Sì, poi intitolo il libro “Indovina Chi Viene a Cena?”?>>
B: <<No: si parla di uno zombie, quindi lo intitoli “Indovina Chi È la Cena”.>>

(*) Chick = Pollastra

May 4

La Fattoria della Bile

7 Aprile 2012

“L’ansia, la paura che provo ogni volta che devo uscire di casa, per andare al lavoro, circondato da tutto quel vociare o talvolta assalito da un silenzio che mi gela il sangue nelle vene… Cosa ho?(…) Prima ce l’avevo con me stesso, adesso ce l’ho con me stesso e con gli altri, insomma ce l’ho con tutti. C’è qualcosa di oscuro in questo mondo, un male in più, un virus… e io sono il portatore sano di questo virus”.

-Da Edipo.com, di Gioele Dix e Sergio Fantoni –

“La ragione per cui son così triste,
in verità, non so nemmeno dirla;
mi sento come oppresso internamente,
ed anche voi mi dite che lo siete;
ma da dove mi venga quest’umore,
dov’io l’abbia trovato,
come ci sia caduto, di che è fatto,
da che nasce, lo devo ancora apprendere;
m’intorpidisce a tal punto lo spirito
che stento a riconoscere me stesso”.

-Da Il Mercante di Venezia, di William Shakespeare –
Dovrei trascorrere meno – molto meno – tempo navigando in Internet. Risorsa straordinaria, non lo si può negare, ma quanto veleno…

La logica delle “pagine contro”, non mi è mai stata molto chiara. Non parlo di quelle serie, che si propongono di opporsi ad ingiustizie concrete; parlo di pagine contro questo o quel cantante, contro tale scrittore o talaltro attore.
Ho poco tempo da dedicare a tutte le mie passioni; perché sprecarne parlando di gente che, secondo me, non merita attenzione? Piuttosto cerco, nel mio piccolo, di fare un po’ di pubblicità a ciò/chi apprezzo.
Me ne rendo conto: sembra un ragionamento piuttosto scontato, ma a guardarsi intorno non si direbbe.

I salotti televisivi e i talent show devono averci bruciato il cervello. Chiunque ha l’obbligo di avere una parvenza d’opinione su tutto; bisogna ad ogni costo criticare aspramente chi fa qualcosa in un modo che a noi non piace.
Ci sono momenti in cui LA rete diventa UNA rete; veniamo catturati, per finire dritti dritti in una gigantesca fattoria della bile. Frustrati, come cani rognosi ci sbraniamo fra noi.

La soluzione? Più amore. Suonerà molto cristiano rispetto a ciò che ci si aspetta da me, ma lo credo davvero.

May 4

La Gente che Conta

11 Giugno 2009

La gente che conta a volte neppure lo sa. E’ splendidamente ignara. La incontri per caso e ti segna. A volte ha un volto, a volte non ne ha nessuno, altre ne ha perlomeno tre o quattro.
La gente che conta è sempre, e dico sempre, assurda. E’ un mondo a parte. Vive di note e di abbracci, partorisce idee e creazioni. A volte quando si accorge di contare si irrigidisce un po’, poi fa le sue scelte.
La gente che conta è trasparente, è seria, eppure è capace di una dolcezza disarmante. E’ elegante fino all’inverosimile, ma per niente snob.
La gente che conta capisce, fondamentalmente capisce e comunica.
La gente che conta la porterò con me, a vita.

May 4

Le Cose in Comune

3 Gennaio 2011

Tempo fa uscii con un tizio, avendo intenti assolutamente amichevoli; lui però pensava a me in altro senso e tirò fuori una piccola perla di saggezza:

“Per stare insieme non c’è bisogno di avere interessi in comune”.

Voi cosa ne dite?
Personalmente, credo che non possa esserci un rapporto duraturo fra me e un uomo se:

  • io amo la letteratura e lui pensa che i libri servano per fermare i mobili traballanti;
  • io amo la musica e lui arriva al massimo a distinguere un’arpa da un bongo;
  • io amo il teatro e lui è convinto che Pirandello sia un marca di pneumatici.
May 4

Il Grande

6 Agosto 2011

Chi non ha sognato, almeno una volta nella vita, di incontrare un grande?
Non parlo necessariamente della ragazzina convinta di voler sposare uno dei Take That (o dei più moderni Tokio Hotel); mi riferisco anche e soprattutto al genuino desiderio di avere modo di stringere la mano ad un artista, ad un intellettuale, che in qualche modo abbia dato molto al mondo e ci abbia punzecchiato cuore e cervello.

Regola aurea: bisogna stare molto attenti a ciò che si chiede, perché si rischia di ottenerlo.

Fino a quando il “conoscere” il grande si riduce ad una chiacchierata di due minuti in camerino e ad una dedica, assai difficilmente si rimane delusi, a meno che il grande in questione non sia un totale idiota: bisogna essere tremendamente sciocchi per prendere a bastonate i propri ammiratori, galline dalle uova d’oro.
I veri problemi sorgono nel rapportarsi ai grandi nel quotidiano.
Il grande è mediamente un individuo con un’intelligenza superiore a quella di molti altri, dunque profondamente annoiato da complimenti vuoti e inconcludenti.
Il grande stringe a sé persone altrettanto intelligenti, ma ingenue, illudendole e illudendosi di provare affetto per loro, ma amando in realtà solo le attenzioni che da queste provengono; il risultato sono rapporti usa e getta -a prescindere dal fatto che si tratti di amicizie o relazioni sentimentali- pronti a finire in discarica al primo rischio. Perché il grande sarà anche un disgraziato, ma ha lavorato duramente per arrivare lì dove sta, e adesso il suo unico timore è che arrivi qualcuno o qualcosa a levargli la sedia da sotto il deretano.
Il grande non predica bene per razzolare male; il grande predica con fantasia e amore per razzolare mediocremente, colpa infinitamente maggiore.

Non è cattiveria; sono dell’idea che se al mondo ci fosse più cattiveria e meno ottusità, il genere umano sarebbe una stirpe meno felice ma di qualità superiore.

È pura e semplice paura.
La paura rende l’essere umano meschino e gretto; la paura rende il grande un omuncolo piccolo e spaventato; la paura fa sì che nuovi affetti vengano buttati nel cesso in nome della stabilità faticosamente raggiunta.
Il grande crea idee e mutila chi ha accanto nella realtà. Eppure il grande resta grande, forse proprio perché capace di insegnare cose che non comprende, o che in ogni caso non ha mai fatto sue.
Mi viene in mente una disperata poesia scritta da me qualche anno fa: definivo gli artisti
“Odierni Mosè,
destinati a mai giungere
nella fetida Terra Promessa”
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