September 20

Dieci Cose che Odio

AngrySarà colpa del tempo grigio, o forse sarà colpa del fatto che stia passando il sabato a casa a causa degli acciacchi, ma sento nel profondo che è giunto il momento di stilare questa classifica.
Ognuno ha i propri demoni, ma ogni tanto ci tocca subire anche quelli degli altri, e ciò che ne risulta è un prepotente roteamento di coglioni.
Signore e signori, che il circo della bile abbia inizio!

10 – Quelli che ti parlano durante i concerti
Tu sei lì ad un concerto, che magari hai aspettato per mesi e che ora sei fermamente intenzionato a goderti, ma il pericolo è dietro l’angolo: c’è qualcuno che non comprende che per te quello non sia un evento sociale; se solo fossi abbastanza ricco, infatti, pagheresti la band o l’artista per suonare nel salotto di casa tua, ma dal momento che non sei Briatore ti tocca condividere la performance con il resto del mondo. A qualcuno sfugge che comunque tu sia lì per ascoltare musica, e non per ascoltare lui o lei (più spesso lei) blaterare riguardo a qualunque altra cosa.

“Porcoddue, chiudi la bocca, che questa è la mia canzone preferita!”

9 – Sorpassi o rallentamenti alla fine delle scale mobili
Esiste gente che quotidianamente ti fa rischiare la vita pensando bene di sorpassarti e piazzartisi davanti proprio alla fine delle scale mobili, quando tu stai allungando la gamba per toccare finalmente la terraferma. Altri hanno raggiunto l’illuminazione e compreso il significato della vita; ciò li ha portati a dedurre che il primo centimetro quadrato di pavimento dopo le scale mobili sia un gran bel posto per sostare, fare salotto e magari tenere un picnic, ignorando il fatto che i poveri cristi che arrivano da dietro non abbiano molta scelta sulla direzione in cui dirigersi in quel fatidico frangente.
Tutti hanno una cosa in comune: rischiano di dare vita a scene in perfetto stile Benny Hill e di renderne te l’involontario protagonista.

8 – I soggetti che si vantano senza alcun motivo
A questo proposito vedasi anche la definizione di “eroismo a babbo di minchia”, che costituisce parte fondamentale del punto qui affrontato, ma che purtroppo non ne determina il confine.
Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare: persone vantarsi di parlare cinque lingue senza riuscire a mettere in piedi un discorso sensato in nessuna di esse; gente che “Io lavoro in banca!” e che in banca fa le pulizie.
Capisco che tutto questo in genere sia il prodotto di tanta insicurezza, ma non ne capirò mai la concreta utilità; probabilmente perché non ne ha una.

7 – Il leopardato
Dopo gli anni ottanta speravamo di essercene liberati, e invece no.
Il leopardato è una di quelle cose che tollero solo per scherzo. Posseggo un mouse leopardato e tempo fa avevo un paio di ciabatte leopardate. Fin quando si tratta di trovate goliardiche va tutto bene, ma al di là di questo, io proporrei un referendum per inserirlo fra le violazioni dei diritti dell’uomo.

“Porcoddue, ma non lo vedi che pari zia Assunta?”

6 – La puzza
In particolar modo quella emanata da esseri umani che avrebbero tutte le possibilità e – diciamolo – tutto il dovere di lavarsi, ma si ostinano a non farlo.

“Porcoddue, ma non ti rendi conto di essere fra i maggiori coadiuvanti dell’effetto serra?”

5 – Le faccende domestiche
Non è importante quanto accuratamente tu le svolga, dovrai sempre e comunque occupartene nuovamente, sprecando tempo prezioso che potresti dedicare ai tuoi hobby, ai tuoi cari, o semplicemente alla tua passione per le funzioni vegetative.
Lavare i piatti, riordinare e  pulire casa, cucinare… Ancora, ancora e ancora. Finché morte o vincita alla lotteria non vi separi.

4 – I diversi a tutti i costi
Quelli i cui status facebook riguardano esclusivamente la loro presunta emarginazione. Ovviamente, in realtà, l’unica cosa a differenziarli dall’esere umano medio è il fatto di essere infinitamente più noiosi.

“Voi ridete di me perché io sono diverso, ma io rido di voi perché siete tutti uguali”.
“No tesoro, noi ridiamo di te perché ancora non hai compreso che c’importa sega”.

3 – I centri commerciali
Io sono donna, mi sento donna e adoro la femminilità, ma quando entro in un centro commerciale mi trasformo in un uomo.
Il mio unico pensiero è: prendere ciò che mi serve, pagare e uscire nel minor tempo possibile.
Detesto l’insulsa musica di sottofondo, quando c’è. Detesto la gente che spinge e che non è capace di chiedere permesso. Detesto l’aria condizionata, che riesce ad essere sempre troppo calda d’inverno e troppo fredda d’estate. Detesto avere intorno un mucchio di persone completamente rimbambite, che vagano per la struttura con occhi vuoti che si spostano da un articolo all’altro, completamente dimentiche della ragione per cui si trovano lì; un limbo dantesco e capitalistico.
Un’amica che mi chiede di accompagnarla al centro commerciale mi lascia stupita e sgomenta, esattamente come se qualcuno col sorriso sulle labbra mi guardasse domandando: “Sto andando a farmi cavare un dente; ti va di venire a fartene cavare uno anche tu? Dai! Oggi ci sono gli sconti!”.

2- La xenofobia
Con gli xenofobi davvero non ce la posso fare. Sono giusti loro, col loro colore di pelle, col loro credo, col loro orientamento sessuale, nel luogo in cui sono nati, e tutto il resto è sbagliato. Ignorano il fatto che ognuno dei fattori che ho appena menzionato sia puramente casuale, e che probabilmente le suddette caratteristiche vengano attribuite agli esseri umani non molto diversamente da come accade nel finale di Fantozzi Va in Paradiso, in cui il mitico ragionier Ugo si ritrova a definire i termini della sua prossima reincarnazione attraverso una sorta di roulette/ruota della fortuna. Forti di questa ignoranza e di immotivato orgoglio per cose di cui non hanno alcun merito, vivono la propria vita secondo una logica ben sintetizzata da Alberto Sordi: “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”.

1-L’analfabetismo funzionale
Un superpotere di cui spesso gli xenofobi sono dotati, ma che purtroppo è stato distribuito anche a molti altri individui.
L’analfabetismo funzionale è la capacità di leggere non correlata ad una reale competenza in ambito di comprensione del testo.
In altre parole: gli analfabeti funzionali non capiscono un cazzo.
L’avvento dei social network ha reso evidente questa realtà preoccupante, triste e svilente, e ci ha portati a scoprire che anche alcuni dei nostri conoscenti sono passati al lato oscuro, o forse hanno sempre militato fra le sue file a nostra insaputa.
Mi è capitato di discutere con un’interlocutrice che prima d’allora m’era parsa una persona abbastanza intelligente. In quella circostanza sosteneva una tesi opposta alla mia, portando come prova a sostegno delle sue convinzioni uno degli argomenti più schiaccianti nella storia della dialettica: “Il mio ragazzo mi ha detto così, dunque deve essere vero”.
Le ho fatto notare che wikipedia invece era d’accordo con me; per tutta risposta lei mi ha scritto che wikipedia può essere modificata da chiunque e mi ha inviato un link ad un sito che trattava nello specifico l’argomento di cui stavamo discutendo, evidentemente sperando che questo m’avrebbe convinta della correttezza di quanto da lei affermato. Nel momento in cui l’ho aperto, credo di essere diventata verde di rabbia: la primissima frase della pagina, in alto, in evidenza, a caratteri cubitali, recitava parola per parola ciò che io sostenevo.
Da quel momento, naturalmente, nel mio cuore è morto qualunque sentimento di amicizia nei confronti di quella ragazza, ed insieme ad esso un altro frammento della mia fiducia nel genere umano.

0 – Le donne gne gne gne
In posizione zero, al di sopra del podio, come bonus, una categoria umana che mi fa perdere le staffe come niente altro al mondo: le donne inutili.
Sono frivole al punto da far sembrare un numero di Vanity Fair la Divina Commedia; a sentirle parlare ti dimentichi la tabellina del due. Sono caratterizzate da incompetenza cronica e svogliatezza riguardo a qualunque cosa; non hanno mai letto un libro se non una volta, nell’82, per fingersi intelligenti davanti al tizio che speravano di accalappiare. Il suddetto tizio è cascato nella trappola, e loro adesso passano la vita ad impestargli la bacheca facebook di foto di gattini ed altre amenità. Guardano i reality show, perché non hanno un hobby né uno scopo nella vita, e per mantenersi coerenti con l’essenza del proprio essere non possono utilizzare il tempo libero in maniera costruttiva. Annoiano gli uomini parlando loro di rossetti e smalti o sputando cattiverie su altre donne, spesso colpevoli di non essere altrettanto insignificanti.
Si preoccupano solo delle apparenze e mai dei contenuti; vedono il sesso come un favore da fare di malavoglia ai maschi; sono solo le figlie, le sorelle o la fidanzate di qualcuno, e se mai diventeranno madri sarà perché è giunta l’età in cui se non hai un figlio ci fai un po’ la figura della sfigata. Le donne gne gne gne sono coloro che in due o tre decenni di vita riescono a buttare nel cesso secoli di dura lotta per l’emancipazione femminile.
Beh, dai, alla fine, tutto sommato, un talento ce l’hanno.

June 4

Jovanotti e il Lavoro Gratis

A Firenze, davanti ad un pubblico di giovani studenti, Jovanotti si è espresso a favore di quello che ha definito “volontariato”.
Poco dopo, in un’intervista, ha smentito di essere favorevole al lavoro gratuito, insistendo di aver semplicemente raccontato la propria esperienza, dal momento che lui da ragazzino si divertiva come un matto facendo il cameriere (e non venendo pagato).

Tipico degli ultraconservatori: dire una cosa e smentirla trenta secondi dopo, una volta messi davanti alle estreme conseguenze di quello che hanno appena affermato.
Lo vedo tutti i santi giorni. Lo vedo nei leghisti che si offendono quando fai notar loro che Gesù non era italiano, e che quindi la loro battaglia per il crocifisso nelle scuole mal si combina con la volontà di respingere chi arriva da lontano. Lo vedo in chi insiste riguardo al fatto che l’attuale crisi mondiale sia colpa delle donne, che rubano il lavoro agli uomini e non accettano più il loro “ruolo naturale” (ergo: stare a casa, pulire e sfornare bambini), nel momento in cui – quando fai notar loro che un sistema che obbliga la donna alla dipendenza e alla subordinazione, è un sistema che la obbliga a subire in silenzio i soprusi, in modo da non perdere l’unico posto e l’unico potere che le vengano concessi –  ti accusano di metter loro in bocca parole che non han mai detto, perché ovviamente son contrari alla violenza, ed intendono solo difendere la “diversità dei ruoli”.
Oggi lo vedo anche in Jovanotti, che presenta ai giovani che saranno il nostro futuro lo sfruttamento in chiave positiva, per poi chiarire che intendeva solo spolverare bei ricordi d’infanzia.
“Quel lavoro non è gratis, costruisci un qualcosa dentro di te”, ha detto.

Quando si tratta di comunicazione, ho due saldi principi: bisogna sempre considerare il contesto, e ci si deve prendere la responsabilità di quello che si dice.
Un messaggio del genere, in un Paese in cui i giovani vengono chiamati “bamboccioni” o “choosy” dai politicanti, ed in cui – quando si tratta di stage – si è passati da rimborsi spese ridicoli al dover pagare per lavorare, è terrorismo sindacale.
Il volontariato è cosa nobile e lodevole, quando lo si fa per associazioni non profit, o magari anche per piccole imprese vicine al fallimento; il lavoro gratuito per gente che su quel lavoro guadagnerà, e guadagnerà una barcata di soldi, non si chiama “volontariato”, ma “sfruttamento”.

Certi discorsi mi fanno venire i brividi soprattutto quando fatti da genitori, che in quanto tali dovrebbero essere i primi a lottare per il futuro dei propri figli, ma che a quanto pare – di questi tempi – sono in prima fila contro i provvedimenti disciplinari nelle scuole quando toccano i propri pargoli, ma non capiscono che lasciarsi andare al nonnismo da caserma in ambito lavorativo  ha distrutto e distrugge l’economia.
Mi spiace, ma andare a fare compagnia ad un anziano, aiutare giovani con dei problemi, cercare di ripulire un poco le strade della propria città, non è uguale ad aiutare un miliardario a non doversi preoccupare di pagare la mano d’opera. Quest’ultima “esperienza” costruisce qualcosa dentro il giovane: sì, la convinzione fantozziana che in fin dei conti a farci lavorare ci facciano un favore.
Nessuno nega a Jovanotti la possibilità di raccontare aneddoti riguardanti la propria infanzia, nel caso in cui qualcuno sia interessato ad ascoltarlo, ma in una conferenza incentrata sul futuro e sul lavoro sarebbe stato doveroso, se davvero non avesse voluto difendere lo sfruttamento, raccomandare ai ragazzi di non fare quel che ha fatto lui, o perlomeno non elogiare i ragazzi americani che sono andati a lavorare gratuitamente per giganti dell’industria durante festival importanti.
Qui si lancia la pietra e si nasconde la mano, sempre e comunque.

April 22

Ombre

Guardo la pagina di Gino Strada, mi capita di scorrere i commenti; noto che spesso lo staff è costretto ad informare gli utenti di aver cancellato i loro commenti perché contenenti insulti.
“Saranno ragazzini che non hanno un cazzo da fare nella vita”, penso, e spero, poi clicco sui nomi, do un’occhiata ad un paio di profili, e vedo una pensionata, che nella foto di copertina esibisce affetto per il proprio cane abbracciandolo stretto, poi vedo un quarantenne.
Ripenso a tutti quelli che hanno gioito degli ottocento morti in mare (sì, pareva che fossero settecento, invece purtroppo son molti di più), e mi rendo conto più che mai che è davvero ora di smetterla di parlare di “opinioni diverse” e di cominciare a capire che il Male è tornato, se mai se n’è andato.
In particolare mi dispiace per i sopravvissuti ai campi di concentramento, perché io al posto loro avrei sperato che le atrocità vissute fossero perlomeno servite ad abbattere dei muri, a rendere l’umanità un po’ più umana.
Invece eccoci qua, settant’anni dopo, con le stesse ombre che strisciano fuori dagli angoli in cui si erano nascoste, e si riavvicinano nel tentativo di divorarci il cuore.

Category: Dog-ma | LEAVE A COMMENT
April 20

Eroismo a babbo di minchia – Wikidelia

WikideliaEroismo a babbo di minchiaEroismo

“Io mi faccio il culo dalla mattina alla sera!”
“Non puoi capire…”
“Io mi alzo alle sette tutte le mattine!”

-Citazioni tipiche di soggetti affetti da eroismo a babbo di minchia

Normalmente, quando si parla di eroismo a babbo di minchia, ci si riferisce ad un atteggiamento mentale secondo cui un individuo costantemente si sopravvaluta e, naturalmente, costantemente sottovaluta gli interlocutori.
Nello specifico, la persona affetta da eroismo a babbo di minchia, è convinta di essere l’unica al mondo ad aver compiuto sacrifici o ad avere vissuto situazioni più complicate della rottura di un’unghia.
Particolari sintomi ricorrenti di tale disturbo sono:

  • convinzione irremovibile che la propria vita sia e/o sia stata più complicata di quella altrui;
  • convinzione irremovibile di essere gli unici a “farsi il culo”;
  • dare per scontato di poter ricostruire il vissuto dell’interlocutore, anche senza averlo mai visto in faccia.
    Anche senza conoscerne il nome.
    Se la discussione si svolge su un social network, anche senza aver letto ciò che ha scritto;
  • l’abitudine di rinfacciare ad altri compiti svolti, nonostante essi non siano mai stati richiesti, né implicitamente né esplicitamente, e nonostante gli altri non ne trarranno alcun beneficio, né in questa vita né in una delle prossime.

Al momento la scienza non ha ancora scoperto alcun rimedio all’eroismo a babbo di minchia, tuttavia in tutto il mondo si organizzano gruppi di preghiera affinché tutti coloro che ne sono affetti implodano.

[Picture by Cylent Shadow, Deviant Art]

April 4

Quando il Bullo Ti Assomiglia

In questi giorni ha fatto molto scalpore la notizia che le mamme di alcuni bulli, beccati dalla preside della scuola a causa di un video che – con la furbizia che spesso caratterizza i prepotenti – loro stessi avevano caricato su internet, si siano schierate dalla loro parte.
Le motivazioni son quelle di sempre: “Ma sì, son ragazzi”; “Era solo uno scherzo”.

Io dico: perché stupirsi?
Indignarsi è giusto e doveroso, ma dove trova spazio lo stupore in questa faccenda?
Se un ragazzo è venuto su abbastanza prepotente ed abbastanza insensibile da denudare un compagno, insultarlo, spargere il video ai quattro angoli della terra, e credere che sia divertente, probabilmente è avvenuto col benestare dei genitori; forse un benestare non lieto, forse un benestare fatto tutto di passività e di battaglie date vinte per pigrizia, ma pur sempre di benestare si tratta.
Al di là della mancanza di volontà di affrontare i propri fallimenti come genitore, e al di là di una presunzione immotivata (capace di convincere persone adulte – legalmente riconosciute come capaci di intendere e di volere – che un individuo sia splendido e degno di adorazione solo perché frutto delle proprie ovaie o dei propri testicoli), la questione si risolve ad un concetto semplice e tremendamente triste: quei ragazzi non si sono messi nei panni di chi hanno torturato ed umiliato, proprio come alcuni dei loro genitori non si mettono nei panni dei genitori di chi quel torto l’ha subito. Molto probabilmente loro, al posto di una semplice sospensione, avrebbero preteso su un piatto d’argento la testa del carnefice del proprio povero bimbo. Riescono a vedere se stessi in un piccolo oppressore, perché l’hanno generato, ma non riescono a vedere se stessi in un altro genitore, non riescono a vedere se stessi in un altro essere umano in quanto tale.

Le mie condoglianze a chi fa di tutto per crescere un figlio nel rispetto degli altri, ma vede il suddetto figlio – ad un certo punto – scegliere un’altra strada; ma un forte invito a farsi un esame di coscienza (o anche due) a chi si limita a dire o a pensare che “tanto son solo ragazzi”. Aggiungo anche che forse sarebbe il caso di aprire un dizionario e leggere attentamente cosa viene riportato alla voce: “trauma”.

La decisione di non avere figli, soprattutto quando a prenderla sono le donne, sembra fare tanta paura e creare tanto disagio; a me, onestamente, fa più paura questa sciagurata categoria di donne che difendono a spada tratta i propri figli, qualunque cosa facciano, accanendosi contro chi svolge il proprio ruolo di educatore.
Insomma, più che l’idea di un’umanità meno numerosa, mi spaventa l’idea di ritrovarmi in mezzo ad una manica di stronzi.

Category: Dog-ma | LEAVE A COMMENT
March 19

I Dieci Video Musicali Più Belli

Giusto perché si sentiva l’esigenza dell’ennesima classifica inutile, ecco di seguito la mia top ten:

10 – Fuck You – Lily Allen
Lily gira per la città deformando chiunque non le vada a genio.
Leggero, liberatorio, incarna il sogno di tutti (che non tutti sapevano di avere) ed è davvero ben realizzato.

9 – What You Waiting For – Gwen Stefani
Gwen è vittima del blocco dell’artista, decide quindi di rivolgersi ad una clinica specializzata. Sì ritrova prima improvvisamente nel suo studio, poi, cadendo da una sedia, viene catapultata nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Coloratissimo, splendidi costumi e regia impeccabile.

8 – Outside – George Michael
Il video denuncia più simpatico che si sia mai visto. Coppie di ogni genere si amano in qualunque posto immaginabile, subendo dura repressione da parte della polizia. Include alcune delle scene più gay del mondo.

7 – Everybody’s Fool – Evanescence
La lotta interiore di una diva. Non siamo tutte dive, ma tutte sappiamo come ci si sente a dover sorridere perché si è sotto gli occhi di tutti.

6 – Join Me (in Death) – HIM
Non c’è una vera e propria trama, ma a farla da padrona è l’estetica dal gusto assolutamente gotico. Curioso che in questo video compaia una delle modelle che vediamo anche in Outside, di George Michael, abbiagliata pressappoco allo stesso modo.

5 – Funeral of Hearts – HIM
Difficile raccontare meglio la bellezza magica e melanconica della Finlandia.

4 – Strange World – Kè
Metafora impeccabile di come il sistema odierno sfrutti il nostro egocentrismo per ingabbiarci.

3 – When You’re Gone – Avril Lavigne
Un video capace di far piangere chiunque abbia perso qualcuno, dai quindici anni ai novanta.

2 – Remember the Time – Michael Jackson
Michael, Eddie Murphy, l’antico egitto, un amore (forse) impossibile, magia ed effetti speciali che all’epoca erano da urlo. C’è bisogno di aggiungere altro?

1 – Someday – Flypside
In cima alla classifica questo piccolo capolavoro passato, almeno in Italia, in sordina.
I desideri di molti, che anno poco o niente, vengono annientati dal desiderio di chi invece ha già tutto. Attori bravissimi e grande soggetto, realizzato al meglio grazie a trovate non da poco, come ad esempio il riuscire a dare un volto a “chi ha tutto” in maniera chiara, ma senza scadere in luoghi comuni.

Qual è invece la vostra top ten?

February 22

La Tomba – Lettere ad un Artista

TombaArriva, nella vita di ogni onesta ombra, il momento in cui – spalle al muro – ci si domanda fino a che punto il proprio male sia l’effetto delle azioni altrui e dove si cominci invece ad esserne la causa.
Sono viva ed in buona parte colpevole della mia dipendenza dal tuo percorso.
E come festeggiare questa consapevolezza, se non danzando?
Al suono di una fisarmonica ballo e sputo sulla tua tomba, poi m’inginocchio e piango, poi il pianto si trasforma in risata isterica; mi alzo e riprendo a ballare.
Tanto quella tomba è vuota: tu sei vivo e vegeto, e la tua voce ancora mi tormenta. Ballo, rido e urlo forte abbastanza da sovrastarla.
Un giorno forse mi finirà il fiato e sarò io a finire in quella tomba, vittima di un funerale anticipato che solo per disperazione ho provato a celebrare.

February 14

Non È un Paese per Esseri Umani

Quella di Salvatore Parolisi, secondo la Cassazione, non è stata crudeltà.
Ha ammazzato la moglie con trentacinque coltellate, ma evidentemente deve averlo fatto con grande empatia.
Berlusconi non è un mafioso.
È un uomo che si è fatto da solo, con un aiutino da parte della Famiglia.

L’Italia è quel Paese in cui si offre comprensione ad Erika, che, poverina, uscita dal carcere dopo aver massacrato la madre ed il fratellino – in un momento in cui nemmeno chi parla sette lingue ed è laureato ad Oxford riesce a trovare un posto di lavoro – s’è lamentata di non riuscire a trovare un impiego.
Prontamente un imprenditore dall’animo nobile le ha offerto una possibilità.
L’Italia è quel Paese in cui avendo trucidato la tua famiglia te ne vai in giro inseguito dai paparazzi, perché tutti vogliono sapere cosa pensi e quali siano i tuoi progetti, mentre spesso e volentieri alle trans – per portare a casa la pagnotta – non resta altra opzione che la prostituzione, mentre a scuola vieni deriso o addirittura violentato perché sei un ciccione.

È insostenibile questa “morale” secondo cui la brutalità ti rende una star, mentre devi chiedere scusa per il tuo orientamento sessuale, per il tuo abbigliamento, per il tuo peso, per il tuo credo o per l’assenza di un credo, per le tue speranze, per la voglia di reclamare i tuoi diritti.

L’Italia non è un Paese per esseri umani, ed io non chiedo scusa.

February 4

Un Po’ di Cavoli Miei

A volte mi scordo del fatto che un blog sia anche, semplicemente, un diario online; poi però me ne ricordo, infatti eccomi.
Cos’è successo nell’ultimo periodo?
image201501140016Mi son dedicata prevalentemente a studio, musica e vita personale piuttosto che alla scrittura. Mi sono sentita, in tutta onestà, fortemente demotivata, perché un mondo in cui scritori di talento pubblicano a proprie spese, mentre nelle sale cinematografiche viene proiettato il film tratto da Cinquanta Sfumature di Grigio – per una scrittrice – è davvero demotivante.
Arrivi a chiederti se quello che fai possa davvero fare la differenza, soprattutto in un Paese in cui la gente non vuole leggere neppure quando il materiale è disponibile gratuitamente.
Dopo mille paranoie e mille capitoli non scritti (non per mancanza d’ispirazione, ma a causa dell’opprimente senso d’inutilità), mi sono risposta che non mi è dato sapere se effettivamente quello che scrivo faccia – o farà mai – la differenza nella vita degli altri, ma di certo fa la differenza nella mia. Per questo non posso appendere la penna al chiodo, nonostante a volte vorrei davvero esserne capace.
Mi sono ritrovata, la notte, a sognare di fare esattamente le stesse cose che faccio durante la giornata, ed essendo abituata a creature magiche, ad avventure assurde ed inquietanti, ad incontri meravigliosi e terribili, la diagnosi per quanto mi riguarda è inequivocabile: la disillusione e la ricerca di stabilità cominciano ad avvelenarmi la fantasia; ma non starò a guardare, non oltrepasserò la linea, continuerò piuttosto a cercare di trascinare il mondo dalla mia parte.
Non me la sento di portare avanti Desperate Housewriter, almeno per adesso; non mi va di forzarmi, piuttosto voglio scrivere quel che sento di dover scrivere. Lascerò online il trailer e i due capitoli pubblicati, perché trovo in tutta onestà che si tratti di qualcosa di carino e di simpatico, ma io ho bisogno di tornare alla narrativa; ho bisogno di Rabies e di Desdemona, e forse in qualche modo anche loro hanno bisogno di me.
Ho voglia di fare di più e di fare meglio, ho voglia del profumo di pagine appena stampate.
Come andrà a finire?

“Prendimi, prova a prendermi
a bruciare le mie partenze adesso
Muoviti tra le rapide del mio vivere
con la mia esperienza
Provaci a raggiungermi
con il peso dei tuoi rimpianti addosso
Facile, troppo facile, giudicare e poi
non buttarsi in gioco mai…

Provaci a riemergere
da quei sogni che
il tuo silenzio ha ucciso
Che ne sai dell’origine delle lacrime
se non ha mai pianto?
Provaci a scommettere
che al traguardo tu non sarai secondo
Agile è quest’anima
non puoi vincerla
non la puoi ingannare più
Prova a prendermi…”

Renato Zero, Prendimi

November 14

Una Sola Risposta – Lettere ad un Artista

Tuttavia, mio caro, da ombra troppo impegnata a giurare e spergiurare la propria dedizione nello starti accanto, ho trascurato un aspetto fondamentale: il modo in cui infetti la mia mente, in cui tu mi perseguiti anche nei rari momenti in cui – come adesso – mi nascondo in macchie di luce proiettate da soli veritieri e nobili, comunque destinati a collassare poiché diversi dal sole nero.
Le ombre come me provengono da un universo in cui esiste una sola risposta giusta, ahimé, e sono consapevole del fatto che la vita non verrà risparmiata alla stella che in questo frangente mi nutre.
Voglio ad ogni modo che tu sappia che non ti odio per questo, e neppure ti odio per il rancore nei miei confronti, che sorge guardandomi mentre mi abbevero ad una sorgente di luce.
So che non conosci il vuoto che sei in grado di lasciare, tanto quanto non conosci la profondità dei sentimenti che sei in grado di suscitare; altrimenti non dubiteresti, sapresti che l’amore che ti porto è parte della mia identità.
Cullerò anche la tua rabbia e la tua delusione, in attesa che si affievoliscano come il pianto di un infante.
Sono un’ombra ben più persistente del tuo lato oscuro.Sole