May 4

Maledetti Aforismi

10 Aprile 2012
Se Wilde l’avesse immaginato, sarebbe andato ad arare i campi col suo bel bastone da dandy.

Oltre ai poeti della domenica, si sprecano le pagine dedicate ad originalissimi aforismi: mediamente remake di frasi tratte da canzoni di Ligabue; a grandi linee riguardano quanto sia necessario credere in se stessi, l’importanza di essere veri, come chi ti si mette contro sia insindacabilmente stronzo e frustrato.
Non è contemplata l’idea che qualcuno non ti sopporti per banale antipatia, o per la tua amabile abitudine di tritare le gonadi altrui.

La voglia di riuscire a racchiudere verità universali in un’unica frase sembra aver contagiato l’intero web, e chi non produce si accoda. Migliaia e migliaia di fan per i dispensatori di luoghi comuni abbinati ad immagini pseudoerotiche!

Vi prego, basta!
Torniamo al dialogo! Torniamo ad esporre le nostre tesi argomentandole! Torniamo a stare zitti se non abbiamo una beneamata mazza da dire! Perché voler dare a tutti i costi l’impressione di pensare qualcosa di originale? È talmente poetico, quando si ha la testa vuota, stare ad ascoltare il vento che fischia fra un orecchio e l’altro…
Me ne rendo conto: impegnarsi a tirar fuori qualcosa di davvero personale è faticoso, e di rado porta ad avere millemila fan a seguire la nostra preziosissima pagina su feisbuc; ma che volete farci? Seppur giovane, sono una donna d’altri tempi: vivo davvero nella convinzione che scrivere qualcosa di valido significhi stimolare prima il cervello, poi il ditino che cliccherà sul “mi piace”.

P.S. È tutto inutile. Tanto, anche se condividi frasi di dubbio gusto sulla lealtà e la forza d’animo, chi ti conosce sa che nel quotidiano sei una merda.

May 4

Orgoglio Himmico

21 Ottobre 2012
Quasi in contemporanea riesco ad accaparrarmi un biglietto per l’Helldone, esce Strange World ed io comincio a curare la rubrica “From Hell…sinki”.
Vedere gli HIM tornare in scena a pochi mesi dal tuo trasferimento in Finlandia, provare il brivido di aprire il loro sito italiano ufficiale (www.heartagram.it) e leggere il tuo nome…
Non so se sia merito delle stelle, dell’allineamento dei pianeti, di Dio, della Dea o di Ville Valo, sta di fatto che mi sento stramaledettamente fortunata.

Questa è una storia d’amore cominciata circa sei anni or sono; allora la mia vita era molto, molto diversa ed in parte naturalmente ero diversa anch’io. Le diciottenni darkettone che avendo tre anni in più di me si sentivano donne vissute, e che ascoltando esclusivamente gruppi cult si ritenevano intenditrici di musica erano ancora in grado di farmi saltare i nervi, tanto per fare un esempio.
Detestavo il fatto che gli HIM non venissero presi sul serio artisticamente per via della bellezza di Ville.
Nel mondo del pop, in linea di massima, non si entra senza essere strafighi secondo gli standard estetici del momento. Nel mondo del rock e del metal non si viene presi sul serio se secondo gli standard estetici del momento non si è brutti; questo vale solo per gli uomini però, perché attirano ragazzine starnazzanti, e i metallari odiano le ragazzine starnazzanti. Dunque, al diavolo la musica, i gruppi da ascoltare si scelgono in base a quello che si crede sia il loro pubblico!
Roba da far venire il voltastomaco… O meglio, roba che mi faceva venire il voltastomaco quando in ambiente “alternativo” ancora mi aspettavo di trovare qualcosa che fosse effettivamente alternativo, non certo un mondo di quarterback e cheerleader, gente disposta a fare e raccontare di tutto per sembrare in, snobbanando profondamente chiunque fosse out.

Ma a me raccontare di essere fan solo dei Queen e dei Cure, per poi dormire con Love Metal sotto al cuscino non interessava. Per carità, massimo rispetto per gruppi che hanno segnato la storia della musica e grazie a cui pezzi straordinari hanno visto la luce, ma dire di amarli non può e non deve diventare un modo di mettersi al riparo dalle critiche.
Qualcuno asseriva che gli HIM fossero uno sterile prodotto commerciale, io sulle note delle loro canzoni ho sempre fatto dei viaggi mentali incredibili; molte delle cose che scrivo tuttora sono frutto di quei viaggi. Mi hanno sempre fatta impazzire i piccoli dettagli dei brani, i modi in cui si ricollegano l’uno all’altro, ad esempio l’introduzione di In The Nightside Of Eden che riprende Killing Loneliness.
Col tempo però ho capito una cosa: tutte le band sono “inutili”, suonano “pezzi che sanno di già sentito”, “non hanno inventato nulla di nuovo” e sono “un fenomeno passeggero”, fin quando la storia non le legittima.
Sì, gli HIM sono decisamente una passione passeggera per me, per questo li amo da quando avevo quindici anni e ancora oggi, oltre ad accompagnarmi nel quotidiano, mi ispirano nel mio lavoro di scrittrice.
Sono un fenomeno passeggero nel mondo della musica e non ne segneranno mai la storia, per questo sono sul punto di festeggiare i primi vent’anni di carriera, per questo molti nuovi gruppi si ispirano a loro.
Che altro dire?
Lunga vita a Sua Maestà Infernale!

May 4

Heaven

13 Agosto 2012
I know,
you don’t believe in Heaven.
You’re not going to trust me
if I say his soul
has flown.
Like snow,
your tears are going to fall:
sparkling diamonds in the night
of the world.

You’ll find your Heaven there
in memories
old pictures will become
a melody.
You’ll find your Heaven there
understanding
life is not forever
but its signs are.

I know,
you don’t believe in Heaven
but you have to trust me
if I say we can
leave now.
Like snow,
our joy is going to fall:
sparkling beauty in the night,
you’re not alone.

You’ll find your Heaven there
in memories
old pictures will become
a melody.
You’ll find your Heaven there
understanding
life is not forever
but its signs are.

You would never believe
how empty I can feel
when it’s abut your pain:
no blood in my veins.
I’ve been through the hell
you’re facing right now,
that’s why I’ll take your hand
and help you to walk out.

You’ll find your Heaven there
in memories
old pictures will become
a melody.
You’ll find your Heaven there
understanding
life is not forever
but its signs are.

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May 4

Comunicazione del Peggior Genere

1 Marzo 2014
Succede ogni volta, ogni maledetta singola volta: quando si parla di sesso, in Italia, non ce la si può fare.
Da un lato i maschilisti e, naturalmente, le maschiliste, dall’altro le femministe che di esser femministe proprio non sono capaci.
Stavolta a scatenare la tempesta di moralismi e contromoralismi, con tanto di combo e colpo critico finale, è il caso delle due prostitute minorenni di Ventimiglia.
Se da un lato Panorama sfora, arrivando quasi ad assegnare il ruolo di vittime ai clienti, dall’altro ci penseranno i nostri eroi, quelli di Comunicazione di Genere, a farci notare che il moralismo non ha bandiera.

Già in passato (tramite questo articolo: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/08/22/troiofobia-sesso-orale-ad-un-concerto-e-linciaggio-virtuale-sessista/, sotto cui potete leggere anche le mie risposte, eccetto l’ultima che per qualche motivo non venne approvata dal moderatore) ho avuto modo di constatare quanto sia bello, per qualcuno, deresponsabilizzare completamente la parte femminile nelle vicende scabrose, addossando tutte le “colpe” a quella maschile.
In questo caso – secondo il blog – la ragazza, poverina, aveva solo avuto voglia di fare del sesso orale davanti a tutti, mentre il ragazzo (disgraziato!) aveva compiuto un becero gesto di esultanza.
Stavolta (http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/03/01/i-poveri-clienti-sfruttati-mail-bombing-a-panorama/) ci vengono proposte una quattordicenne e una quindicenne come “poco più che bambine”, e viene criticata la “normalizzazione dell’attrazione per le lolite”.
Se da un lato Panorama martirizza i clienti, dall’altro questo post, nel tentativo di difendere le donne, le umilia.
Guardiamo in faccia la realtà: è stato commesso un reato, tutto questo è molto triste, e vergognosa è la parata di moralismo che ogni volta si deve accompagnare a questo genere di notizie… Ma non solo la parata maschilista; anche quella pseudofemminista mi fa rabbrividire.
Questa a mio avviso la frase più agghiacciante: “I rapporti sessuali con minori non sono solo proibiti dalla legge ma sono inaccettabili”.
Al di là del fatto che si tratta di una menzogna, perché in Italia i rapporti sessuali con i minorenni sono perfettamente legali in determinate condizioni, è veramente interessante vedere come si sia sempre e comunque pronti a pontificare su quello che le altre persone debbano fare con il proprio corpo.
A quindici anni, personalmente, ero attratta per lo più (per non dire esclusivamente) da persone sopra i diciotto anni di età, e non perché fossi una povera principessina innocente appena uscita dal castello, incosciente di quanto sia brutto il mondo; neppure ero una famelica predatrice in cerca della prossima preda da sbranare. Ero una persona, una persona giovane, ma una stramaledetta persona, e come me le ragazze che mi stavano intorno cominciavano a sapere chi fossero e cosa volessero dalla vita. Diverse mie coetanee hanno avuto la fortuna di incontrare allora il ragazzo giusto, qualcuna è stata usata, qualcuna ha usato gli altri, qualcuna invece ha incontrato l’uomo giusto, a cui quattordici anni di differenza non hanno impedito di innamorarsi e di renderla felice.
Giusto, giustissimo, denunciare l’infrangimento di leggi, giustissimo far notare l’ipocrisia degli “Italiani, brava gente”, giustissimo anche dare addosso ai maschilisti ma – da essere umano e da donna – trovo la deresponsabilizzazione che si vuole attuare nei confronti delle adolescenti persino più offensiva del maschilismo sfacciato, perché perlomeno quello si lascia riconoscere direttamente come negazione della libertà, qui invece l’ingabbiamento passa attraverso una presunta difesa.

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May 4

Al Femminile

10 Novembre 2013
Chiedo scusa.
Mi scuso perché sono una donna a cui il rosa ha sempre fatto schifo, ma che impazzisce per gonne e reggicalze. Mi scuso perché non riesco a guardare Sex & the City per più di ventisette secondi filati, ma amo parlare di uomini con le amiche. Mi scuso perché sono ossessionata dal mio aspetto, ma se qualcuno mi dà della grassona risolvo con una sonora pernacchia.
Chiedo scusa perché in me, le “redazioni al femminile”, i festival di “voci al femminile” e chi più ne ha più ne metta, suscitano un’istintiva antipatia.
Che significa “redazione al femminile”?
In ufficio non dovete preoccuparvi che i leggings lascino intuire la presenza di un assorbente?
Parliamo di shopping e di tutte quelle scempiaggini che ci si aspetta ci interessino perché siamo donne?
Che significa festival di “voci al femminile”?
Non mi state dicendo nulla sul genere di musica che ascolterò, perché potremmo parlare di Lara Fabian o di Angela Gossow!

Intendiamoci, sono la prima ad imbestialirsi quando qualche genio alternativo, nell’angosciante necessità di espletare la propria originalità, vien fuori dicendo che il femminicidio è un invenzione dei media.
Il femminicidio esiste e come, quando si viene maltrattate, pestate e massacrate semplicemente in quanto donne; per essere tanto ciechi bisogna avere una gran voglia di non vedere.
Ciò che qui metto in discussione è il nostro atteggiamento nei confronti del quotidiano, la nostra stessa idea di femminismo.
Femminismo non è condividere link su facebook in cui si parla di quanto le donne siano più intelligenti degli uomini; femminismo è non ammazzarti di seghe mentali perché uno sconosciuto ti ha definita brutta, non farti nemmeno passare per la testa che una donna si sia cercata lo stupro perché tornava a casa da sola, indossando una minigonna.
Femminismo non è voler leggere solo materiale scritto da donne; femminismo è voler leggere materiale che rispetti la tua sensibilità e il tuo essere donna, a prescindere dalla fonte.
Femminismo non è pagare il biglietto per vedere solo donne sul palco, ma è essere capaci di prendere sul serio le artiste quanto gli artisti.
Femminismo è scegliere, giorno dopo giorno, non di andare a tutti i costi contro gli stereotipi relativi alla donna, ma ignorarli bellamente, perché è l’unica via per essere libere mantenendo la nostra identità.
Femminismo è smetterla di trattare noi stesse come una specie protetta e cominciare a vivere.

May 4

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Marte, i vegetariani da Vega

18 Aprile 2013
In molti non sanno che sono vegetariana, forse perché appartengo alla categoria di vegetariani che non scartavetra le gonadi, forse perché in generale appartengo alla categoria di persone che pensa: “Credo che questo sia giusto, quindi io faccio così.”, piuttosto che: “Credo che questo sia giusto, quindi tu devi…”.
Sempre più spesso però mi ritrovo davanti a pagine, blog, gente varia ed ipotetica che ci da addosso, con la scusa che, come da ogni altra parte, anche fra i vegetariani si trovano dei fanatici.
Senza ombra di volontà di convertirli, non in questo caso almeno, vorrei far riflettere gli amici onnivori su un aspetto: i vegetariani, quelli sani di mente (e ce ne sono tanti, posso garantirvelo, anche se io non sono fra questi), non smettono di mangiare carne per via dei film della Walt Disney, ma piuttosto per stare meglio con se stessi. Qualcuno ne trae vantaggi a livello di salute, qualcun altro a livello di coscienza. Non c’è bisogno di aver visto Bambi per credere che non sia giusto infliggere sofferenze non necessarie a creature sensibili.
Detto questo… Pur non condividendo e non avendo mai condiviso l’atteggiamento di chi crede di poter far riflettere il mondo attraverso la polemica perenne, devo ammettere di capire che davanti a quella che si riconosce come un’ingiustizia si possa perdere la pazienza. Dal punto di vista di chi è vegetariano per ragioni etiche, l’onnivoro contribuisce alla perpetrazione della violazione dei diritti di alcune specie, dunque in taluni casi il vegetariano in questione arriva ad avere atteggiamenti poco carini (vedasi scartavetramento di gonadi di cui parlavo all’inizio); ma tu, amico onnivoro, che vedi nel vegetariano una persona che fa una rinuncia inutile, che motivo hai per darci addosso?
Per me è assolutamente inutile astenersi dal sesso prima del matrimonio, ma qualcuno vive meglio così; non mi vedrete mai aprire una pagina per schernire chi fa questo tipo di scelta.
In conclusione, la mia massima di vita è la stessa sin dai tempi in cui ancora ero onnivora:
vivi, lascia vivere e non rompere i coglioni.

May 4

Complottismo e Antisemitismo

9 Settembre 2012
Bisogna essere alternativi. Si deve. Altrimenti si finisce per essere buonisti e creduloni, e noi mica vogliamo far parte della massa che si beve tutto ciò che l’informazione ufficiale propina!
Dunque, siamo moderni: beviamoci quasi tutto quello che leggiamo su internet, a patto che vada contro la storia come ce l’hanno insegnata.
Ed ecco tornare di moda il caro vecchio antisemitismo.

ALT!
Prima di proseguire preferisco chiarire un punto: io non sto con Israele.
Non solo non mi piace la sua politica ma, pur riconoscendo l’inevitabile necessità di sicurezza che alla fine della seconda guerra mondiale gli Ebrei hanno avvertito, credo che il popolo dell’esilio abbia subito una permanente sconfitta stabilendosi.

Specificato questo posso andare avanti e portare un paio di punti all’attenzione di chi è convinto che i figli di Abaramo abbiano in mano il mondo intero, in risposta a due dei loro numerosi, vecchi, noiosi ma evidentemente non abbastanza osteggiati cavalli di battaglia.

“Guarda caso un’infinità di persone influenti in ogni ambito, fra cui molti divi di Hollywood, hanno origini ebraiche”
Signori miei, la matematica è sgradevole, ma non è un’opinione. Si calcola che attualmente nel mondo ci siano circa tredici milioni di Ebrei. Giusto per darvi un’idea: Roma non arriva ai tre milioni di abitanti; riuscite dunque ad immaginare concretamente il numero di persone di cui stiamo parlando?
Trovereste molti Ebrei anche cercando fra i senzatetto, ma quella non è una categoria invidiata, dunque molto probabilmente nessuno si prenderà mai la briga di fare due conti.

“E come la mettiamo con i banchieri?”
Oltre a ribadire la questione riportata sopra, stavolta tiro in ballo la storia.

I cristiani della domenica sono una stirpe in via d’estinzione: un tempo si sacrificavano un paio d’ore alla settimana stando seduti in una chiesa, non necessariamente ascoltando quanto veniva detto, convinti che questo parcheggiarsi costituisse in sé un’identità religiosa, adesso non si fa più nemmeno questo e si è cristiani per sentito dire. In pochi conoscono effettivamente la storia delle istituzioni a cui si accodano; in troppi giustificano la propria pigrizia con fiducia e fede.
I cristiani della domenica parlavano di “onorare il padre e la madre” mentre sputavano sugli Ebrei: popolo che ha generato il loro Messia.
Agli Ebrei (nel Medioevo) venivano imposti parecchi limiti, in compenso era loro concesso fare gli “usurai”, professione guardata con disprezzo dai pii intolleranti.
Si noti che il temine “usura” all’epoca aveva un significato differente da quel che ha al giorno d’oggi: con esso si intendeva in generale il prestare denaro in cambio di interessi, a prescindere del tasso.
Dunque, volendo ridurre la questione all’osso: agli Ebrei si faceva svolgere una professione ritenuta dai cristiani deprecabile, che però nei secoli si è rivelata assai più redditizia di quanto con le cognizioni economiche del tempo si potesse immaginare.
Su chi ricade la colpa?
Sugli Ebrei naturalmente! Devono aver corrotto Gregorio X, Clemente V e Leone XIII perché spianassero loro la via per la conquista del mondo.

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May 4

La Morte su Facebook

23 Giugno 2012
La Morte è ovunque, dunque giustamente la vediamo spesso anche su Facebook. Fa le sue comparsate nei telegiornali, ma indirettamente se ne intuisce la presenza persino fra le poltroncine del salotto della D’Urso.

Si parla di fenomeni diversi, ma a parer mio strettamente collegati fra loro.
Negli ultimi anni le foto di cadaveri si sprecano, sempre, dovunque e comunque. Vengono postate sui social network dai cosiddetti troll (*), ma anche da persone politicamente impegnate.
Con gli appartenenti alla prima categoria non discuto mai, però ho provato a ragionare con membri della seconda; mediamente la loro risposta è: “La verità deve essere conosciuta; bisogna sensibilizzare la gente!”.
Ora, sul fatto che la verità si debba conoscere sono pienamente d’accordo, sul secondo punto ho delle riserve.
Credo che le foto di cadaveri sparse dappertutto non facciano altro che desensibilizzare.
Intendiamoci, non sono per la censura, non dico che certe immagini debbano sparire dalla circolazione; piuttosto sostengo che l’eccessiva divulgazione porti al risultato opposto rispetto a quello che ci si propone, soprattutto se portata avanti con violenza.
Sì, perché di violenza si tratta: nel momento in cui tu posti su facebook la foto di una persona trucidata, io — aprendo la mia pagina — me la trovo davanti agli occhi, e non ho scelta di nessun genere o tipo. Si può davvero credere che questa metodologia sia in grado di regalare anche solo un briciolo di sensibilità a chi ci circonda?
Sensibilità è, fra le altre cose, essere capaci di mettersi nei panni degli altri; personalmente, se qualcuno dovesse mandarmi all’altro mondo perché so o dico troppo, sarei felice di sapere che la mia storia venga divulgata da chi rimane su questa terra, invece mi rivolterei nella tomba pensando che le fotografie del mio corpo martoriato siano ovunque, che quella è l’immagine visiva a cui la mia personalità verrà istintivamente collegata, e che quindi comunque vada — almeno in minima parte — i miei carnefici l’avranno vinta.

(*)Persone che nella vita non hanno una cippalippa da fare, dunque provocano di proposito sul web; è quasi una professione.

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May 4

Un Minuto di Silenzio

20 Maggio 2012
“Ci sono cose in un silenzio che non m’aspettavo mai” recita una vecchia canzone.
Credo ci siano cose, in un silenzio, che disperatamente aspettano noi, e mi chiedo quanto a lungo siano ancora disposte ad aspettare.

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May 4

Il Buonismo dei Razzisti

10 Maggio 2012
C’erano una volta gli anni novanta, anni in cui chi si proclamava razzista suscitava una più che giusta indignazione. E poi?
Poi iniziò il bombardamento mediatico. Non so da dove abbiano cominciato, io ricordo solo che all’improvviso negli odiatissimi telegiornali (che ero costretta a guardare perché interessavano a mamma e papà) ad un tratto non si parlava d’altro che di Albanesi.
Un giorno, alle scuole elementari la maestra, durante l’ora di Geografia, cominciò: “Gli Albanesi…”.
“Sì, ma basta con questi Albanesi!” sbottai io dopo aver sbuffato.
Non avevo niente contro di loro, ma semplicemente non ne potevo più di sentirli nominare ogni tre secondi. Oggi c’è lo spread, allora c’erano gli Albanesi.
“Ma scusami, non ti interessa capire perché arrivano qui?” chiese lei.
Nonostante, con la mia uscita, io intendessi solo manifestare noia davanti ad un argomento riproposto in maniera ossessiva, mi vergognai profondamente. Allora non avrei saputo spiegare il perché, ma oggi sì: qualcosa era riuscito a farmi perdere di vista il fatto che “l’argomento” fossero persone; persone che come me avevano le loro necessità e fragilità.
Erano riusciti a far sorgere un principio di antipatia in me, cresciuta (soprattutto da mia madre) nel culto della curiosità nei confronti delle altre culture.

11 Settembre 2001
Un’ondata di xenofobia invade l’Italia, e non solo, ma è l’ondata italiana quella che – per ovvie ragioni – mi ritrovo a guardare con occhi sgomenti.

Da quel momento il mondo islamico era sotto attacco, e mi sembrava francamente allucinante.
Ancora una volta c’entra la scuola: sin dal primo giorno, in prima elementare, io e Tasnim siamo diventate amiche per la pelle. Ma Tasnim non era una bambina musulmana qualunque, l’avrei saputo tempo dopo. Lei era la figlia di Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, che ha sempre lavorato sodo in nome dell’integrazione. Ogni tanto mia madre, facendo zapping, dal salotto mi gridava “Delia! Corri! C’è il papà di Tasnim in televisione!”.
E ovviamente io correvo. Pur avendo sempre mentenuto i contatti con la mia ex compagna di classe, che è tutt’oggi fra le mie più care amiche, non vedo il signor Ali da oltre un decennio, però ho uno splendido ricordo di lui. Un uomo buono, con un grandissimo amore per i propri figli, profondamente credente, comunque disposto ad accettare serenamente il fatto che altri potessero scegliere una strada differente dalla sua.
Ma adesso, dopo quel maledetto giorno di Settembre, nei dibattiti veniva puntualmente assalito. Era palesemente ingiusto.

Più avanti sarebbe arrivato il turno dei Rom e dei Rumeni (che non sono la stessa cosa, nonostante molti lo ignorino); adesso torna di moda prendersela con gli Ebrei.
I razzisti hanno poca fantasia; forse, non essendo capaci di immaginare il futuro, finiscono irrimediabilmente per girare su se stessi, sempre nello stesso verso, ma sempre senza senso.
Tuttavia invocano il diritto al rispetto delle proprie opinioni! Poveri cucciolotti, il mondo è cattivo ed ipocrita se e quando non li rispetta!
E qui ciccia fuori il buonismo.

Ma, abbiate pazienza, come potete pretendere che venga rispettata la “cultura” del non-rispetto?
Mi rendo conto che il mantra “Ognuno ha il diritto alle proprie opinioni” faccia molto politically correct, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, per credere che i razzisti in fin dei conti siano solo persone che la pensano diversamente, è necessaria una certa miopia.
Chi non rispetta il diverso perde il diritto di invocare il rispetto della diversità.
Forse però, spesso e volentieri, dietro a questa sospetta tolleranza nei confronti degli intolleranti, si cela (nemmeno troppo bene) una pavida forma di assenso; la convinzione che in fondo, i naziskin che scendono in piazza, abbiano le loro ragioni.
Mi spiace tanto signori, ma il razzismo è violenza. Se trovandomi davanti ad una ragazza che sta per essere stuprata non facessi ciò che è in mio potere per evitare la tragedia, allora diventerei complice.

Prima di giustificare una qualsivoglia forma di razzismo, pensiamoci molto bene: rischiamo di lordarci le mani col sangue delle vittime di futuri massacri.

Potrebbe essere proprio tuo figlio quello che domani verranno a prendere.

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