May 4

Un Minuto di Silenzio

20 Maggio 2012
“Ci sono cose in un silenzio che non m’aspettavo mai” recita una vecchia canzone.
Credo ci siano cose, in un silenzio, che disperatamente aspettano noi, e mi chiedo quanto a lungo siano ancora disposte ad aspettare.

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May 4

Il Buonismo dei Razzisti

10 Maggio 2012
C’erano una volta gli anni novanta, anni in cui chi si proclamava razzista suscitava una più che giusta indignazione. E poi?
Poi iniziò il bombardamento mediatico. Non so da dove abbiano cominciato, io ricordo solo che all’improvviso negli odiatissimi telegiornali (che ero costretta a guardare perché interessavano a mamma e papà) ad un tratto non si parlava d’altro che di Albanesi.
Un giorno, alle scuole elementari la maestra, durante l’ora di Geografia, cominciò: “Gli Albanesi…”.
“Sì, ma basta con questi Albanesi!” sbottai io dopo aver sbuffato.
Non avevo niente contro di loro, ma semplicemente non ne potevo più di sentirli nominare ogni tre secondi. Oggi c’è lo spread, allora c’erano gli Albanesi.
“Ma scusami, non ti interessa capire perché arrivano qui?” chiese lei.
Nonostante, con la mia uscita, io intendessi solo manifestare noia davanti ad un argomento riproposto in maniera ossessiva, mi vergognai profondamente. Allora non avrei saputo spiegare il perché, ma oggi sì: qualcosa era riuscito a farmi perdere di vista il fatto che “l’argomento” fossero persone; persone che come me avevano le loro necessità e fragilità.
Erano riusciti a far sorgere un principio di antipatia in me, cresciuta (soprattutto da mia madre) nel culto della curiosità nei confronti delle altre culture.

11 Settembre 2001
Un’ondata di xenofobia invade l’Italia, e non solo, ma è l’ondata italiana quella che – per ovvie ragioni – mi ritrovo a guardare con occhi sgomenti.

Da quel momento il mondo islamico era sotto attacco, e mi sembrava francamente allucinante.
Ancora una volta c’entra la scuola: sin dal primo giorno, in prima elementare, io e Tasnim siamo diventate amiche per la pelle. Ma Tasnim non era una bambina musulmana qualunque, l’avrei saputo tempo dopo. Lei era la figlia di Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, che ha sempre lavorato sodo in nome dell’integrazione. Ogni tanto mia madre, facendo zapping, dal salotto mi gridava “Delia! Corri! C’è il papà di Tasnim in televisione!”.
E ovviamente io correvo. Pur avendo sempre mentenuto i contatti con la mia ex compagna di classe, che è tutt’oggi fra le mie più care amiche, non vedo il signor Ali da oltre un decennio, però ho uno splendido ricordo di lui. Un uomo buono, con un grandissimo amore per i propri figli, profondamente credente, comunque disposto ad accettare serenamente il fatto che altri potessero scegliere una strada differente dalla sua.
Ma adesso, dopo quel maledetto giorno di Settembre, nei dibattiti veniva puntualmente assalito. Era palesemente ingiusto.

Più avanti sarebbe arrivato il turno dei Rom e dei Rumeni (che non sono la stessa cosa, nonostante molti lo ignorino); adesso torna di moda prendersela con gli Ebrei.
I razzisti hanno poca fantasia; forse, non essendo capaci di immaginare il futuro, finiscono irrimediabilmente per girare su se stessi, sempre nello stesso verso, ma sempre senza senso.
Tuttavia invocano il diritto al rispetto delle proprie opinioni! Poveri cucciolotti, il mondo è cattivo ed ipocrita se e quando non li rispetta!
E qui ciccia fuori il buonismo.

Ma, abbiate pazienza, come potete pretendere che venga rispettata la “cultura” del non-rispetto?
Mi rendo conto che il mantra “Ognuno ha il diritto alle proprie opinioni” faccia molto politically correct, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, per credere che i razzisti in fin dei conti siano solo persone che la pensano diversamente, è necessaria una certa miopia.
Chi non rispetta il diverso perde il diritto di invocare il rispetto della diversità.
Forse però, spesso e volentieri, dietro a questa sospetta tolleranza nei confronti degli intolleranti, si cela (nemmeno troppo bene) una pavida forma di assenso; la convinzione che in fondo, i naziskin che scendono in piazza, abbiano le loro ragioni.
Mi spiace tanto signori, ma il razzismo è violenza. Se trovandomi davanti ad una ragazza che sta per essere stuprata non facessi ciò che è in mio potere per evitare la tragedia, allora diventerei complice.

Prima di giustificare una qualsivoglia forma di razzismo, pensiamoci molto bene: rischiamo di lordarci le mani col sangue delle vittime di futuri massacri.

Potrebbe essere proprio tuo figlio quello che domani verranno a prendere.

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May 4

“Adotta un Artista a Distanza”

7 Aprile 2012
“Ogni anno centinaia di artisti vengono maltrattati, le loro speranze ridotte in fin di vita. Di’ “Basta!” a tutto questo: adotta un artista a distanza”.
– La Mia Idiozia, Delia Tannino-

Il mondo sarà sempre irrimediabilmente in debito con gli artisti, non tanto per via di ciò che gli artisti gli donano, quanto per la bastardaggine che il mondo è in grado di tirar fuori.
Qualche esempio?

Oscar Wilde sbattuto in prigione e ridotto in miseria;
Michael Jackson, recentemente “beatificato”, ma apostrofato dalla stragrande maggioranza dei non-fan come “pedofilo di merda” fino al 24 Giugno 2009;
Charlie Chaplin, esiliato dagli Stati Uniti con l’accusa di essere un comunista;
Friederich Nietzsche, predicatore dell’importanza della volontà dell’uomo, la cui faccia venne usata dai nazisti, intenzionati a far la figura degli intellettuali. In genere viene definito “filosofo”, ma serve anche dell’altro per scrivere qualcosa di simile a Così Parlò Zarathustra;
Mina, esiliata per un periodo dalla Televisione di Stato italiana perché incinta e non sposata.

Ma potrei andare avanti citando molte, moltissime persone a cui semplicemente non viene dato quanto spetta.
Fra gli altri c’è Shel Shapiro.
“Chi?” si chiederanno alcuni miei (in questo caso sfortunati) coetanei.
Shel Shapiro, figlioli. Uno che ha portato il rock in Italia, ha lavorato con personcine da niente, tipo Mia Martini e, quando è stato il momento, invece di restare sul palco a scimmiottare se stesso – come molti cosplayer d’epoca le cui performance ci vengono appioppate nei salotti domenicali – ha avuto l’onestà di proseguire dietro le quinte, svolgendo il proprio mestiere a regola d’arte.
Da qualche anno è tornato sulle scene e la sua grinta non lascia spazio a dubbi: l’ha fatto per autentica passione. Eppure i media gli dedicano davvero troppo poco spazio; ricordo una sua intervista in cui faceva notare di aver solo pochi anni in più di Vasco Rossi.
Il problema, probabilmente, è che Shel è un ribelle vero, mai ricorso ad espedienti come un intero videoclip con un culo come soggetto.

Un altro nome che inevitabilmente mi viene in mente (Non per via del sopracitato culo, giuro!) è quello di Daniele Fabbri, giovane comico di straordinario talento, abbastanza folle da mettere in scena uno spettacolo sul Gruppo Bilderberg (quando ancora non faceva così figo parlarne) invece di scagliarsi contro le suocere.
Ma la prima serata di questi tempi è per chi “gioca a fare la rivoluzione, e non è nemmeno capace [cit]“.

La verità è che, famosi o meno, gli artisti hanno sempre bisogno di essere adottati, e “sostenere” non significa solo riempirsi la bocca di complimenti, ma darci dentro col passaparola ed essere disposti a spendere dieci euro per un biglietto, per un disco o per un libro piuttosto che in Gratta e Vinci.

May 4

GRRRillo – Uscire dalla Porta per Rientrare dalla Finestra

19 Febbraio 2013
Al di là del fascino del grugnito e della rabbia — già sperimentato in passato con conseguenze come, per dirne una, i campi di concentramento — c’è una cosina che vale la pena di sottolineare: non candidarsi perché si è pregiudicati, mettendosi però a capo di un movimento di cui si fanno le regole e che dunque di fatto si controlla, non si chiama “coerenza” ma “ventriloquismo”.

May 4

Le Mani Sporche del Sangue di Falcone e Borsellino

23 Maggio 2012
Falcone e Borsellino sono fra i miei eroi, gli eroi di cui mi ricordo tutto l’anno; per chi mi conosce non è affatto un mistero.
Scrivo questo articolo col computer poggiato sul tavolo della cucina, mentre davanti a me scorrono le immagini delle partita-commemorazione della strage di Capaci.
Mettendo per un attimo da parte la mia vena polemica, vorrei poter essere autenticamente felice di certe manifestazioni, ma non posso, l’amarezza è troppa.
Sarà che, senza permettermi anche solo di pensare di poter scavalcare i sentimenti dei loro famigliari, le loro figure suscitano in me non semplice ammirazione, ma un profondo senso di affetto, un po’ come quel moto – in un angolo del cuore – che scatta quando ci si trova davanti alla foto del nonno fantastico che non si è fatto in tempo a conoscere, ma che vive attraverso i racconti dei genitori e degli zii.
Non crediate che faccia del sentimentalismo, ma mi vengono le lacrime agli occhi guardando Manfredi e il piccolo Paolo.

Al tempo stesso però mi si accartoccia lo stomaco per la rabbia, perché dopo la partita deve esserci il salotto da Vespa.
Come si commemorano due uomini del genere?
Ma andando a parlare di loro a casa di chi si è sempre piegato a novanta gradi davanti a blasonati mafiosi, naturalmente!
Scusatemi, ma io non ce la faccio, e non è questione di essere “di destra” o “di sinistra”.
Sta di fatto che ci riempiamo la bocca con parole come “strage di Stato”, ma forse dovremmo cominciare a parlare anche di “strage di Paese”.
Se la mafia che è riuscita ad entrare in politica è responsabile delle loro morti, complice è chi si è recato alle urne senza informarsi sui trascorsi dei candidati. Ad essere sporche del sangue di Falcone e Borsellino sono le mani di buona parte degli Italiani, che hanno organizzato e organizzano manifestazioni di facciata, permettendo poi ad individui come Berlusconi e Dell’Utri di stare al potere, sputando sui sacrifici di chi nella lotta contro la mafia ha perso la vita, e sul dolore delle loro famiglie.
Borsellino e Falcone non vivono nel salotto di Vespa; vivono nel cuore e nella mente di chi sceglie secondo coscienza etica e politica, e non in base al sorriso del candidato; vivono nel cuore e nella mente di chi prende sulle spalle il peso dell’andamento del proprio Paese, invece di continuare a campare di un’indignazione retorica.

May 4

Monti Chiede Consiglio agli Italiani e Io Rispondo

6 Maggio 2012
Attenzione:
il messaggio che segue è stato realmente inviato alla Presidenza del Consiglio, con tanto di mia firma e indirizzo.

Gentili Signori che ci chiedono sacrifici stando coi piedi al caldo,
prima di inoltrarvi un messaggio con i miei consigli, mi pare lecito porvi una domanda:
alla luce della vostra decisione di diminuire le pensioni (le nostre, non le vostre da sessantamila euro), alla luce del fatto che abbiate recentemente sentito l’impellente necessità di nuove auto blu, alla luce del fatto che – per riempire le casse dello Stato – ad aumentare le tasse e ad imporne di nuove sarebbe stato buono anche un bambino di quarta elementare, chiedendoci un consiglio fate sul serio o ce state a pijà pe’r culo?
Cordiali saluti.
Delia Tannino

May 4

Mario Monti in Due Righe

12 Novembre 2011
Voglio dare un’opportunità ai pigri, facendo (eccezionalmente) la pigra io stessa, dunque limitandomi ad un piccolo copia e incolla:
Da Wikipedia:
Mario Monti “È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg“.
La famiglia Rockefeller è nota per essere fra le più ricche del mondo. Davvero delle belle personcine.
Sempre da Wikipedia (giusto per darvi un’idea):
“Nel 1932, John D. Rockefeller nomina William Stamps Farish a capo della Standard Oil. Farish è amico di Hermann Schmitz, capo della IG Farben, e arruola Ivy Lee per una propaganda filo nazista sulla stampa Usa. William Farish è il principale artefice e successivamente gestore del cartello Standard Oil-Farben per la produzione in Germania di benzina sintetica, nafta dal carbone e gas. Le due società avevano in comune vari stabilimenti in Germania e nel resto d’Europa, fra i quali la Deutsche-Amerikanische Petroleum A.G.(DAPAG), nei pressi di Auschwitz, la principale sussidiaria tedesca della Standard Oil. Direttore del DAPAG era Karl Lindemann, membro del Circolo degli Amici di Heinrich Himmler. Auschwitz si trovava nelle vicinanze di ricchi giacimenti di carbone. La IG Farben vi impianta una fabbrica, la Buna Chemical Plant, per la produzione di petrolio e gomma (dal carbone) che impiega i prigionieri dei campi come operai-schiavi che, nel 1944, arrivano ad essere 83.000. La IG Farben detiene tra l’altro il brevetto dello Zyklon B, un pesticida che verrà usato nelle camere a gas dei campi di sterminio”.
Ancora una volta da wikipedia:
“Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici.

Dato che le discussioni durante questa conferenza non sono mai registrate o riportate all’esterno, questi incontri sono stati oggetto di critiche ed anche oggetto di varie teorie del complotto“.
Tirate voi le somme.

May 4

Manifesti Manifestano Vizi Manifesti

28 Giugno 2011

Chi non ha visto il manifesto del PD che tanto fa discutere?
Ma sì, “Cambia il vento”, con due cosce che spuntano da una gonnellina rosa che minaccia di alzarsi.
Sia ben chiaro, io non sono una di quelle femministe della domenica che gridano allo scandalo non appena si vedono due centimetri di pelle, spesso perché invidiose perse.
Ad esempio, la polemica che sorse intorno a Lara Croft (protagonista di Tomb Raider) mi lasciò piuttosto perplessa; intendo dire: nel momento in cui ci si scaglia contro un’eroina solo perché oltre ad essere intelligente, acculturata, forte ed atletica è anche molto sexy, chi è che discrimina la donna?
Sia ben chiaro anche questo: difficilmente chi mi conosce personalmente può evitare di collegare la mia immagine a scollature epiche, minigonne, reggicalze e tacchi vertiginosi.
Il mio abbigliamento deve soddisfare il mio senso estetico, non sedicenti concetti di rispettabilità e/o moralità; ma soprattutto, è assolutamente meraviglioso sfatare giorno per giorno i miti della “gnocca senza testa” e della “testa senza gnocca”.
Una vagina, due seni enormi e due gambe niente male possono coesistere con un cervello perfettamente funzionante; è tempo che tutti (dunque anche le donne, che spesso e volentieri son le prime maschiliste) ne prendano atto.

Il manifesto del PD però ha lasciato l’amaro in bocca anche a me, non tanto come donna, quanto come persona che lotta per il cambiamento. Avrei accolto favorevolmente quell’immagine se al giorno d’oggi si rischiasse il rogo per una gonna sopra al ginocchio ma, affiancare a roba trita e ritrita lo slogan “Cambia il vento”, mi fa rivoltare lo stomaco.
Perché non la fotografia a figura intera di un bel trans a cui si sta sollevando la gonna… O magari un uomo in kilt? Perché non una signora grassa con le gambe pelose?
No, meglio andare sul sicuro ed imitare lo stile del premier. In fondo, se sta al potere, evidentemente il popolo lo gradisce.

È passato invece in sordina il manifesto della Pitran (abbigliamento per taglie forti), in cui vengono ritratti un uomo e una donna: lui uomo piacente e decisamente in carne, lei invece ovviamente taglia quarantadue.
Qualcuno afferma che il fatto che la procreazione, in natura, sia possibile solo tramite rapporti eterosessuali, sia la dimostrazione dell’innaturalezza delle relazioni fra persone dello stesso sesso.
Tornando per un attimo alla mia vecchia concezione della divinità come essere personale, io ribatto: Dio ha fatto sì che solo uomo e donna insieme potessero procreare perché altrimenti, da tempo, vivremmo in nazioni separate massacrandoci ai confini, o in alternativa, essendo noi donne fisicamente meno forti, saremmo già state sterminate.

May 4

Goodbye Malinconia – Lettera Aperta a Napolitano

10 Maggio 2011
Gentile signor Presidente,
mi pare innanzitutto corretto presentarmi. Sono Delia Tannino, una ragazza di vent’anni, figlia di Pugliesi migrati a Milano negli anni ’60, alla ricerca di un lavoro; mio fratello maggiore è da qualche tempo emigrato in Russia e adesso con tutta probabilità arriverà il mio turno.
Intendiamoci, io mi sono già trasferita: nove anni fa da Milano alla provincia di Oristano, sette mesi fa dalla provincia di Oristano a Roma;
sa quali sono le differenze, signor Presidente?
Ad Oristano non ci sono posti di lavoro, a Roma invece ce ne sono a volontà… per chiunque abbia 23 anni, sia già laureato, abbia almeno un anno di esperienza lavorativa alle spalle e sia disposto a faticare praticamente a gratis. Se non mi crede le basterà dare una veloce scorsa ad un qualunque sito di annunci.
Sa, signor Presidente, io non sono proprio quella che comunemente si definisce una buona a nulla: mi sono diplomata al Liceo Scientifico, ho pubblicato un romanzo a diciannove anni e sto attualmente scrivendo il seguito, sono una grafica autodidatta, per mettere in piedi il mio sito mi sono con gran successo improvvisata webmistress, il mio Inglese è di gran lunga migliore di quello di molti cosiddetti insegnanti e, pensi, addirittura -a differenza di chi esce dal Grande Fratello e fa una fortuna con le serate in discoteca- parlo divinamente la mia lingua madre;
eppure per me -che non ho nessuna intenzione di lavorare otto ore al giorno per cinquecento euro al mese, o di ottenere un posto, più che entrando nelle grazie del datore, lasciando che lui entri nelle mie– non c’è niente.
Sono una scrittrice che non riesce a trovare un diavolo di impiego per sbarcare il lunario in attesa che arrivi la fortuna; non un posto come cameriera, non un posto come donna delle pulizie, non un posto come commessa, non un posto come aiuto-compiti per qualche liceale… potrei andare avanti all’infinito. Per una giovane che abbia intenzione di lavorare in maniera legale e dignitosa, e che non sia disposta a lasciarsi sfruttare, in questo Paese non esistono possibilità.
Lei lo sa di chi è la colpa, signor Presidente?
No, non è dei fantomatici stranieri; dopo la Seconda Guerra Mondiale trovo a dir poco ridicolo che qualcuno creda ancora a queste favole. I meridionali sono migrati verso Nord, e il Nord è cresciuto; noi Italiani siamo emigrati negli Stati Uniti, e gli Stati Uniti sono cresciuti; degli stranieri arrivano in Italia e l’economia italiana va a rotoli. No, mi spiace, non funziona.
Sono stanca di scuse come questa;
sono stanca di vivere in un Paese in cui i proprietari delle imprese pensano di poter sfruttare i lavoratori, pretendendo poi che quegli stessi lavoratori abbiano il denaro per acquistare i loro prodotti;
sono stanca di una democrazia teorica, che si traduce, in pratica, in una monarchia con pochi re e molti cortigiani;
sono stanca di vivere in un Paese in cui la gente di mattina si chiede quale concorrente sia stato eliminato dall’Isola dei Famosi e non chi abbia eliminato Stefano Cucchi… dalla faccia del pianeta;
sono stanca di vedere lei e altri illustri politici alle manifestazioni che si propongono di onorare la memoria di Paolo Borsellino, quando proprio Borsellino fece il nome del nostro Presidente del Consiglio in un’intervista riguardante i legami fra mafia del Sud e imprenditori del Nord; basterebbe un’occhiata a Wikipedia per scoprirlo;
sono stanca di passare per quella con la puzza sotto il naso semplicemente perché non ritengo né giusto, né normale, dover cedere a sfruttamento e soprusi per poter portare a casa il pane;
sono stanca del Popolo italiano sapientemente ridotto a massa italiana;
sono stanca di avere tutte le capacità e tutta la voglia di raggiungere l’indipendenza economica, ma nessuna possibilità di farcela.
A causa di tutti questi orrori, sia morali che puramente pratici, mi vedo costretta a prendere seriamente in considerazione l’idea di trasferirmi all’estero, proprio come nella canzone di Caparezza, Goodbye Malinconia.
“E chi vuole rimanere, ma come fa?
Ha le mani legate come Andromeda.”
Vede, signor Presidente? Un rapper con i capelli da pagliaccio, in pochi anni di carriera, ha fatto molto più per il proprio Paese di quanto non abbiano fatto, in decenni, i tre quarti dell’attuale classe politica.
Se mai dovesse capitarle di leggere un mio libro, sarà a sua discrezione pensare a me come ad un altro “cervello in fuga” o come a “braccia rubate all’agricoltura in fuga”, ma di fatto, signor Presidente, è pur sempre in fuga che sono.
È di fondo per questo che le scrivo: lei è il Presidente della Repubblica, ma continuando di questo passo, a breve, non avrà più un bel niente a cui presiedere, “tanto se ne vanno tutti, da qua se ne vanno tutti”.
Cordiali saluti,
(cordiali quel tanto che la legge mi impone in virtù della sua carica)
Delia Tannino
P.S. Da Londra, da Helsinki, da Stoccolma o da qualunque città io scelga di far diventare la mia nuova casa, ho tutta l’intenzione di continuare a dare, nel mio piccolo, del filo da torcere ai “pochi re e molti cortigiani” italiani. Di certo non sono Guy Fawkes, ma la storia ci insegna che le parole possono avere una carica esplosiva di gran lunga più spaventosa della polvere da sparo.