May 4

Desperate Housewriter – Capitolo 2: Dallo Zimbawe con Amore

6 Dicembre 2013

Diana, arrivata appena al secondo episodio, già si rende conto del fatto che la sit-com di cui è protagonista è la più lenta del mondo.
Nessuno si permetterebbe una pausa di tre mesi fra un primo ed un secondo episodio, ma lei è una radical chic, convinta che l’intellettualesimo (movimento religioso a cui tutti gli scrittori/registi snob aderiscono) unito alla noncuranza dei tempi dettati dall’epoca di internet, alla fine ripaghi.
A dirla tutta è anche una radical chick (*), convinta del fatto che la propria figaggine (quella cervellotica e quella estetica) le varrà un domani una vita sentimentale felice.
Le sue idee sono validissime, infatti è spiantata e single.
Ma non importa: al mondo serve sempre del tempo per comprendere i geni, soprattutto quando non riescono a trovare un modo di uscire dalla lampada.

Arrivata a questa battuta di una tristezza francamente imbarazzante, si rende conto di avere bisogno – come in tutte le sit-com che si rispettino – di qualche co-protagonista . Per questo, cercando di introdurre il nuovo personaggio con naturalezza, impugna il telefono e chiama Barbara, l’amica di sempre (cercando di tenere lontani dalla mente Ale & Franz).
B: <<Pronto?>>
D: <<Sono io.>>
B: <<Io chi?>>
D: <<Il Presidente dello Zimbawe.>>
B: <<Lo Zimbawe ha un presidente?>>
D: <<Credi davvero che qualcuno ti informerebbe dell’eventuale inesistenza del Presidente dello Zimbawe dopo essersi presentato come tale?>>
B: <<Diana, che vuoi?>> chiede mettendosi a ridere.
D: <<Stavo pensando…>>
B: <<Adesso sì che mi spaventi.>>
D: <<Stavo pensando di fare qualcosa per smuovere la situazione.>>
B: <<Tipo un rave?>>
D: <<Sì, ai rave si vendono un casino di libri… Dai, seriamente, non so più cosa fare davanti ad un pubblico che spende milioni di euro per comprare in libreria la carta igienica di Stephenie Meyer, ma che andrebbe pagato per leggere qualcosa di diverso.>>
B: <<Tu non segui The Walking Dead?>>
D: <<Sì, lo adoro.>>
B: <<Beh, allora usa questa passione e combinala al metodo Meyer.>>
D: <<…>>
B: <<Pronto?>>
D: <<Credo di non aver capito; cioè, più che altro lo spero.>>
B: <<Una storia d’amore fra una liceale e uno zombie!>>
D: <<Ma come…?>>
B: <<Ma sì, dài, lui arriva in città, tutti lo prendono in giro perché è una frana in ginnastica, ma lei è l’unica a capace di vedere il romanticismo dietro alla sua lentezza di movimento, la sensualità nei suoi gemiti.>>
D: <<Potrei vomitare…>> (Cit.)
B: <<Non essere superficiale: anche gli zombie possono nutrire sentimenti!>>
D: <<Barbara, l’unica cosa che gli zombie nutrono è il loro stomaco, quando ancora ne hanno uno.>>
B: <<Ma, a proposito, quando non hanno più lo stomaco, dove finisce quello che mangiano?>>
D: <<Non credo di volerlo sapere.>>
B: <<Dovresti! Altrimenti come parlerai, nel tuo prossimo libro, del momento in cui lui le presenta la sua non-morta famiglia?>>.
D: <<Barbara, non scriverò mai un simile abominio…>>
B: <<Ma perché? Guarda che ne potrebbe venir fuori una bella storia d’amore!>>
D: <<Di sicuro darei un nuovo significato al termine “relazione carnale”>>.
B: <<Vedi che cominci a trovare anche tu gli aspetti positivi dell’idea?>>
D: <<Per renderlo davvero spaventoso potrei scrivere un passaggio in cui lo zombie dedica alla ragazza una canzone di Vasco Rossi.>>
B: <<”Se Mordo una fragola mordo anche te” diventerebbe una frase con un sapore tutto diverso.>>
D: <<Almeno i vari rantoli fra una strofa e l’altra avrebbero senso di esistere.>>
B: <<Poi, nel caso in cui qualche regista dovesse decidere di creare la versione cinematografica del tuo romanzo, avresti già un’idea per il protagonista.>>
D: <<Tutto ciò diventa sempre più spaventoso.>>
B: <<Vedi? Così rimarresti comunque in qualche modo fedele a ciò che ci si aspetta da un racconto sugli zombie.>>
D: <<Ma mi spieghi come dovrebbe fare uno zombie ad andare a scuola e studiare?>>
B: <<Potrebbe essere una frana negli studi e per questo i genitori di lei potrebbero opporsi alla storia; sarebbe uno spunto in più!>>
D: <<Certo, mia figlia torna a casa con uno zombie e io mi preoccupo dei suoi voti!>>
B: <<Basta ambientare la storia in America.>>
D: <<Eh?>>
B: <<Beh, potrebbe andare così in un Paese in cui trovi granate in regalo nell’Happy Meal, ma la colpa delle stragi nelle scuole viene data ai videogiochi.>>
D: <<Dunque, ricapitolando: lui zombie liceale, lei umana liceale, lui per ovvie ragioni non è un bravo studente, quindi la famglia di lei si oppone…>>
B: <<Se poi vuoi aggiungere la tematica sociale, lui può essere uno Zombie nero e povero proveniente dallo Zimbawe.>>
D: <<Sì, poi intitolo il libro “Indovina Chi Viene a Cena?”?>>
B: <<No: si parla di uno zombie, quindi lo intitoli “Indovina Chi È la Cena”.>>

(*) Chick = Pollastra

May 4

La Fattoria della Bile

7 Aprile 2012

“L’ansia, la paura che provo ogni volta che devo uscire di casa, per andare al lavoro, circondato da tutto quel vociare o talvolta assalito da un silenzio che mi gela il sangue nelle vene… Cosa ho?(…) Prima ce l’avevo con me stesso, adesso ce l’ho con me stesso e con gli altri, insomma ce l’ho con tutti. C’è qualcosa di oscuro in questo mondo, un male in più, un virus… e io sono il portatore sano di questo virus”.

-Da Edipo.com, di Gioele Dix e Sergio Fantoni –

“La ragione per cui son così triste,
in verità, non so nemmeno dirla;
mi sento come oppresso internamente,
ed anche voi mi dite che lo siete;
ma da dove mi venga quest’umore,
dov’io l’abbia trovato,
come ci sia caduto, di che è fatto,
da che nasce, lo devo ancora apprendere;
m’intorpidisce a tal punto lo spirito
che stento a riconoscere me stesso”.

-Da Il Mercante di Venezia, di William Shakespeare –
Dovrei trascorrere meno – molto meno – tempo navigando in Internet. Risorsa straordinaria, non lo si può negare, ma quanto veleno…

La logica delle “pagine contro”, non mi è mai stata molto chiara. Non parlo di quelle serie, che si propongono di opporsi ad ingiustizie concrete; parlo di pagine contro questo o quel cantante, contro tale scrittore o talaltro attore.
Ho poco tempo da dedicare a tutte le mie passioni; perché sprecarne parlando di gente che, secondo me, non merita attenzione? Piuttosto cerco, nel mio piccolo, di fare un po’ di pubblicità a ciò/chi apprezzo.
Me ne rendo conto: sembra un ragionamento piuttosto scontato, ma a guardarsi intorno non si direbbe.

I salotti televisivi e i talent show devono averci bruciato il cervello. Chiunque ha l’obbligo di avere una parvenza d’opinione su tutto; bisogna ad ogni costo criticare aspramente chi fa qualcosa in un modo che a noi non piace.
Ci sono momenti in cui LA rete diventa UNA rete; veniamo catturati, per finire dritti dritti in una gigantesca fattoria della bile. Frustrati, come cani rognosi ci sbraniamo fra noi.

La soluzione? Più amore. Suonerà molto cristiano rispetto a ciò che ci si aspetta da me, ma lo credo davvero.

May 4

La Gente che Conta

11 Giugno 2009

La gente che conta a volte neppure lo sa. E’ splendidamente ignara. La incontri per caso e ti segna. A volte ha un volto, a volte non ne ha nessuno, altre ne ha perlomeno tre o quattro.
La gente che conta è sempre, e dico sempre, assurda. E’ un mondo a parte. Vive di note e di abbracci, partorisce idee e creazioni. A volte quando si accorge di contare si irrigidisce un po’, poi fa le sue scelte.
La gente che conta è trasparente, è seria, eppure è capace di una dolcezza disarmante. E’ elegante fino all’inverosimile, ma per niente snob.
La gente che conta capisce, fondamentalmente capisce e comunica.
La gente che conta la porterò con me, a vita.

May 4

Le Cose in Comune

3 Gennaio 2011

Tempo fa uscii con un tizio, avendo intenti assolutamente amichevoli; lui però pensava a me in altro senso e tirò fuori una piccola perla di saggezza:

“Per stare insieme non c’è bisogno di avere interessi in comune”.

Voi cosa ne dite?
Personalmente, credo che non possa esserci un rapporto duraturo fra me e un uomo se:

  • io amo la letteratura e lui pensa che i libri servano per fermare i mobili traballanti;
  • io amo la musica e lui arriva al massimo a distinguere un’arpa da un bongo;
  • io amo il teatro e lui è convinto che Pirandello sia un marca di pneumatici.
May 4

Il Grande

6 Agosto 2011

Chi non ha sognato, almeno una volta nella vita, di incontrare un grande?
Non parlo necessariamente della ragazzina convinta di voler sposare uno dei Take That (o dei più moderni Tokio Hotel); mi riferisco anche e soprattutto al genuino desiderio di avere modo di stringere la mano ad un artista, ad un intellettuale, che in qualche modo abbia dato molto al mondo e ci abbia punzecchiato cuore e cervello.

Regola aurea: bisogna stare molto attenti a ciò che si chiede, perché si rischia di ottenerlo.

Fino a quando il “conoscere” il grande si riduce ad una chiacchierata di due minuti in camerino e ad una dedica, assai difficilmente si rimane delusi, a meno che il grande in questione non sia un totale idiota: bisogna essere tremendamente sciocchi per prendere a bastonate i propri ammiratori, galline dalle uova d’oro.
I veri problemi sorgono nel rapportarsi ai grandi nel quotidiano.
Il grande è mediamente un individuo con un’intelligenza superiore a quella di molti altri, dunque profondamente annoiato da complimenti vuoti e inconcludenti.
Il grande stringe a sé persone altrettanto intelligenti, ma ingenue, illudendole e illudendosi di provare affetto per loro, ma amando in realtà solo le attenzioni che da queste provengono; il risultato sono rapporti usa e getta -a prescindere dal fatto che si tratti di amicizie o relazioni sentimentali- pronti a finire in discarica al primo rischio. Perché il grande sarà anche un disgraziato, ma ha lavorato duramente per arrivare lì dove sta, e adesso il suo unico timore è che arrivi qualcuno o qualcosa a levargli la sedia da sotto il deretano.
Il grande non predica bene per razzolare male; il grande predica con fantasia e amore per razzolare mediocremente, colpa infinitamente maggiore.

Non è cattiveria; sono dell’idea che se al mondo ci fosse più cattiveria e meno ottusità, il genere umano sarebbe una stirpe meno felice ma di qualità superiore.

È pura e semplice paura.
La paura rende l’essere umano meschino e gretto; la paura rende il grande un omuncolo piccolo e spaventato; la paura fa sì che nuovi affetti vengano buttati nel cesso in nome della stabilità faticosamente raggiunta.
Il grande crea idee e mutila chi ha accanto nella realtà. Eppure il grande resta grande, forse proprio perché capace di insegnare cose che non comprende, o che in ogni caso non ha mai fatto sue.
Mi viene in mente una disperata poesia scritta da me qualche anno fa: definivo gli artisti
“Odierni Mosè,
destinati a mai giungere
nella fetida Terra Promessa”
.

May 4

La Sindrome degli Illuminati

7 Aprile 2012

Ve ne siete accorti?
Impazzano sul web e chi li crea ha schiere di fans.
I video su Illuminati, massoneria, messaggi subliminali & co. sono una piaga dilagante.

Cosa sostengono in genere?
Vi faccio qualche esempio concreto: una popstar vuole portare il mondo alla perdizione perché in un videoclip ha l’occhio coperto da un ciuffo; (occhio onniveggente)
una band è mentalmente controllata perché sulla copertina di un album compaiono dei manichini; (MK-ULTRA)
il divo di turno è arrivato al successo grazie a qualche setta segreta, perché in un testo fa riferimento ad un’antica divinità pagana; (satanismo, quindi massoneria).

In primis, esorterei queste belle personcine ad approfondire seriamente il significato di alcuni simboli, e a mettersi in testa una volta per tutte che paganesimo e satanismo non sono la stessa cosa. Ma per adesso sorvoliamo; prossimamente dedicherò ampio spazio a queste tematiche.
Quel che al momento mi interessa, è farvi notare come certe analisi siano tendenziose, fuorvianti e profondamente qualunquiste.

Quando si decide di cominciare con la caccia alle streghe, i fantomatici indizi si possono trovare ovunque. Quindi vi propongo un gioco: decidete di dimostrare che il vostro artista preferito (a prescindere dall’ambito e dall’epoca in cui abbia operato/operi) abbia legami con massoneria/satanismo/controllo mentale; se davvero vi impegnate sono certa che ce la farete.

Vi darò una piccola dimostrazione su me stessa, basandomi solo su elementi ed informazioni che – essendo reperibili su internet – sono a disposizione di tutti:

“Delia Tannino è stata cresciuta come Testimone di Geova.
Da decenni i Testimoni di Geova proclamano il futuro arrivo del Nuovo Ordine ( New World Order).

Ma diamo un’occhiata al suo sito:
http://i118.photobucket.com/albums/o93/Ville_Valo__/Occhio.jpg
In questa immagine Delia Tannino ha un occhio coperto (occhio onniveggente).
L’espressione e il trucco sono un chiaro riferimento alle forze del male (satanismo).

Ed ecco le copertine dei suoi libri:
http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180902_204801919537011_204801529537050_912516_6570193_n.jpg
Oltre al titolo in sé, possiamo notare come di entrambi i personaggi ritratti sia visibile un solo occhio (occhio onniveggente).
http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/276505_195800890490881_1519115231_n.jpg
L’angelo tiene in mano una maschera (MK-ULTRA)”.

Ecco qui: qualcosa di sospetto nella mia infanzia, qualcosa di sospetto nella homepage del mio sito e INEQUIVOCABILI simbolismi in due copertine su due.
Davvero niente male.

Ora, credete sul serio che chi “analizza” in questo modo videoclip musicali, film e fotografie possa aprire gli occhi a qualcuno?

Non voglio che questo post venga frainteso. Penso che esistano davvero gruppi di persone schifosamente ricche, schifosamente potenti e schifosamente malate in grado di condizionare il mondo. Penso che esistano davvero gruppi di persone pronte a sfruttare televisione, musica ed ogni altro mezzo possibile per lobotomizzarci, renderci niente più e niente meno che macchine da consumo.
Che il progetto MK-ULTRA sia esistito è storia, e sappiamo tutti benissimo che – quando si tratta di controllo – l’America non molla mai.

Proprio perché credo nella necessità di stare in campana non tollero “i cialtroni del ciuffo sull’occhio”: colpiscono la mente degli ingenui con interpretazioni improbabili, desensibilizzando chi è un po’ più avveduto, e così fanno il gioco di chi dicono di voler combattere.
Proprio perché credo nella necessità di stare in campana penso che certi argomenti vadano trattati con un minimo di serietà; e serietà non significa “evitare di scherzare”, serietà significa – fra le altre cose – evitare di spacciare falsità o supposizioni per dati di fatto.

Dunque a chi affidarsi?
La risposta è semplice e tremenda: a nessuno; non esiste un modo comodo di essere autonomi. Ovviamente ognuno ha fonti che ritiene più o meno attendibili, ma fra l’attendibilità e l’infallibilità c’è di mezzo il mare.
Fin quando seguirete ciecamente qualcuno, a prescindere dal fatto che sia una brava o una cattiva persona, sarete mentalmente controllati.
Detto questo, a me interessa poco che voi riteniate Lady GaGa un’illuminata o Rockefeller una brava persona.
Non è importante che la pensiate come me; è importante che pensiate.

Category: Arte, Dog-ma | LEAVE A COMMENT
May 4

News Varie ed Eventuali

18 Settembre 2011
Ebbene, non ci crederete mai, ma una volta tanto non userò questo blog per frantumare le gonadi con questioni socio-politico-culturali; voglio semplicemente comunicare un paio di cose che, immagino, faranno piacere ai miei due lettori e mezzo.
Forse qualcuno di voi lo avrà già appreso via facebook, ma… repetita iuvant, e in ogni caso qui vi darò qualche dettaglio in più.
I lavori sono ormai al termine: a breve uscirà Favole e ceNere, una raccolta di racconti.
La “tracklist”?

• L’Incantatore di Corpi
• Charles
• Innamorati di Giuda
• Il Circo
• Favole e Cenere

In anteprima, nella sezione download, troverete “Charles“. Inutile dirvi che come sempre attendo i vostri commenti e le vostre impressioni.

Lo so, lo so: dei miei due lettori e mezzo, ben due aspettano Il Sogno che Uccide, seguito de Il Demone.
Non preoccupatevi, ci sto lavorando e le idee non mancano. Molto semplicemente ho sentito la necessità di dedicarmi ad un altro progetto per qualche mese; adesso potrò tornare più carica che mai alla stesura del secondo capitolo della trilogia e, credetemi, farò tutto il possibile perché siate soddisfatti quando l’avrete fra le vostre zampine.
Con affetto
Delia

May 4

Desperate Housewriter – Capitolo 1: Esistono Storie che Non Esistono

“Esistono storie che non esistono” dice una delle più importanti opere di filosofia del nostro secolo; Diana lo sa bene.

Sin da quando era bambina, le storie che non esistono la appassionano più di quelle che esistono, e – a parer suo – anche quelle che esistono stanno molto meglio su un foglio.
Ma in fondo è così per tutti.
Tutti a parte i matematici, i fisici e gli scienziati, ma di loro non importa niente a nessuno, altrimenti il governo investirebbe di più su di loro, ma soprattutto ci sarebbero più serie TV che ne parlano. Voglio dire, loro che hanno? Big Bang Theory?
Voi mettere con Gossip Girl, Dirty, Sexy, Money e Sex and the City? La gente ricca è più cool!
Anche se Diana non ha mai compreso fino in fondo il titolo dell’ultima serie citata… Ha provato a seguire un episodio, una volta; dopo un minuto e trentasette secondi ha dovuto cambiare canale: il suo cervello stava per implodere a causa dell’insostenibile atmosfera da bigodini.
In ogni caso: perché “Sex and the City”? Sì, si parla di sesso e le protagoniste abitano in città ma, santo cielo, se fossero verginelle di campagna il titolo sarebbe “Petting and the Country”?

Ma stiamo divagando; dicevamo che, a parte quattro poveri sfigati, tutti amano le storie che non esistono. Diana però ha due grossi problemi:

1 – Come abbiamo già detto, a lei piacciono su carta;

questo è sormontabile: in fondo, nonostante la tremenda crisi, sono ancora parecchi gli scrittori in grado di vendere abbastanza da garantirsi un più che dignitoso tenore di vita.

2 – È intelligente e ha un’etica professionale;

e qui son cazzi.
Essere intelligenti rende la vita difficile, di base perché per divertirti non basta più la penna che, se capovolta, ti mostra la donnina nuda.
O magari ti basta, poi però senti la necessità di trovare una qualche implicazione filosofica che ti salvi dal sentirti una persona comune.
In quanto all’etica professionale, il pubblico letterario ha di recente subito uno sfasamento di priorità e valori che neppure Paris Hilton dopo una massiccia dose di LSD si sognerebbe mai: non interessa tanto il contenuto del libro, l’abilità dello scrittore, lo spessore o l’originalità della storia; no, tutto ciò è per i lettori sprovveduti e superficiali. La cosa davvero importante è: la tua casa editrice è a pagamento o non a pagamento?
Perché se ti sei accollato le spese di qualche tua pubblicazione (come, per esempio, quel povero pirla di Oscar Wilde), non c’è bisogno di leggere il tuo libro per farsi un’idea del suo valore: loro hanno la chiaroLeggenza!
Perché se davvero hai talento, deve esserci una casa editrice pronta a puntare su di te, in quest’epoca di bagordi e di sfrenato mecenatismo!
Ecco, riflettendoci, Diana si accorge del fatto che a qualcuno piacciono un po’ troppo le storie che non esistono.

Ad ogni modo, Diana ama visceralmente la scrittura ed è profondamente stanca di prendere a testate la tastiera;
“ehogfsigsogsggòojòojgkb vjn” è il tipico testo che scaturisce dalle due azioni svolte in contemporanea.
Così decide di fare ciò che qualunque essere umano con cervello, cuore e coraggio dovrebbe fare: andare dal Mago di Oz e consegnarglieli in modo che Dorothy, dopo tutta quella trafila, non rimanga a mani vuote; per giunta subendo la solita paternale sull’importanza del viaggio rispetto a quella della meta.
Ma a parte questo, in nome della cultura, della letteratura, dell’arte e di quanto fa figo sentirsi eroi, decide di impegnarsi, di dare il suo contributo alla resistenza della letteratura di qualità. Perché un vero libro deve essere autentico, pieno di sentimento, vivace, crescere all’aria aperta e nutrirsi di cibi sani!
Come un pollo 10+, ma con le pagine.

May 4

Lettera Aperta al Mio Lettore (Ossia: Monologo)

15 Marzo 2014
Caro Lettore (parliamo al singolare: è più confidenziale e più realistico, dato che sono una perfetta Signorina Nessuno),
mi manchi e spero, in fondo, di mancarti almeno un pochino anch’io.
Prima di tutto mi scuso per il tragico ritardo: L’Orchestra dei Dannati, secondo i piani, sarebbe dovuto uscire tre mesi fa, mentre in realtà non ho ancora neppure completato la stesura. Ma, in fin dei conti, a chi importa?
Non a nessuno – altrimenti non mi prenderei la briga di scrivere questo post, di tenere in piedi un sito e via dicendo – ma a pochi, forse troppo pochi.
A questo punto sorge il dubbio amletico: continuare a fare finta di niente o esprimere il proprio disagio a chiare lettere, a costo di passare per l’ennesima incompetente frustrata?
Opto per la seconda, forse senza riuscire davvero ad  aspettarmi che ciò comporti un cambiamento, ma nella speranza di dare voce a molti altri nelle mie stesse condizioni.

Non sono mai stata una da “best seller” e nemmeno da “hit”, non per necessità di sentirmi parte di una qualche élite, ma semplicemente perché per me il fatto che una cosa sia sulla bocca di tutti non ha mai rappresentato una concreta attrattiva. Non ho problemi a leggere Harry Potter o ad ascoltare l’ultima canzone di Madonna, nel caso in cui mi garbi, ma spesso quando ci arrivo – per un motivo o per un altro – l’ossessione, per i più, è già finita in un cassetto. Esempio concreto: io sono quella che a diciassette anni si è presa la fissa per i Duran Duran, avendo diciassette anni nel 2008.
Sono semplicemente estranea alla logica della moda e del marketing, non perché non sia abbastanza intelligente per comprenderla, o perché sia troppo impegnata a portare avanti l’immagine dell’alternativa per adattarmi, ma banalmente (e tristemente?) perché non mi appartiene.
Io non voglio scrivere una storia chiedendomi cosa ci vuole perché venda milioni di copie; io voglio raccontare la storia che ho dentro, quel caleidoscopio di immagini malate, prodotto dal malato succedersi di eventi davanti e dietro ai miei occhi.
E allora di che mi lamento? Ovviamente con un attegiamento del genere non si conquista il grande pubblico.
Probabile. Lo leggo sui volti di meravigliosi artisti, stupiti dal mio supportarli, semplicemente perché non abituati a trovare dall’altra parte qualcuno disposto a prenderli sul serio prima della scalata delle classifiche, ammesso che sia destinata ad avvenire.
Il problema, sempre più ingombrante, è che è stramaledettamente difficile  – giorno dopo giorno – sobbarcarsi il lavoro che dovrebbe essere svolto da un’intera casa editrice, nella speranza di farvi arrivare le mie storie.
Qui non si parla di voler fare soldoni, bensì del dover lottare con le unghie e con i denti per poter svolgere un lavoro, pregando di non finire per perdere denaro invece di guadagnarne.
Le celebri pacche sulle spalle cominciano a somigliare a pugni nello stomaco, specialmente quando ci si rende conto che la persona che, in privato, ti fa i complimenti per quello che scrivi e ti definisce come una speranza per il futuro, è la stessa che non si prende la briga di mettere in moto il passaparola per quanto riguarda te, ma preferisce fare polemica contro l’incompetenza di qualcun altro, o banalmente passerà la vita facendo promozione a Stephen King, perché il vincere facile piace.
Lascio decidere agli altri se definirmi “artista” o meno, se ritenermi una buona o una pessima scrittrice. Di fatto c’è che svolgo il mio lavoro con onestà e dedizione; non sarò di certo io a puntarti contro il dito se per una qualunque ragione non mi apprezzi, ma se invece ritieni quel che faccio degno di nota, per favore, smetti di tenermi nel cassetto, perché qui dentro comincio a sentirmi soffocare.
Con affetto
una Signorina Nessuno

May 4

Buoni Spropositi

1 Gennaio 2014
Mai stilate liste di buoni propositi per il nuovo anno, ma c’è sempre una prima volta, soprattutto quando non dovrebbe essercene una.
Dunque, nel malaugurato caso in cui qualcuno tenga a leggerlo, ecco l’elenco dei miei buoni spropositi per il 2014:
– pubblicare l’Orchestra dei Dannati;
– completare la stesura de Il Trono di Satana;
– riuscire a portare fuori dalla fottuta sala prove gli Infedelia (la mia band) e conquistare il mondo;
– fare un minimo di esercizio fisico tutti i giorni (le camminate fino alla fermata del bus non contano, il sesso sì);
– sprecare meno tempo con gente di cui non mi potrebbe fregar di meno, in particolare sul web; probabilmente questa, su un blog, me la sarei dovuta risparmiare, ma è ormai proverbiale la mia incapacità di vendermi…
–  imparare a vendermi e a non insultare implicitamente il popolo del web;
– scrivere un articolo al mese per Heartagram.it;
– pubblicare due videorecensioni al mese, dal momento che il progetto di pubblicarne una alla settimana è già miseramente fallito;
– leggere almeno due libri al mese (un tempo ne leggevo uno alla settimana, ma questo avveniva prima della mia beatificazione);
Sposare Ville V conquistare un po’ di serenità in ambito sentimentale;
– dedicare quotidianamente una fetta del mio tempo a realizzare i miei sogni, senza lasciarmi sommergere dai doveri o dalle sopraccitate persone di cui non mi potrebbe fregar meno;
– regredire ad uno stadio che mi permetta di non vergognarmi (o sentirmi minimamente ridicola) ammettendo, almeno davanti a me stessa, quali siano le mie autentiche speranze;
– diventare un po’ più sfacciata nel tentativo di appioppare i miei libri allaGGente;
– imparare a memoria quasi tutte le canzoni dei 69Eyes;
– riuscire a passare più tempo con Ville V le persone che amo;
– tenermi ben stretti i momenti indimenticabili del 2013.

Vi aspetto qui, puntuali, fra un anno… per la pubblica umiliazione!