June 25

Tutto ciò che Michael è stato – What Michael was to me



Picture by Daniele Dalledonne

(English version below)
Questo è un tasto che in pubblico tendo a toccare raramente, semplicemente perché penso che in pochi possano capire. Il nostro mondo quotidiano è troppo suddiviso fra i “qualcuno” e i “nessuno”, fra famosi e non, troppo gretto e schiavo della praticità perché si possa comprendere l’amore per una persona mai incontrata, se non archiviandolo sotto il nome di fanatismo.
Per me, Michael non è stato solo il poster appeso in camera, tantomeno è stato esclusivamente fonte di ispirazione artistica. Michael mi ha insegnato che la guerra è una truffa su scala globale, mi ha insegnato – purtroppo arrivando a rimetterci la pelle – come i giornali mettano in luce solo i dettagli utili alla vendita, servendo il dio denaro e fregandosene della verità. Mi ha insegnato che se sei “strano” agli occhi della massa sei già colpevole, e che non importa quanto il tuo sguardo sia onesto, i più si fermeranno a domandarsi quanti interventi di chirurgia plastica tu abbia subito. Mi ha insegnato che, nonostante la generosità possa avere un prezzo altissimo, è giusto e doveroso fare ciò che si può per guarire il mondo. Attraverso la sua solitudine, mi ha insegnato che l’isteria di chi dice di amarti può diventare la più scomoda delle gabbie. Mi ha insegnato che si può essere feriti senza smettere di contenere, nel proprio sorriso, tutta la luce del mondo.
Lui era il contrario del filo dell’aquilone: il mondo cercava di trascinarmi a terra, fra bullismo, cattiveria, superficialità e ignoranza, ma lui mi faceva volare alto.
Il diario dei miei quattordici anni era una serie di lettere d’amore rivolte a lui, scritte con una penna argentata.
A chi ancora in qualche modo riesca a nutrire dubbi sul suo conto, consiglio semplicemente di ascoltare i racconti dei suoi figli e dei suoi nipoti. Certo, non soddisfano la voglia di inquisizione, ma sono un toccasana per quella di verità.

(English)

This is a topic I tend to talk very little about in public, simply because I believe that only a very few people can actually understand. Our daily life is too strongly divided between the “somebodies” and the “nobodies”, between famous and common people, too crass and slave to convenience in order to understand love towards someone never met, if not by labelling it as fanaticism.
To me, Michael was not only the poster hangin on a wall, neither just a source of artistic inspiration. Michael taught me that war is fraud on a global scale, and he also taught me – paying with his life – that newspapers only focus on the details that will make them sell, serving the almighty dollar and not caring at all about the truth. He taught me that, if you’re “weird”, in the eyes of the mass you’re already guilty, and that regardless how honest your eyes might be, most people will just wonder how many times did you have plastic surgery. He taught me that, regardless how high the price of generosity might be, it’s right and it’s our duty to do everything possible in order to heal the world. Through his solitude, he taught me that the hysteria of those who say that they love you can become the most uncomfortable cage. He taught me that you might be hurt, but that doesn’t mean that your smile will stop being the reflection of all the light in the world.
He was just the opposite of a kite string: the world tried to bring me down, with bullies, meanness, shallowness and ignorance, but he made me fly.
When I was fourteen years old, my diary was a series of love letters for him, written with silver ink.
And for those who still have doubts about him: I highly suggest listening to what his children and his nephews have to say. It won’t soothe the thirst for inquisition, but it will definitely soothe the one for truth.



Posted June 25, 2019 by Delia in category "Uncategorized

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