December 30

2017

(English version below)

Si dice che il numero diciassette porti sfortuna; pare che la credenza, in Italia, sia stata fomentata dal fatto che sulle tombe, anticamente, si leggesse “VIXI”, e che l’analfabetismo tanto diffuso all’epoca abbia favorito la confusione con il numero romano XVII.
Non definirei sfortunato il mio 2017, ormai agli sgoccioli, ma più che altro un anno pieno di cadute, colpi di scena e inaspettate riprese; in definitiva l’anno dei rami secchi finalmente potati, l’anno dell’allontanamento.

Come ne Le Nebbie di Avalon la mitica isola va allontanandosi dal mondo da noi riconosciuto come reale, mi sono fortemente distaccata da tutto ciò che in realtà non ha mai fatto parte di me, ho pienamente abbracciato il fatto che l’arte sia la mia fede, e che così come molti sentono di doversi ritirare per vivere una vita fatta di preghiera, io ho avvertito il bisogno – per quanto possibile – di smettere di investire tempo, energie e spazio in attività che per quanto viste da molti come indispensabili, a me non lasciano dentro davvero nulla.
Se si tratti di semplice deriva, di isolamento, di elevazione o di tutte queste cose insieme sarà solo il tempo a dirlo. Probabilmente il 2018, nello specifico, visti i cambiamenti, le novità e le sfide che si prospettano.
Il prossimo anno, molte delle cose che durante questo sono rimaste in cantiere, finalmente ne usciranno; a vele spiegate, si spera.
Il 2017 ha segnato la fine di molte cose: speranze, amicizie, corsi di studio, addirittura la fine degli HIM, dopo ben ventisei anni di onorata carriera. Chi l’avrebbe mai detto?
Ma la Morte, nei tarocchi, non rappresenta banalmente la fine della vita, bensì la conclusione di un ciclo e la rinascita; spero dunque che i sacrifici compiuti e le carcasse di ciò che nel 2017 è finito vadano a concimare il terreno del 2018, che quest’ultimo si riveli un anno fertile, ma che sia un maestro valido almeno tanto quanto il suo predecessore.

English

In Italy the number 17 is believed to be unlucky; apparently the spread of this belief was helped by the fact that on many gravestones people could see the word “VIXI” (Latin for “I lived”) and that being not actually able to read, they might have mistaken it for the Roman number XVII (17).
I wouldn’t call 2017, which is almost over at this point, a year of bad luck; I’d rather say that I fell many times, lived turning points and surprisingly got up again; definitely the year of finally pruning dead woods, of getting far away.

Just like in The Mists of Avalon the island of myth slowly slips away, far from the world that we recognise as real, I got detached from all those things that at the end of the day were never a part of me, I fully embraced the fact that art is my faith, and just like some feel the need to retire from everything else and live a life of prayer, I felt the need to stop – as much as possible – investing time, energy and space, in activities that despite essential to others, never actually had a deep meaning to me.
If it’s all about drift, isolation, elevation or all of these things together, only time will say. It looks like probably 2018 is going to be the one saying it, especially considering all the changes, the news, and the challenges approaching.
During the upcoming year, most of those things that were under constructions, finally will be ready, and hopefully kicking.
2017 meant the end for many things: hopes, friendships, studies, and even the end of HIM, after 26 years of honored career; who would have said it?
But in the tarots, the Death, doesn’t just represent the end of life, it’s instead about the end of a cycle and the rebirth, therefore I hope that all the sacrifices made and the corpses of the things that died during 2017 will make 2018’s field fecund, and still a teacher as good as its predecessor.



Posted December 30, 2017 by Delia in category "Uncategorized

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