February 22

Umberto Sì, Umberto No, Umberto Evviva!

umberto-eco--644x362(English version below)
Non sono solita scrivere articoli commemorativi; in genere sono pieni di luoghi comuni, ma soprattutto sono inutili. Servono solo a limitarsi a dare a chi condivide il dolore per la perdita la possibilità di non elaborare un pensiero proprio, limitandosi a “condividere” ciò che qualcuno si è già preoccupato di esternare, o a dare modo a chi dalla stessa perdita non viene toccato di polemizzare, perché “Chi se ne frega”, perché “La fame nel mondo” e perché “Si stava meglio quando si stava peggio”. Però stavolta se ne va nu piezz ‘e core, dunque al diavolo le polemiche e al diavolo la paura dell’inutiltà; tanto in fin dei conti secondo Oscar Wilde l’arte deve essere inutile.

Pensare al mondo senza Umberto Eco è in qualche maniera inquietante; era uno dei pochi simboli della cultura italiana rimasti intatti. Parlo di cultura vera, quella fatta di logica, di pensiero, di coscienza e di capacità di esprimersi, di identità autentica e non di volgare xenofobia.
Umberto Eco portava con sé luce e speranza; un uomo dal talento talmente immenso da essere riuscito ad imporsi alle masse nonostante la sua sia stata una produzione realmente intelligente e complessa.
Era snob, Umberto, un elitario; uno che di proposito ha reso pesanti le prime cento pagine de Il Nome della Rosa per selezionare i lettori ed essere certo che a goderne fossero quelli meritevoli; uno che probabilmente m’avrebbe moralmente sputato in un occhio, essendo io un’autrice che perlopiù si è sempre autopubblicata, ma gli ho voluto bene ed in qualche modo ho sempre trovato che i suoi lati negativi fossero parte della sua forza, che contribuissero al suo insegnamento: non abbassarsi per essere più facilmente comprensibili e di conseguenza apprezzabili, perché ad apprezzare l’arte di qualità sarà chi lo merita; e forse questo non è solo un insegnamento in ambito artistico, ma un insegnamento di vita.

Non scorderò mai la sensazione magica di quando per la prima volta lessi un suo libro: come se qualcuno mi stesse consegnanfo un segreto prezioso.
Adesso, pur senza il caro Umberto, la lotta alla decadenza e all’abbrutimento della cultura, dovrà continuare, e spero che i campioni senza macchia e senza paura siano tanti, pronti a studiare di più, a lavorare di più su se stessi e a preoccuparsi di avere davvero dei contenuti da esporre, nonostante viviamo nell’epoca dell’apparenza e nonostante l’Italia abbia smesso da molto tempo di essere un Paese meritocratico.
Io voglio credere che così come il talento di Eco ha vinto nella partita contro la mediocrità e le cose facili a tutti i costi, i nuovi talenti possano vincere in quella contro il bombardamento continuo di immagini e parole a cui veniamo ogni giorno sottoposti, che rappresenta il nuovo oscurantismo.

English

I don’t usually write memorials; they’re usually full of clichés and they’re useless. They’re there only to give to those who share the sorrow for the loss a chance to avoid to elaborate their own thoughts, just “sharing” what someone else already wrote down, and to give a chance to those who don’t care about it to create flames because “Who cares about it”, because “There are people dying from hunger” and because “We were better off when we were worse off”. But this time the one who’s leaving is piece of my heart, so both flames and the fear of writing something useless can go to hell; after all according to Oscar Wilde art must be useless.

To think about the world without Umberto Eco is somehow creepy; he was one of the few symbols of Italian culture still untouched. I’m talking about real culture, the one made of logics, of thought, of coscience and ability to express oneself, of authentic identiti and not of trivial xenophobia.
Umberto Eco carried with him light and hope; a man with such an incredible talent to menage to be loved by the mass despite his production is actually smart and complex.
Umberto was a snob, an elitist, who intentionally made heavy the first hundred pages of The Name of the Rose, in order to make a selection among readers and be shure that only the ones who deserved it would have had a chance to enjoy it; a man who would have probably figuratively spitted on my face, as I’m an author who mostly self published her works till now; but I always loved him, and I always found that also his negative sides were a part of his strenght, that they gave a contribution to what he thought us: not to bring ourselves down in order to be more easily understandable and therefore lovable; and maybe this rule doesn’t work only when it comes to art, maybe it’s also about life.

I’ll never forget the magical feeling, when for the first time I read one of his books: it was like someone was telling me about a precious secret.
Now, even without dear Umberto, the fight against the decay and the degradation of culture will have to go on, and I hope that there will be many knights in shining armour, ready to study more, to work harder on themselves and taking care of having actually something to say, despite the fact that we live in the era of appearance and despite Italy stopped being a meritocratic Country a long time ago.
I want to believe that, just as Eco’s talent won against mediocrity and cheapness, the new talents will be able to win against the perpetual bombardment of pictures and words we’re victims of, which is the new obscurantism.



Posted February 22, 2016 by Delia in category "Arte

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