December 30

Sleep of Monsters: Intervista con Ike Vil e recensione di Produces Reason (Interview with Ike Vil and review of Produces Reason)

(English version below)

La recensione e l’intervista che vado a presentarvi – pur essendo state scritte da me – furono originariamente pubblicate (nel 2013) su His Infernal Magazine, che purtroppo però non esiste più; per gentile concessione della fondatrice del magazine ho la possibilità di riproporvele qui, sul mio blog.

SleepOfMonstersIl Sonno dei Mostri Genera Ragione
Dopo il magico live in occasione dell’Helldone, le mie aspettative riguardo all’uscita di Produces Reason erano altissime; non sono rimasta delusa.
L’album di debutto degli Sleep of Monsters è palesemente frutto di lavoro svolto con dedizione: curato nei dettagli, variegato ma armonioso.
Ogni pezzo ha una sua ragione di esistere, ma mi focalizzerò solo su alcuni brani.
“Holy Holy Holy” è un’introduzione dal sapore mistico. Mezzo minuto è sufficiente alle tre sirene Hanna, Nelli e Tarja per attirare l’ascoltatore nella rete di Produces Reason.
Impossibile non notare poi le tre regine sapientemente distribuite lungo la tracklist: Nihil Nihil Nihil, Murder She Wrote e Horses of the Sun.
Nihil Nihil Nihil è la dimostrazione pratica del fatto che non sempre sia necessario scegliere fra un pezzo di qualità ed uno orecchiabile. Ritmo, un pizzico di celtica, chitarre elettriche in primo piano, un ritornello che rimane in testa, un testo in cui la consapevolezza di essere “niente” e di averle viste tutte si mescola a quella di avere la forza di affrontarne altrettante.
Murder She Wrote e Horses of the Sun sono due ballate di natura differente, eppure in qualche modo costituiscono due facce della stessa medaglia. La prima, con un’intro gotica degna dei Cradle of Filth ai tempi di Dusk and Her Embrace, narra di una tragica storia d’amore che diventa volutamente simbolo di tutte le tragedie amorose; la seconda è invece un inno all’ermetismo con tutta la potenza di un raconto biblico. Sono le tinte epiche ad unirle: una canzone che pare essere una preghiera per tutti gli innamorati sfigurati dal sentimento ed una preghiera romantica tanto quanto una canzone d’amore.
Magick Without Tears – l’ultima traccia – che nella galleria di questo album è uno dei dipinti dai colori più luminosi, riprende Holy Holy Holy, definendo il finale circolare di Produces Reason, in perfetta congruenza con l’artwork in copertina.
Non so se il Sonno dei Mostri generi ragione, ma di sicuro – negli amanti della vera musica – genera speranza.

Intervista con Ike Vil

Gli Sleep of Monsters: una delle band di supporto dell’Helldone, presto sul palco dell’ “Halloween in HEL” (con The 69 Eyes). Dolci ricordi, ma soprattutto promesse per il futuro, nella nostra intervista con il frontman: Ike Vil.

-Quando è cominciata l’avventura degli Sleep of Monsters?
Nella primavera del 2012, il nostro chitarrista Sami Hassinen, che si era appena ritrovato senza una band, stava partecipando ad una jamming session con il tastierista Janne e il batterista Pätkä in un locale di Helsinki mentre il posto era vuoto. Conosco Sami da molto tempo, dato che le nostre band suonavano insieme piuttosto spesso verso la fine degli anni novanta, e si è anche occupato del mixaggio per i Babylon Whores, la mia vecchia band, un bel po’ di volte. In qualche maniera mi ha convinto ad andare a bere qualcosa con lui una sera, con l’idea di provare qualcosa insieme, e alla fine della nottata, ci siamo ritrovati nel bagno (!) di un monolocale con una chitarra acustica, a provare un po’ di canzoni. La mattina dopo non ci ricordavamo più le canzoni, ma c’era qualcosa. — Voglio dire, di base avevo già deciso che ne avevo abbastanza della musica, ma lui è riuscito a riportarmici. Era come ritrovarsi davanti ad un muro quando si trattava di scrivere musica, ed in particolar modo i testi, ma in qualche modo tutto è ritornato, in maniera positiva.

Si è aggiunto Mäihä come bassista e Uula come secondo chitarrista e quando abbiamo cominciato a buttare giù alcune tracce con il nostro produttore Pekka in studio, ci ha fatto conoscere le regazze, prima Hanna e Anni, poi Nelli, le cui voci si sono rivelate la componente mancante in diverse delle nostre canzoni e hanno dato il tocco finale al nostro sound (anche se, naturalmente, è ancora in evoluzione).

-Come definiresti la vostra musica?

Ci sono ovviamente diversi elementi, e se ascolti una sola canzone, può accadere che tu non riesca davvero a fartene un’idea completa. Comunque, credo che ci sia un’identità fortemente riconoscibile ad accomunare tutti i nostri pezzi. Potresti giocartela con termini come “gothic acid rock” o “dark pop” o “occult rock” or qualunque altra cosa, ma hey, noi siamo solo stupidi musicisti, il nostro lavoro è scrivere musica, voi giornalisti potete farci le pulci e tirare fuori qualche termine appropriato :DSono sicuro che risulterà troppo leggera e pop alle orecchie dei metallari, troppo strana e troppo artistica per il mainstream (ci sono già stato, l’ho già fatto), per non parlare del fatto che dal vivo, a volte mi dimentico che non suono più in una band punk. Ma hey, sono vecchio e saggio e so che questa è ROBA BUONAAA! 😀

-Questa è difficile: cosa significa per te la musica?
Semplicemente, è lì, sai? Può essere musica elevante o un rituale pieno di potere, una bella melodia, un riff ritmato o un portale che si apre sui sentimenti e sulle cose che non possono essere espresse a parole, cose che non sono bianche o nere, ma che ti fanno venire la pelle d’oca. Penso che possa essere anche tutte queste cose insieme — “all things to all men”, come vuole il cliché. Quando ero un bambino, credo che la musica avesse molto a che vedere con l’affermazione dell’identità — credo che ci fosse molto più della semplice musica in David Bowie, nei Bauhaus, Samhain, Dead Boys, Celtic Frost e così via. Ad un certo punto, avendo suonato in una band per molto tempo (anche se ancora non sono davvero bravo a suonare qualcosa; beh, forse nemmeno a cantare) pian piano ho cominciato a sentirmi come una prostituta, perché avevo perso quel modo viscerale, ingenuo, e non analitico di ascoltare la musica. La musica era solo strofe e ritornelli. Per diversi anni la musica non ha significato quasi nulla per me (e c’era davvero un mucchio di band che un poveretto deve subire nel mondo odierno che ha persino peggiorato la situazione!), ma poi, lentamente, così come la musica aveva perso ogni significato, è come se lo avessi ritrovato — come ho detto,come qualcosa che semplicemente è lì, per via della volontà di esprimersi al meglio; qualcosa con cui puoi giocare nei modi più strani, fin quando non l’analizzi troppo. E questo vale sia per l’ascoltare che per il suonare musica. Immagino che tutto questo non abbia molto senso, vero? Ma il punto è esattamente questo. 😀

-Mettendo insieme il nome della band e il titolo del vostro album, che uscirà prossimamente, otteniamo: “Sleep of monsters produces reason” (“Il sonno dei mostri genera ragione”); cosa intendete?

C’è una famosa incisione dell’artista spagnolo Francisco Goya chiamata “El sueño de la razón produce monstruos” “Il sonno della ragione genera mostri” del 1799, che mi ha sempre affascinato. Si trova facilmente anche su internet. Essendo sempre stato incline all’ermetismo (“As Above, So Below”) [“Così com’è Sopra, è anche Sotto” una delle massime del movimento filosofico e religioso dell’ermetismo, ndD], ho considerato che anche il contrario debba essere vero, se il Sonno della Ragione Genera Mostri. In realtà, avevo già scritto questo verso in una vecchia canzone dei Babylon Whores intitolata “Radio Werewolf” nel 2000, quindi in un certo senso, è anche un rifermento al passato.

-Sei in qualche modo nostalgico riguardo alle superstizioni?

Hehe, che intendi per “superstizioni”? Personalmente, credo che… Diciamolo, l’idea del costante sviluppo economico è basata sulla superstizione molto più dell’alchimia 😀

-Un chiaro riferimento a Goya e il titolo di una delle canzoni in latino (Nihil Nihil Nihil); qual è il fascino dell’Europa del Sud? Come ti ha influenzato?

C’è una tradizione occulta così ricca tornando indietro di migliaia di anni. Se vuoi capire l’Europa, la cultura europea (e forse persino gli Europei), tutte le strade portano a, uh, Roma, come dice il proverbio. Non che non ci siano una miriade di cose affascinanti riguardo alla tradizione celtica, a quella tedesca/nordica. (O a quella iberica, o fenicia, o precolombiana, o lemure, o…)

-Non solo la musica può ispirare i musicisti; come e quanto spesso trovi spunti in altre forme d’arte?

Credo che il pezzo di Goya abbia decisamente dato il via in me, ad un pensiero fisso. In generale, comunque, penso che nella mia testa si mescolino molte cose diverse e che ritornino poi insieme nei testi condensate sotto forma di analogie — Voglio dire, per me la maggior fonte d’ispirazione è sempre stata la vita (e, um, la morte rappresenta buona parte di essa!), e uno deve vivere, amare ed esplorare per potersi aprire a quelle analogie, per riuscire a far quadrare i pezzi del puzzle. Credo che tutti i pezzi d’arte — musica, cinema, illustrazioni, scultura, architettura — che tentano di collegarsi in maniera significativa al disegno più grande e non sono solo dei semplici derivati, facciano parte del ricco, misterioso arazzo che ogni anima vivente può studiare e in cui può ritrovarsi, riflettersi e forse capire qualcosa di sé. Nel migliore dei casi, forse accadrà questo con i nostri testi.

-Quali sono le vostre aspettative riguardo a Produces Reason?

Vendere un milione di copie. Se non dovessimo arrivare a tanto, allora spero che arriviamo almeno a vendere abbastanza per realizzare il prossimo album.

-Dove, in particolare, ti piacerebbe tenere un concerto?

Ho sempre amato i castelli ma non mi è mai capitato di suonarci. Ho anche dei bei ricordi della House of Blues a Chicago, e alcune delle vecchie sale da ballo negli Stati Uniti hanno una meravigliosa atmosfera, fatiscente, sporca. Ogni città europea con un centro storico è gradita. Ma di base per me va bene qualunque posto in cui ci siano birra e vino bianco!

– Piuttosto spesso le band di supporto – a prescindere dal talento – fanno fatica a catturare l’attenzione del pubblico. Come ti sei sentito all’Helldone?

Penso che i fan degli HIM ci abbiano dato un caloroso benvenuto, e gliene sono davvero grato! (Ovviamente devo ringraziare anche Ville e i ragazzi per l’opportunità che ci hanno dato. [Hmm, in realtà, dovremmo attaccarci a loro per qualche altro concerto quando uscirà il nuovo album:D]). Seriamente, nel corso della mia carriera mi è capitato un bel po’ di volte di aprire dei concerti, e non sempre ha avuto molto senso — ma per la prima volta, penso di far parte di una band che possa conquistare una buona parte di pubblico a prescindere dall’headliner. Penso che ce la siamo cavata piuttosto bene anche come supporto di una band Death Metal lo scorso venerdì 😀

-Grazie per il tuo tempo; spero di rivedervi presto sul palco!

Grazie, Delia! Il nostro album uscirà ad Ottobre, dopo di che speriamo di riuscire a girare un po’. Prima di questo, in Finlandia dovrebbe passare in radio un nuovo promo, forse uscirà un vinile 7”, e stiamo anche pensando ad un video.

English
This review and this interview were originally published (in 2013) by His Infernal Magazine, but unfortunately the magazine no longer exists; thanks to the founder of the magazine I have now the chance to bring back this material to you, here on my blog.

SleepOfMonsters

The Sleep of Monsters Produces Reason
After the magical Live at the Helldone, my expectations about the release of Produces Reason were very high; I wasn’t disappointed.
Sleep of Monsters’ debut album is clearly the harvest of dedicated work: a high degree of attention to detail, varying in style but harmonious.
All tracks have their reason for being, but I’m going to focus only on some of them.
“Holy Holy Holy” is an intro with a mystical flavour. Half a minute is enough for the three mermaids Hanna, Nelli and Tarja to attract the listener into Produces Reason’s cobweb.
It’s impossible not to notice the three queens wisely distributed along the tracklist: Nihil Nihil Nihil, Murder She Wrote and Horses of the Sun.
Nihil Nihil Nihil is the practical demonstration of the fact that it’s not always mandatory to choose between a quality song and a catchy one. Rhythm, a pinch of Celtic music, electric guitars standing high, a chorus sticking in your head, lyrics in which the realisation of being “nothing” and to have seen it all is mixed with the realisation of being ready to see much more.
Murder She Wrote and Horses of the Sun are two ballads of different nature, but still somehow they are two sides of the same coin. The first, with a gothic intro meeting Cradle of Filth during the era of Dusk and Her Embrace, narrates a tragic love story which intentionally becomes the symbol of all love tragedies; the second one is a hymn to hermetism with all the power of a biblic narration. The tie between them is the epic atmosphere: a song which seems to be a prayer for all lovers disfigured by love and a prayer as romantic as a love song.
Magick Without Tears – the last track which, in this album’s gallery, is one of the images painted with the most delightful colours, recalls Holy Holy Holy, defining the circular ending of Produces Reason, in perfect harmony with the cover artwork.
I don’t know if the sleep of monsters produces reason, but for sure – in people who love real music – it produces hope.

Interview with Ike Vil
Sleep of monsters: one of the bands supporting Him at the Helldone, soon on stage for Halloweeen in Hel (with The 69 Eyes). Sweet memories, but especially promises for the future, in our interview with the frontman: Ike Vil.

-When and how did Sleep Of Monsters’ adventure begin?

In the spring of 2012, our guitarist Sami Hassinen, having recently found himself without a band, was jamming with keyboardist Janne and drummer Pätkä at a club in Helsinki when the place was empty. I know Sami from way back, as our old bands were playing together quite often in the late 90’s, and he even mixed Babylon Whores, my old band, quite a few times. Somehow he got me to go drinking with him one evening, with the idea of trying out something together, and at the end of the night, we ended up in the toilet (!) of a small bed-sit apartment with an acoustic guitar, trying out a few songs. We didn’t remember the songs next morning, but somehow it felt there was something to it — I mean, I had basically decided that I’m done with music already, but he managed to lure me back in. I had basically hit a wall what comes to writing music, and especially lyrics, but somehow it all started coming back in a good way.

 

We got Mäihä on bass and Uula on second guitar and when we started laying down some tracks with our producer Pekka in the studio, he hooked us up with the ladies, first Hanna and Anni and later Nelli, whose female vocals turned out to be the missing component in quite a few of our songs and sort of gave the final touch to our sound (although it’s obviously still evolving).

 

-How would you define your music?

 

There’s obviously a lot of different elements to it, and it might be that if you hear just a single song, you don’t really get the complete picture. Still, I think there’s a very recognizable identity going through it all. You could play around with terms like “gothic acid rock” or “dark pop” or “occult rock” or whatever, but hey, we’re just stupid musicians, it’s our job to write music, you journalists can pigeon-hole us and come up with the terms that stick 😀 I’m sure it’s gonna be too slick and poppy for the metalheads, too weird and artsy for the mainstream (been there, done that), not to speak of the fact that live, sometimes I forgot that I don’t play in a punk band anymore. But hey, I’m old and wise and I know that this shit is GOOD! 😀

 

-Hard question: what’s the meaning of music to you?

It’s just there, you know? It can be elevator music or a powerful ritual, a nice melody or a groovy riff or a gateway to feelings and things that can not be expressed with words, things that are not black and white but give you the goose bumps. I guess it can even be all those things at the same time — all things to all men, as the cliché goes. When I was a kid, I guess music had a lot to do with self-identification — I guess there was just so much more in David Bowie, Bauhaus, Samhain, Dead Boys, Celtic Frost or whatever than just the music. At one point, having played in a band for a long time (although I still can’t, like, really play anything, well, maybe not even sing) I started slowly feeling like a prostitute, cos I had lost that gut feeling, the naïve, non-analytical way of listening to music. Music was just verses and chorii. There were quite a years when music was almost meaningless to me (and there were really a lot bands that a poor person is subjected to in the modern world that made it all the more worse!), but then, slowly, as music had lost all meaning to me, I sort of found it again — as I said, as something that is just there, for want of a better expression; something you can do all kinds of weird things with it, as long as you don’t analyze it too much. And this goes for both listening to AND playing music. I guess I’m not making a lot of sense, am I, but that is just the point 😀
-If we put together the name of the band and the title of your upcoming album we obtain the sentence: “Sleep of monsters produces reason”; what do you mean?

There is a famous etching by the Spanish artist Francisco Goya called “El sueño de la razón produce monstruos” (1799), “The Sleep of Reason Produces Monsters” that has always fascinated me. You can easily find it on the internet. As I’ve always been somewhat hermetically inclined (as in “As Above, So Below”), I reckoned the opposite must also be true, thus The Sleep of Reason Produces Monsters. Actually, I already wrote the line in an old Babylon Whores track called “Radio Werewolf” back in 2000, so in a way, it’s also a nod to the past.

-Are you somehow nostalgic about superstitions?

Hehe, what do you mean “superstition”? Personally, I think that, say, the idea of constant economic growth is much more based on superstition than e.g. alchemy 😀

-A clear reference to Goya and a song with a title in Latin (Nihil Nihil Nihil); what’s the fastination of southern Europe? How did it influence you?

There’s just such of a rich, dark tradition going back thousands of years. If you want to understand Europe, European culture (or maybe even Europeans), so many roads lead to, uh, Rome, as the saying goes. Not that there wouldn’t be a plethora of fascinating things about the Celtic and Germanic/Nordic culture, too. (Or the Iberian, or Phoenician, or Pre-Colombian, or Lemurian, or…)
-Not only music can inspire musicians; how and how often do you find ideas in other kinds of art?

I guess the Goya piece is something that definitely triggered one, fixed thought in me. In general, though, I think that so many things get mixed up in my head and come back together in the lyrics condensed as analogies — I mean, the main inspiration for me has always been life (and, um, death is a big part of it!), and one has to live, love and explore in order to open up those analogies, to connect the pieces in the puzzle. I think all works of art — music, movies, books paintings, sculpture, architecture — that try to connect to the bigger picture in a meaningful way and are not just derivative drivel, are part of the rich, mysterious tapestry that every living soul can study and find her/himself in it, reflect her/himself in it and maybe even realize something about her/himself in it. In the best case, maybe also in our lyrics.
-Which are your expectations about Produces Reason?

1,000,000 sold copies. If that does not happen, enough so that we can make the next album!
-Where would you particularly like to play a gig?

I’ve always loved castles but never actually played one. I also have cool memories from the House of Blues in Chicago, and some of the old dance halls in the US have this nice, run-down, sleazy atmosphere. Any European town with a historic city centre is always nice. But basically anyplace with some beer and white wine is OK with me!
-Quite often supporting acts – despite their talent – have a hard time catching the audience’s attention. How did you feel at the Helldone?

I think the HIM fans gave us a great welcome, and I’m really grateful for them because of that! (Of course I also have to thank Ville and the guys for giving us the opportunity. [Hmm, actually, we should bug them for more gigs when the album comes out :D]). Seriously, I’ve played quite a few support slots in my time, and not all of them have made much sense — but for the first time, I think I’m in a band that can actually win over quite a few people regardless of the headliner. I think we also went down pretty well supporting death metal bands last Friday 😀
-Thank you for your time; I hope to see you soon again on the stage!

Thanks, Delia, and sorry it took a while! Our album will come out in October, and after that we hope to tour a bit. Before that, there should be another radio promo single in Finland, maybe a vinyl 7″, and we’re also thinking about a video.



Posted December 30, 2015 by Delia in category "Arte

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