June 10

Indiana Croft II

(English version below)

Fra i buon propositi per questo scavo c’era quello di scrivere un post al giorno.
Certo, come no?
Non avevo idea di quanto uno scavo archeologico possa assorbire completamente persino una semplice studentessa come me!
Si scava, si scava, si scava, si setaccia e si setaccia ancora, si trova, si imbusta con le dovute informazioni, si ricomincia da capo. Si torna alla base lerci e la doccia non basta; terra nel naso, sotto le unghie, nelle orecchie, probabilmente anche nell’anima, ma una crema esfoliante per l’anima ancora nessuno l’ha inventata. Una volta più o meno ripuliti, ci si ritrova a parlare ancora di un’archeologia. La versione nobile e culturale della febbre dell’oro.
La scorsa settimana, qui a Pirkkala, è volata via fra centinaia di frammenti di ossa animali ritrovati. Nella foto, tengo in mano una perlina di vetro dipinta, da me dissotterrata, risalente probabilmente alla tarda età del ferro.

Un paio di giorni dopo io ed una mia collega abbiamo trovato un cucchiaio d’avorio, lei la “testa”, io il manico.
Pian piano cominciamo a scoprire grosse pietre e legno; si tratta forse di un qualche tipo di struttura?

(English)

Among my good intentions for this excavation, I was hoping to write a post a day.
Yeah, sure!
I had absolutely no idea that an excavation could keep so incredibly busy even a simple student such as myself!
You dig, dig and dig more, you sift and sift again, put everything in bags with the needed information, then start it all over again.
You return to the base covered in dirt and a shower is not enough; earth in your nose, ears and probably even in your soul, but so far no scrub creams have been invented for our spirits. After getting more or less clean, you keep on talking about archeology. A noble and cultured version of the gold rush.
Last week, here in Pirkkala, a week flew among hundreds of fragment of bones found. In the picture I’m holding a painted glass bead I dug out, probably from the late Iron Age.

A couple of days later, one of my mates and me found a spoon made out of bones, she found the “head”, while I found the handle.
We’re slowly starting to uncover big stones and wood; is it some sort of structure?

June 3

Indiana Croft – I

(English version below)

Pirkkala, Finlandia.

Come qualcuno di voi già sa, lo scorso settembre mi sono finalmente data all’archeologia: quella magnifica scienza al crocevia delle scienze (e delle correnti del sapere).
Geologia, medicina, biologia, botanica, zoologia, storia, numismatica, lingue, tecnologia: tutto ne fa parte e tutto la sostiene. L’archeologia tocca ogni aspetto della vita umana, ma non solo: non ha bisogno di civiltà, né di vita, bastano i minerali, le stratificazioni del terreno.
La passione mi ha travolta al punto che ho concluso il primo anno di studi in sei mesi, pur portando avanti i miei progetti artistici (e svolgendo a tempo pieno un lavoro molto meno interessante per pagare le bollette).
Dopo tanta – interessantissima – teoria, finalmente oggi ho vissuto il mio primo giorno di scavi.
Non mi sono trasformata in Angelina Jolie, mio malgrado.
Procediamo però con ordine.
Io sono particolare. Per citare i Baustelle: “Vivo così, fra il sociale e il vuoto”; che nel mio caso significa: salgo sul palco con minigonne e scollature vertiginose; alle feste ballo sui tavoli da sobria; però non mi parlate di stanze in comune, o peggio che mai docce comuni. Per me la solitudine è sacra. Né alle medie, né al liceo ho mai voluto partecipare a gite che durassero più di un giorno, perché la sera ho bisogno di tornare al mio silenzioso nido. Considerando ciò, l’idea di dover passare due settimane – escludendo solo i weekend – dividendo la stanza con molte altre ragazze praticamente sconosciute, e di dovermi fare la doccia nella palestra di una scuola, mi pareva in tutta onestà un incubo. Inoltre ero preparata a non essere compresa, dal momento che i Finlandesi hanno la cultura della sauna e dunque un rapporto molto diverso con la nudità rispetto a quello di molti Italiani.
In realtà non solo ho trovato un gruppo fantastico (amichevole e pronto ad aiutare, ciononostante discreto), ma anche disposto ad adattarsi; anzi, le ragazze hanno pensato che fosse una buona idea fare a turno, in modo da poter avere ognuna i propri spazi e almeno un momento per sé in tutta la giornata. I miei timori sociali solo svaniti difronte alla semplicità dei fatti.
Qui a Pirkkala (nei pressi di Tampere) comunque, le sorprese non mancano.
Prima di tutto – ce lo avevano anticipato, ma viverlo è un’altra cosa – l’archeologia è un lavoro molto fisico. Dimenticate i pennelli, o meglio, riservateli per molto dopo, perché l’archeologo comincia, più che dal paleolitico, dalla pala! Le secchiate di terra, prese da zone designate con precisione al metro, vengono poi passate al setaccio.
Oggi, durante la prima giornata, analizzando lo strato più superficiale del terreno, oltre ai consueti frammenti di vetro – difficili o spesso impossibili da datare immediatamente ad occhio – abbiamo trovato dei denti; come il professor Wesa ci ha spiegato, in questa zona non è affatto raro che ne vengano rinvenuti di umani. Come in quasi ogni scavo abbiamo poi trovato molti frammenti di ossa animali, più alcuni pezzi di ceramica. Tutto viene imbustato riportando il luogo del ritrovamento; la precisione dei dati dipende dalla rilevanza del reperto.
Un’intera giornata passata a scavare e setacciare certamente stanca, ma lascia addosso un’incredibile soddisfazione, soprattutto quando si ha la fortuna di finire in un gruppo come questo!
Nella foto: Maria, Jenni, io e dietro di noi il professor Wesa, che fa del photobombing nello stile più classico.


English

As some of you already know, last year, in September, I finally started studying archaeology: that amazing science at the crossroad between sciences and different fields of knowledge. Geology, medicine, biology, botanics, zoology, history, numismatics, languages, technology: everything is part of it, and everything supports it.
Archaeology reaches every aspect of human life, but not only: it doesn’t require civilization, neither life, minerals and stratifications are enough.
I got so much into it, that I completed one year of studies in six months, even though meanwhile I kept on taking care of my artistic projects (and I was working full time, doing a way less interesting job, just in order to pay the bills).
After plenty of (very interesting) theory, today I finally lived my first day ever at an excavation site.
Unfortunately I did not turn into Angelina Jolie. Too bad.
But let’s start from the beginning.
I am a peculiar person. Quoting Baustelle: “I live this way, between and emptiness”; meaning, in my case: I get on stage wearing super revealing outfits; at parties, I can dance on tables being perfectly sober; but don’t even try talking to me about sharing rooms or showers. Solitude is sacred to me.
During junior high and high school, I never wanted to take part to any school trip that would have lasted over a day, because in the evening I need to go back to my quiet nest. Considering all this, the idea of spending two weeks – with the weekends as only exception – sharing the room with many other girls, having met them only a few times before, together with the idea of having shower in the gym of a school, honestly looked like a nightmare. Nevertheless, I was ready to be not understood, since sauna is an important part of the Finnish culture, and therefore most Finns have a different view of nudity compared to most Italians.
Actually, not only I happened to meet an amazing team (friendly and ready to help, but still discreet), but they are even very flexible; the girls thought that taking shifts would be a good idea for everyone, so that each of us could have space, and at least a moment on her own during the whole day. My social fears disappeared in front of how easy the reality is.
Here in Pirkkala (very close to Tampere) we don’t anyway get bored.
First of all – we had already been told so, but living it is a totally different story – archaeology is a very physical work. Forget about brushes, or at least leave them aside for much later, because archaeology starts with a shovel!
Buckets full of earth, taken by marked places in the site, get sifted.
Today, the first day at the excavation, we analyzed the most superficial layer and, besides the usual glass fragments – hard or often impossible to date immediately, just by looking at them – we found some teeth; like our teacher Wesa told us, in this site it’s not rare to find human teeth. Like in almost any excavation, we found fragments from animal bones and from ceramics. Every finding is put in a bag, writing down the place were it was found; the most relevant is the finding, the most exact the information needs to be.
A whole day spent digging and sifting is certainly tiring, but it leaves with an unbelievable feeling of fulfillment, especially if you’re lucky enough to end up in a group like this!
In the picture: Maria, Jenni, me and behind us our teacher Wesa, photobombing in the most classic style!