June 4

Jovanotti e il Lavoro Gratis

A Firenze, davanti ad un pubblico di giovani studenti, Jovanotti si è espresso a favore di quello che ha definito “volontariato”.
Poco dopo, in un’intervista, ha smentito di essere favorevole al lavoro gratuito, insistendo di aver semplicemente raccontato la propria esperienza, dal momento che lui da ragazzino si divertiva come un matto facendo il cameriere (e non venendo pagato).

Tipico degli ultraconservatori: dire una cosa e smentirla trenta secondi dopo, una volta messi davanti alle estreme conseguenze di quello che hanno appena affermato.
Lo vedo tutti i santi giorni. Lo vedo nei leghisti che si offendono quando fai notar loro che Gesù non era italiano, e che quindi la loro battaglia per il crocifisso nelle scuole mal si combina con la volontà di respingere chi arriva da lontano. Lo vedo in chi insiste riguardo al fatto che l’attuale crisi mondiale sia colpa delle donne, che rubano il lavoro agli uomini e non accettano più il loro “ruolo naturale” (ergo: stare a casa, pulire e sfornare bambini), nel momento in cui – quando fai notar loro che un sistema che obbliga la donna alla dipendenza e alla subordinazione, è un sistema che la obbliga a subire in silenzio i soprusi, in modo da non perdere l’unico posto e l’unico potere che le vengano concessi –  ti accusano di metter loro in bocca parole che non han mai detto, perché ovviamente son contrari alla violenza, ed intendono solo difendere la “diversità dei ruoli”.
Oggi lo vedo anche in Jovanotti, che presenta ai giovani che saranno il nostro futuro lo sfruttamento in chiave positiva, per poi chiarire che intendeva solo spolverare bei ricordi d’infanzia.
“Quel lavoro non è gratis, costruisci un qualcosa dentro di te”, ha detto.

Quando si tratta di comunicazione, ho due saldi principi: bisogna sempre considerare il contesto, e ci si deve prendere la responsabilità di quello che si dice.
Un messaggio del genere, in un Paese in cui i giovani vengono chiamati “bamboccioni” o “choosy” dai politicanti, ed in cui – quando si tratta di stage – si è passati da rimborsi spese ridicoli al dover pagare per lavorare, è terrorismo sindacale.
Il volontariato è cosa nobile e lodevole, quando lo si fa per associazioni non profit, o magari anche per piccole imprese vicine al fallimento; il lavoro gratuito per gente che su quel lavoro guadagnerà, e guadagnerà una barcata di soldi, non si chiama “volontariato”, ma “sfruttamento”.

Certi discorsi mi fanno venire i brividi soprattutto quando fatti da genitori, che in quanto tali dovrebbero essere i primi a lottare per il futuro dei propri figli, ma che a quanto pare – di questi tempi – sono in prima fila contro i provvedimenti disciplinari nelle scuole quando toccano i propri pargoli, ma non capiscono che lasciarsi andare al nonnismo da caserma in ambito lavorativo  ha distrutto e distrugge l’economia.
Mi spiace, ma andare a fare compagnia ad un anziano, aiutare giovani con dei problemi, cercare di ripulire un poco le strade della propria città, non è uguale ad aiutare un miliardario a non doversi preoccupare di pagare la mano d’opera. Quest’ultima “esperienza” costruisce qualcosa dentro il giovane: sì, la convinzione fantozziana che in fin dei conti a farci lavorare ci facciano un favore.
Nessuno nega a Jovanotti la possibilità di raccontare aneddoti riguardanti la propria infanzia, nel caso in cui qualcuno sia interessato ad ascoltarlo, ma in una conferenza incentrata sul futuro e sul lavoro sarebbe stato doveroso, se davvero non avesse voluto difendere lo sfruttamento, raccomandare ai ragazzi di non fare quel che ha fatto lui, o perlomeno non elogiare i ragazzi americani che sono andati a lavorare gratuitamente per giganti dell’industria durante festival importanti.
Qui si lancia la pietra e si nasconde la mano, sempre e comunque.