April 22

Ombre

Guardo la pagina di Gino Strada, mi capita di scorrere i commenti; noto che spesso lo staff è costretto ad informare gli utenti di aver cancellato i loro commenti perché contenenti insulti.
“Saranno ragazzini che non hanno un cazzo da fare nella vita”, penso, e spero, poi clicco sui nomi, do un’occhiata ad un paio di profili, e vedo una pensionata, che nella foto di copertina esibisce affetto per il proprio cane abbracciandolo stretto, poi vedo un quarantenne.
Ripenso a tutti quelli che hanno gioito degli ottocento morti in mare (sì, pareva che fossero settecento, invece purtroppo son molti di più), e mi rendo conto più che mai che è davvero ora di smetterla di parlare di “opinioni diverse” e di cominciare a capire che il Male è tornato, se mai se n’è andato.
In particolare mi dispiace per i sopravvissuti ai campi di concentramento, perché io al posto loro avrei sperato che le atrocità vissute fossero perlomeno servite ad abbattere dei muri, a rendere l’umanità un po’ più umana.
Invece eccoci qua, settant’anni dopo, con le stesse ombre che strisciano fuori dagli angoli in cui si erano nascoste, e si riavvicinano nel tentativo di divorarci il cuore.

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April 20

Eroismo a babbo di minchia – Wikidelia

WikideliaEroismo a babbo di minchiaEroismo

“Io mi faccio il culo dalla mattina alla sera!”
“Non puoi capire…”
“Io mi alzo alle sette tutte le mattine!”

-Citazioni tipiche di soggetti affetti da eroismo a babbo di minchia

Normalmente, quando si parla di eroismo a babbo di minchia, ci si riferisce ad un atteggiamento mentale secondo cui un individuo costantemente si sopravvaluta e, naturalmente, costantemente sottovaluta gli interlocutori.
Nello specifico, la persona affetta da eroismo a babbo di minchia, è convinta di essere l’unica al mondo ad aver compiuto sacrifici o ad avere vissuto situazioni più complicate della rottura di un’unghia.
Particolari sintomi ricorrenti di tale disturbo sono:

  • convinzione irremovibile che la propria vita sia e/o sia stata più complicata di quella altrui;
  • convinzione irremovibile di essere gli unici a “farsi il culo”;
  • dare per scontato di poter ricostruire il vissuto dell’interlocutore, anche senza averlo mai visto in faccia.
    Anche senza conoscerne il nome.
    Se la discussione si svolge su un social network, anche senza aver letto ciò che ha scritto;
  • l’abitudine di rinfacciare ad altri compiti svolti, nonostante essi non siano mai stati richiesti, né implicitamente né esplicitamente, e nonostante gli altri non ne trarranno alcun beneficio, né in questa vita né in una delle prossime.

Al momento la scienza non ha ancora scoperto alcun rimedio all’eroismo a babbo di minchia, tuttavia in tutto il mondo si organizzano gruppi di preghiera affinché tutti coloro che ne sono affetti implodano.

[Picture by Cylent Shadow, Deviant Art]

April 4

Quando il Bullo Ti Assomiglia

In questi giorni ha fatto molto scalpore la notizia che le mamme di alcuni bulli, beccati dalla preside della scuola a causa di un video che – con la furbizia che spesso caratterizza i prepotenti – loro stessi avevano caricato su internet, si siano schierate dalla loro parte.
Le motivazioni son quelle di sempre: “Ma sì, son ragazzi”; “Era solo uno scherzo”.

Io dico: perché stupirsi?
Indignarsi è giusto e doveroso, ma dove trova spazio lo stupore in questa faccenda?
Se un ragazzo è venuto su abbastanza prepotente ed abbastanza insensibile da denudare un compagno, insultarlo, spargere il video ai quattro angoli della terra, e credere che sia divertente, probabilmente è avvenuto col benestare dei genitori; forse un benestare non lieto, forse un benestare fatto tutto di passività e di battaglie date vinte per pigrizia, ma pur sempre di benestare si tratta.
Al di là della mancanza di volontà di affrontare i propri fallimenti come genitore, e al di là di una presunzione immotivata (capace di convincere persone adulte – legalmente riconosciute come capaci di intendere e di volere – che un individuo sia splendido e degno di adorazione solo perché frutto delle proprie ovaie o dei propri testicoli), la questione si risolve ad un concetto semplice e tremendamente triste: quei ragazzi non si sono messi nei panni di chi hanno torturato ed umiliato, proprio come alcuni dei loro genitori non si mettono nei panni dei genitori di chi quel torto l’ha subito. Molto probabilmente loro, al posto di una semplice sospensione, avrebbero preteso su un piatto d’argento la testa del carnefice del proprio povero bimbo. Riescono a vedere se stessi in un piccolo oppressore, perché l’hanno generato, ma non riescono a vedere se stessi in un altro genitore, non riescono a vedere se stessi in un altro essere umano in quanto tale.

Le mie condoglianze a chi fa di tutto per crescere un figlio nel rispetto degli altri, ma vede il suddetto figlio – ad un certo punto – scegliere un’altra strada; ma un forte invito a farsi un esame di coscienza (o anche due) a chi si limita a dire o a pensare che “tanto son solo ragazzi”. Aggiungo anche che forse sarebbe il caso di aprire un dizionario e leggere attentamente cosa viene riportato alla voce: “trauma”.

La decisione di non avere figli, soprattutto quando a prenderla sono le donne, sembra fare tanta paura e creare tanto disagio; a me, onestamente, fa più paura questa sciagurata categoria di donne che difendono a spada tratta i propri figli, qualunque cosa facciano, accanendosi contro chi svolge il proprio ruolo di educatore.
Insomma, più che l’idea di un’umanità meno numerosa, mi spaventa l’idea di ritrovarmi in mezzo ad una manica di stronzi.

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