November 29

Nightwish @ Espoo Metro Arena (13 novembre 2015)

Ho rimandato molte volte la stesura di questo post, perché mentre io vivevo il concerto di cui andrò a parlare, altri vivevano una tragedia, e pur non volendomi pronunciare in merito è stato (e rimane) impossibile non pensarci.
Ad ogni modo, non trovo irrispettoso che chi ha la fortuna di poter ancora respirare e vivere le proprie passioni lo faccia; anzi, semmai credo che sia un segno della consapevolezza di questa fortuna.

Il concerto è stato caratterizzato da scelte quantomeno peculiari, a cominciare dal luogo che l’ha ospitato.
Espoo. Perché Espoo?
Per quanto la Metro Arena sia di per sé adatta ad ospitare un evento del genere, è davvero strano per chi vive a Helsinki doversi spostare verso Espoo per andare a vedere un concerto importante. Credo che sia un po’ l’effetto che farebbe ad un milanese un: “Metallica live a Cernusco sul Naviglio”.
Ma va bene, non focalizziamoci troppo su questi dettagli di poco conto.
La cosa che davvero mi ha lasciata con la faccia a forma di punto interrogativo è stata la scelta della band di supporto.
I Beast in Black.
Alla loro prima esibizione.
Sì, avete capito bene: prima esibizione—->gruppo spalla dei Nightwish.
Se non fosse abbastanza, il cantante ce lo fa sapere con orgoglio, preoccupandosi di annunciarlo al microfono.
“E va be’, allora saranno dei fenomeni”, verrebbe spontaneo pensare.
E invece no.
I Beast in Black sono la prova di come si possano prendere dei veri professionisti, musicisti in gamba, metterli insieme ed ottenere un risultato veramente triste.
Ognuno sa suonare bene il proprio strumento e il cantante sa davvero cantare, non c’è dubbio.
Peccato che metà di quello che il pubblico sente siano tastiere, e che sul palco un tastierista non ci sia.
Peccato che i pezzi siano tutti il genere di prodotto che io definisco “cover originali”, ossia: non dei plagi veri e propri; per scriverle basta riprendere pari pari quello che fa un’altra band ben più famosa, rimischiando le parole e le note, senza vera rielaborazione personale e/o artistica; e ciò non ha nulla a che vedere con il discorso delle influenze e dell’ispirazione, anzi, al massimo riguarda la mancanza d’ispirazione.
La furba trovata dei Beast in Black è però quella di creare “cover originali” di gruppi diversi invece di rifarsi sempre al medesimo, come in genere accade. Un po’ di Halloween qui, un po’ di Europe là, addirittura osiamo con un po’ di Duran Duran su un pezzo quasi dance, così passa la paura.
E pensare che la scena underground finlandese è piena di band interessanti e con un minimo di originalità.

IMG_1540

Grazie a Dio, o chi per lui, arriva finalmente il turno dei Nightwish, che mettono in scena un grande spettacolo, da tutti i punti di vista.
Non sono solo gli effetti pirotecnici e le immagini proiettate alle spalle dei nostri beniamini.
E’ l’energia, è la musica, sono le occhiatine complici che si lanciano fra di loro; è il fatto che – al di là di qualche piccola incertezza sulle prime canzoni – Floor sia una grandissima cantante ed un’ottima intrattenitrice, con espressioni del viso impagabili, che riesce ad emozionare ma anche a divertire. Marco non sbaglia una nota, non ha un attimo di cedimento, la carica è la stessa per tutto il concerto.
Tuomas, come al solito, suona le tastiere facendo delle facce degne di un porno.
Troy, il menestrello che con destrezza si giostra fra mille strumenti diversi, ci fa sapere che è molto deluso nel pensare che essendo inglese non potrà mai diventare presidente della Finlandia. Effettivamente son problemi; io, per uno che suona la cornamusa come lui, voterei ad occhi chiusi.
Vorrei tanto vedere Jukka, ma come (quasi) ogni batterista è votato a rimanere indietro, in castigo, ed essendo io una nana davanti al palco, ma in seconda fila, non c’è proprio verso di allungare il collo tanto da riuscire nell’impresa di scorgerlo.
Poi Emppu, il caro Emppu, che oltre ad essere un gran chitarrista ha sempre un sorriso amico per i fan, anche dal palco.
Nella scaletta si sente purtroppo tantissimo la mancanza di pezzi come Wish I Had an Angel e Amaranth che, al di là dei gusti personali, sono pilastri della storia della band. Si tratta comunque di una ben piccola mancanza, trovandosi davanti ad un gruppo che non sbaglia un colpo e durante il cui spettacolo, sulla faccia, senti sia il calore delle fiammate che si alzano dal palcoscenico che quello delle lacrime che inevitabilmente scendono.

Dopo il triste #escile, spopolato sui social network, lancerò un nuovo ashtag ai concerti: #scendimele, riferito alle lacrime.

 

Nightwish Setlist Metro Areena, Espoo, Finland 2015, Endless Forms Most Beautiful

Photogallery (tenendo bene in mente che non sono una fotografa, né aspiro a diventarlo):
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1202823019734891.1073741826.204801529537050&type=1&l=1d2aa19de4

Category: Arte | LEAVE A COMMENT
June 4

Jovanotti e il Lavoro Gratis

A Firenze, davanti ad un pubblico di giovani studenti, Jovanotti si è espresso a favore di quello che ha definito “volontariato”.
Poco dopo, in un’intervista, ha smentito di essere favorevole al lavoro gratuito, insistendo di aver semplicemente raccontato la propria esperienza, dal momento che lui da ragazzino si divertiva come un matto facendo il cameriere (e non venendo pagato).

Tipico degli ultraconservatori: dire una cosa e smentirla trenta secondi dopo, una volta messi davanti alle estreme conseguenze di quello che hanno appena affermato.
Lo vedo tutti i santi giorni. Lo vedo nei leghisti che si offendono quando fai notar loro che Gesù non era italiano, e che quindi la loro battaglia per il crocifisso nelle scuole mal si combina con la volontà di respingere chi arriva da lontano. Lo vedo in chi insiste riguardo al fatto che l’attuale crisi mondiale sia colpa delle donne, che rubano il lavoro agli uomini e non accettano più il loro “ruolo naturale” (ergo: stare a casa, pulire e sfornare bambini), nel momento in cui – quando fai notar loro che un sistema che obbliga la donna alla dipendenza e alla subordinazione, è un sistema che la obbliga a subire in silenzio i soprusi, in modo da non perdere l’unico posto e l’unico potere che le vengano concessi –  ti accusano di metter loro in bocca parole che non han mai detto, perché ovviamente son contrari alla violenza, ed intendono solo difendere la “diversità dei ruoli”.
Oggi lo vedo anche in Jovanotti, che presenta ai giovani che saranno il nostro futuro lo sfruttamento in chiave positiva, per poi chiarire che intendeva solo spolverare bei ricordi d’infanzia.
“Quel lavoro non è gratis, costruisci un qualcosa dentro di te”, ha detto.

Quando si tratta di comunicazione, ho due saldi principi: bisogna sempre considerare il contesto, e ci si deve prendere la responsabilità di quello che si dice.
Un messaggio del genere, in un Paese in cui i giovani vengono chiamati “bamboccioni” o “choosy” dai politicanti, ed in cui – quando si tratta di stage – si è passati da rimborsi spese ridicoli al dover pagare per lavorare, è terrorismo sindacale.
Il volontariato è cosa nobile e lodevole, quando lo si fa per associazioni non profit, o magari anche per piccole imprese vicine al fallimento; il lavoro gratuito per gente che su quel lavoro guadagnerà, e guadagnerà una barcata di soldi, non si chiama “volontariato”, ma “sfruttamento”.

Certi discorsi mi fanno venire i brividi soprattutto quando fatti da genitori, che in quanto tali dovrebbero essere i primi a lottare per il futuro dei propri figli, ma che a quanto pare – di questi tempi – sono in prima fila contro i provvedimenti disciplinari nelle scuole quando toccano i propri pargoli, ma non capiscono che lasciarsi andare al nonnismo da caserma in ambito lavorativo  ha distrutto e distrugge l’economia.
Mi spiace, ma andare a fare compagnia ad un anziano, aiutare giovani con dei problemi, cercare di ripulire un poco le strade della propria città, non è uguale ad aiutare un miliardario a non doversi preoccupare di pagare la mano d’opera. Quest’ultima “esperienza” costruisce qualcosa dentro il giovane: sì, la convinzione fantozziana che in fin dei conti a farci lavorare ci facciano un favore.
Nessuno nega a Jovanotti la possibilità di raccontare aneddoti riguardanti la propria infanzia, nel caso in cui qualcuno sia interessato ad ascoltarlo, ma in una conferenza incentrata sul futuro e sul lavoro sarebbe stato doveroso, se davvero non avesse voluto difendere lo sfruttamento, raccomandare ai ragazzi di non fare quel che ha fatto lui, o perlomeno non elogiare i ragazzi americani che sono andati a lavorare gratuitamente per giganti dell’industria durante festival importanti.
Qui si lancia la pietra e si nasconde la mano, sempre e comunque.

March 19

I Dieci Video Musicali Più Belli

Giusto perché si sentiva l’esigenza dell’ennesima classifica inutile, ecco di seguito la mia top ten:

10 – Fuck You – Lily Allen
Lily gira per la città deformando chiunque non le vada a genio.
Leggero, liberatorio, incarna il sogno di tutti (che non tutti sapevano di avere) ed è davvero ben realizzato.

9 – What You Waiting For – Gwen Stefani
Gwen è vittima del blocco dell’artista, decide quindi di rivolgersi ad una clinica specializzata. Sì ritrova prima improvvisamente nel suo studio, poi, cadendo da una sedia, viene catapultata nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Coloratissimo, splendidi costumi e regia impeccabile.

8 – Outside – George Michael
Il video denuncia più simpatico che si sia mai visto. Coppie di ogni genere si amano in qualunque posto immaginabile, subendo dura repressione da parte della polizia. Include alcune delle scene più gay del mondo.

7 – Everybody’s Fool – Evanescence
La lotta interiore di una diva. Non siamo tutte dive, ma tutte sappiamo come ci si sente a dover sorridere perché si è sotto gli occhi di tutti.

6 – Join Me (in Death) – HIM
Non c’è una vera e propria trama, ma a farla da padrona è l’estetica dal gusto assolutamente gotico. Curioso che in questo video compaia una delle modelle che vediamo anche in Outside, di George Michael, abbiagliata pressappoco allo stesso modo.

5 – Funeral of Hearts – HIM
Difficile raccontare meglio la bellezza magica e melanconica della Finlandia.

4 – Strange World – Kè
Metafora impeccabile di come il sistema odierno sfrutti il nostro egocentrismo per ingabbiarci.

3 – When You’re Gone – Avril Lavigne
Un video capace di far piangere chiunque abbia perso qualcuno, dai quindici anni ai novanta.

2 – Remember the Time – Michael Jackson
Michael, Eddie Murphy, l’antico egitto, un amore (forse) impossibile, magia ed effetti speciali che all’epoca erano da urlo. C’è bisogno di aggiungere altro?

1 – Someday – Flypside
In cima alla classifica questo piccolo capolavoro passato, almeno in Italia, in sordina.
I desideri di molti, che anno poco o niente, vengono annientati dal desiderio di chi invece ha già tutto. Attori bravissimi e grande soggetto, realizzato al meglio grazie a trovate non da poco, come ad esempio il riuscire a dare un volto a “chi ha tutto” in maniera chiara, ma senza scadere in luoghi comuni.

Qual è invece la vostra top ten?

May 4

Il Grande

6 Agosto 2011

Chi non ha sognato, almeno una volta nella vita, di incontrare un grande?
Non parlo necessariamente della ragazzina convinta di voler sposare uno dei Take That (o dei più moderni Tokio Hotel); mi riferisco anche e soprattutto al genuino desiderio di avere modo di stringere la mano ad un artista, ad un intellettuale, che in qualche modo abbia dato molto al mondo e ci abbia punzecchiato cuore e cervello.

Regola aurea: bisogna stare molto attenti a ciò che si chiede, perché si rischia di ottenerlo.

Fino a quando il “conoscere” il grande si riduce ad una chiacchierata di due minuti in camerino e ad una dedica, assai difficilmente si rimane delusi, a meno che il grande in questione non sia un totale idiota: bisogna essere tremendamente sciocchi per prendere a bastonate i propri ammiratori, galline dalle uova d’oro.
I veri problemi sorgono nel rapportarsi ai grandi nel quotidiano.
Il grande è mediamente un individuo con un’intelligenza superiore a quella di molti altri, dunque profondamente annoiato da complimenti vuoti e inconcludenti.
Il grande stringe a sé persone altrettanto intelligenti, ma ingenue, illudendole e illudendosi di provare affetto per loro, ma amando in realtà solo le attenzioni che da queste provengono; il risultato sono rapporti usa e getta -a prescindere dal fatto che si tratti di amicizie o relazioni sentimentali- pronti a finire in discarica al primo rischio. Perché il grande sarà anche un disgraziato, ma ha lavorato duramente per arrivare lì dove sta, e adesso il suo unico timore è che arrivi qualcuno o qualcosa a levargli la sedia da sotto il deretano.
Il grande non predica bene per razzolare male; il grande predica con fantasia e amore per razzolare mediocremente, colpa infinitamente maggiore.

Non è cattiveria; sono dell’idea che se al mondo ci fosse più cattiveria e meno ottusità, il genere umano sarebbe una stirpe meno felice ma di qualità superiore.

È pura e semplice paura.
La paura rende l’essere umano meschino e gretto; la paura rende il grande un omuncolo piccolo e spaventato; la paura fa sì che nuovi affetti vengano buttati nel cesso in nome della stabilità faticosamente raggiunta.
Il grande crea idee e mutila chi ha accanto nella realtà. Eppure il grande resta grande, forse proprio perché capace di insegnare cose che non comprende, o che in ogni caso non ha mai fatto sue.
Mi viene in mente una disperata poesia scritta da me qualche anno fa: definivo gli artisti
“Odierni Mosè,
destinati a mai giungere
nella fetida Terra Promessa”
.

May 4

La Sindrome degli Illuminati

7 Aprile 2012

Ve ne siete accorti?
Impazzano sul web e chi li crea ha schiere di fans.
I video su Illuminati, massoneria, messaggi subliminali & co. sono una piaga dilagante.

Cosa sostengono in genere?
Vi faccio qualche esempio concreto: una popstar vuole portare il mondo alla perdizione perché in un videoclip ha l’occhio coperto da un ciuffo; (occhio onniveggente)
una band è mentalmente controllata perché sulla copertina di un album compaiono dei manichini; (MK-ULTRA)
il divo di turno è arrivato al successo grazie a qualche setta segreta, perché in un testo fa riferimento ad un’antica divinità pagana; (satanismo, quindi massoneria).

In primis, esorterei queste belle personcine ad approfondire seriamente il significato di alcuni simboli, e a mettersi in testa una volta per tutte che paganesimo e satanismo non sono la stessa cosa. Ma per adesso sorvoliamo; prossimamente dedicherò ampio spazio a queste tematiche.
Quel che al momento mi interessa, è farvi notare come certe analisi siano tendenziose, fuorvianti e profondamente qualunquiste.

Quando si decide di cominciare con la caccia alle streghe, i fantomatici indizi si possono trovare ovunque. Quindi vi propongo un gioco: decidete di dimostrare che il vostro artista preferito (a prescindere dall’ambito e dall’epoca in cui abbia operato/operi) abbia legami con massoneria/satanismo/controllo mentale; se davvero vi impegnate sono certa che ce la farete.

Vi darò una piccola dimostrazione su me stessa, basandomi solo su elementi ed informazioni che – essendo reperibili su internet – sono a disposizione di tutti:

“Delia Tannino è stata cresciuta come Testimone di Geova.
Da decenni i Testimoni di Geova proclamano il futuro arrivo del Nuovo Ordine ( New World Order).

Ma diamo un’occhiata al suo sito:
http://i118.photobucket.com/albums/o93/Ville_Valo__/Occhio.jpg
In questa immagine Delia Tannino ha un occhio coperto (occhio onniveggente).
L’espressione e il trucco sono un chiaro riferimento alle forze del male (satanismo).

Ed ecco le copertine dei suoi libri:
http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180902_204801919537011_204801529537050_912516_6570193_n.jpg
Oltre al titolo in sé, possiamo notare come di entrambi i personaggi ritratti sia visibile un solo occhio (occhio onniveggente).
http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/276505_195800890490881_1519115231_n.jpg
L’angelo tiene in mano una maschera (MK-ULTRA)”.

Ecco qui: qualcosa di sospetto nella mia infanzia, qualcosa di sospetto nella homepage del mio sito e INEQUIVOCABILI simbolismi in due copertine su due.
Davvero niente male.

Ora, credete sul serio che chi “analizza” in questo modo videoclip musicali, film e fotografie possa aprire gli occhi a qualcuno?

Non voglio che questo post venga frainteso. Penso che esistano davvero gruppi di persone schifosamente ricche, schifosamente potenti e schifosamente malate in grado di condizionare il mondo. Penso che esistano davvero gruppi di persone pronte a sfruttare televisione, musica ed ogni altro mezzo possibile per lobotomizzarci, renderci niente più e niente meno che macchine da consumo.
Che il progetto MK-ULTRA sia esistito è storia, e sappiamo tutti benissimo che – quando si tratta di controllo – l’America non molla mai.

Proprio perché credo nella necessità di stare in campana non tollero “i cialtroni del ciuffo sull’occhio”: colpiscono la mente degli ingenui con interpretazioni improbabili, desensibilizzando chi è un po’ più avveduto, e così fanno il gioco di chi dicono di voler combattere.
Proprio perché credo nella necessità di stare in campana penso che certi argomenti vadano trattati con un minimo di serietà; e serietà non significa “evitare di scherzare”, serietà significa – fra le altre cose – evitare di spacciare falsità o supposizioni per dati di fatto.

Dunque a chi affidarsi?
La risposta è semplice e tremenda: a nessuno; non esiste un modo comodo di essere autonomi. Ovviamente ognuno ha fonti che ritiene più o meno attendibili, ma fra l’attendibilità e l’infallibilità c’è di mezzo il mare.
Fin quando seguirete ciecamente qualcuno, a prescindere dal fatto che sia una brava o una cattiva persona, sarete mentalmente controllati.
Detto questo, a me interessa poco che voi riteniate Lady GaGa un’illuminata o Rockefeller una brava persona.
Non è importante che la pensiate come me; è importante che pensiate.

Category: Arte, Dog-ma | LEAVE A COMMENT
May 4

News Varie ed Eventuali

18 Settembre 2011
Ebbene, non ci crederete mai, ma una volta tanto non userò questo blog per frantumare le gonadi con questioni socio-politico-culturali; voglio semplicemente comunicare un paio di cose che, immagino, faranno piacere ai miei due lettori e mezzo.
Forse qualcuno di voi lo avrà già appreso via facebook, ma… repetita iuvant, e in ogni caso qui vi darò qualche dettaglio in più.
I lavori sono ormai al termine: a breve uscirà Favole e ceNere, una raccolta di racconti.
La “tracklist”?

• L’Incantatore di Corpi
• Charles
• Innamorati di Giuda
• Il Circo
• Favole e Cenere

In anteprima, nella sezione download, troverete “Charles“. Inutile dirvi che come sempre attendo i vostri commenti e le vostre impressioni.

Lo so, lo so: dei miei due lettori e mezzo, ben due aspettano Il Sogno che Uccide, seguito de Il Demone.
Non preoccupatevi, ci sto lavorando e le idee non mancano. Molto semplicemente ho sentito la necessità di dedicarmi ad un altro progetto per qualche mese; adesso potrò tornare più carica che mai alla stesura del secondo capitolo della trilogia e, credetemi, farò tutto il possibile perché siate soddisfatti quando l’avrete fra le vostre zampine.
Con affetto
Delia

May 4

Il Sogno che Uccide

15 Giugno 2012
E anche Il Sogno che Uccide è andato. Per la pubblicazione ci vorrà ancora un bel po’, ma ormai è andato.
Non sono una madre, ma mi viene spontaneo credere che con i libri sia un po’ come coi figli: iniziano dentro di te, nascono, fai tutto il possibile per farli crescere al meglio, poi – chissà come – arriva il momento in cui sono pronti per affrontare il mondo, e devi lasciarli andare, un po’ perché è giusto, un po’ per metterli alla prova, un po’ per mettere alla prova il lavoro che con tanta fatica hai portato avanti.
È vero, si tratta della mia terza opera (di già), ma questo è il mio primo sequel, e i sequel (si sa) sono bastardi; soprattutto quando non hai nessuna intenzione di gettare alle ortiche tutto quello che è venuto prima.
Mi sento un po’ come Yochebed che lascia Mosè nella cesta di vimini.
Per carità, non mi aspetto che Il Sogno che Uccide liberi un popolo, ma sarei davvero felice se si rivelasse in grado di suscitare qualche dubbio.

Ah, a proposito di dubbi: cari i miei due lettori e mezzo, qualche idea su cosa sia accaduto a Desdemona?

May 4

Caro Michael

18 Aprile 2012
Caro Michael,
quel giorno in Piazza Castello c’erano uomini grandi e grossi in lacrime, ed ero in lacrime anch’io.
Eppure ad un certo punto, insieme a pochi altri coraggiosi, ho cominciato a ballare.
Fra la mancanza di spazio e la spossatezza credo di non aver mai ballato peggio in tutta la mia vita… Ma dovevo, perché uno come te non può essere ricordato esclusivamente col pianto:
tu non ti limitavi ad ascoltare “la danza del Creatore”, tu ne eri parte integrante.
Sulle note di Beat It ho picchiato sulla spalla di Mirella – una ragazza conosciuta pochi minuti prima – e le ho chiesto di ricreare con me la scena di lotta del videoclip. Naturalmente in mano avevamo coltelli immaginari.

Ma come si fa a spiegalo a chi non ti ha vissuto? Come si fa a spiegare l’empatia che si crea fra chi ti ama davvero?
Forse è perché la tua musica non solo si ascolta, ma si sente; forse perché le tue canzoni sono piccoli frammenti d’anima.

Da quando avevo quattordici anni ti considero uno degli uomini della mia vita; è a dir poco assurdo quanto tu sia stato capace di farmi sognare e di svegliarmi al tempo stesso! È con te che ho cominciato a capire la perversione dell’informazione odierna, ed è sempre con te che ho capito quanto sia necessario, giorno per giorno, fare del proprio meglio per guarire il mondo. Un pezzo come Earth Song può cambiarti l’esitenza.

Non sono mai riuscita a comprendere come tanti potessero detestarti; la risposta ad ogni domanda su di te era lì, nei tuoi occhi, ma probabilmente erano troppo impegnati a chiedersi a quanti interventi di chirurgia plastica ti fossi sottoposto.
La verità è che guardavano il tuo naso perché incapaci di guardare ad un palmo proprio.
La verità è che la stessa gente ti santifica, adesso che sei morto.
Ma tutte queste cose le sapevi; da un lato m’imbestialisco e dall’altro provo un’infinita tenerezza nei tuoi confronti, pensando che comunque li perdoneresti tutti.

Però quel giorno – in Piazza Castello – a salutarti c’era gente che ti amava davvero, estranea ai fiumi d’ipocrisia che già avevano cominciato a scorrere. E quando, proprio alla fine dei nostri canti, si è messo a piovere, forse a ragione o forse a torto, abbiamo pensato che stessi ricambiando il saluto.
Non molto tempo dopo ho scritto per te una poesia che rimane nel mio portafoglio da allora, minuscolo simbolo di un’enorme verità: tu sei la poesia che portiamo con noi, sempre.
I love you more
Delia

May 4

Maledetti Aforismi

10 Aprile 2012
Se Wilde l’avesse immaginato, sarebbe andato ad arare i campi col suo bel bastone da dandy.

Oltre ai poeti della domenica, si sprecano le pagine dedicate ad originalissimi aforismi: mediamente remake di frasi tratte da canzoni di Ligabue; a grandi linee riguardano quanto sia necessario credere in se stessi, l’importanza di essere veri, come chi ti si mette contro sia insindacabilmente stronzo e frustrato.
Non è contemplata l’idea che qualcuno non ti sopporti per banale antipatia, o per la tua amabile abitudine di tritare le gonadi altrui.

La voglia di riuscire a racchiudere verità universali in un’unica frase sembra aver contagiato l’intero web, e chi non produce si accoda. Migliaia e migliaia di fan per i dispensatori di luoghi comuni abbinati ad immagini pseudoerotiche!

Vi prego, basta!
Torniamo al dialogo! Torniamo ad esporre le nostre tesi argomentandole! Torniamo a stare zitti se non abbiamo una beneamata mazza da dire! Perché voler dare a tutti i costi l’impressione di pensare qualcosa di originale? È talmente poetico, quando si ha la testa vuota, stare ad ascoltare il vento che fischia fra un orecchio e l’altro…
Me ne rendo conto: impegnarsi a tirar fuori qualcosa di davvero personale è faticoso, e di rado porta ad avere millemila fan a seguire la nostra preziosissima pagina su feisbuc; ma che volete farci? Seppur giovane, sono una donna d’altri tempi: vivo davvero nella convinzione che scrivere qualcosa di valido significhi stimolare prima il cervello, poi il ditino che cliccherà sul “mi piace”.

P.S. È tutto inutile. Tanto, anche se condividi frasi di dubbio gusto sulla lealtà e la forza d’animo, chi ti conosce sa che nel quotidiano sei una merda.

May 4

Orgoglio Himmico

21 Ottobre 2012
Quasi in contemporanea riesco ad accaparrarmi un biglietto per l’Helldone, esce Strange World ed io comincio a curare la rubrica “From Hell…sinki”.
Vedere gli HIM tornare in scena a pochi mesi dal tuo trasferimento in Finlandia, provare il brivido di aprire il loro sito italiano ufficiale (www.heartagram.it) e leggere il tuo nome…
Non so se sia merito delle stelle, dell’allineamento dei pianeti, di Dio, della Dea o di Ville Valo, sta di fatto che mi sento stramaledettamente fortunata.

Questa è una storia d’amore cominciata circa sei anni or sono; allora la mia vita era molto, molto diversa ed in parte naturalmente ero diversa anch’io. Le diciottenni darkettone che avendo tre anni in più di me si sentivano donne vissute, e che ascoltando esclusivamente gruppi cult si ritenevano intenditrici di musica erano ancora in grado di farmi saltare i nervi, tanto per fare un esempio.
Detestavo il fatto che gli HIM non venissero presi sul serio artisticamente per via della bellezza di Ville.
Nel mondo del pop, in linea di massima, non si entra senza essere strafighi secondo gli standard estetici del momento. Nel mondo del rock e del metal non si viene presi sul serio se secondo gli standard estetici del momento non si è brutti; questo vale solo per gli uomini però, perché attirano ragazzine starnazzanti, e i metallari odiano le ragazzine starnazzanti. Dunque, al diavolo la musica, i gruppi da ascoltare si scelgono in base a quello che si crede sia il loro pubblico!
Roba da far venire il voltastomaco… O meglio, roba che mi faceva venire il voltastomaco quando in ambiente “alternativo” ancora mi aspettavo di trovare qualcosa che fosse effettivamente alternativo, non certo un mondo di quarterback e cheerleader, gente disposta a fare e raccontare di tutto per sembrare in, snobbanando profondamente chiunque fosse out.

Ma a me raccontare di essere fan solo dei Queen e dei Cure, per poi dormire con Love Metal sotto al cuscino non interessava. Per carità, massimo rispetto per gruppi che hanno segnato la storia della musica e grazie a cui pezzi straordinari hanno visto la luce, ma dire di amarli non può e non deve diventare un modo di mettersi al riparo dalle critiche.
Qualcuno asseriva che gli HIM fossero uno sterile prodotto commerciale, io sulle note delle loro canzoni ho sempre fatto dei viaggi mentali incredibili; molte delle cose che scrivo tuttora sono frutto di quei viaggi. Mi hanno sempre fatta impazzire i piccoli dettagli dei brani, i modi in cui si ricollegano l’uno all’altro, ad esempio l’introduzione di In The Nightside Of Eden che riprende Killing Loneliness.
Col tempo però ho capito una cosa: tutte le band sono “inutili”, suonano “pezzi che sanno di già sentito”, “non hanno inventato nulla di nuovo” e sono “un fenomeno passeggero”, fin quando la storia non le legittima.
Sì, gli HIM sono decisamente una passione passeggera per me, per questo li amo da quando avevo quindici anni e ancora oggi, oltre ad accompagnarmi nel quotidiano, mi ispirano nel mio lavoro di scrittrice.
Sono un fenomeno passeggero nel mondo della musica e non ne segneranno mai la storia, per questo sono sul punto di festeggiare i primi vent’anni di carriera, per questo molti nuovi gruppi si ispirano a loro.
Che altro dire?
Lunga vita a Sua Maestà Infernale!