May 4

Al Femminile

10 Novembre 2013
Chiedo scusa.
Mi scuso perché sono una donna a cui il rosa ha sempre fatto schifo, ma che impazzisce per gonne e reggicalze. Mi scuso perché non riesco a guardare Sex & the City per più di ventisette secondi filati, ma amo parlare di uomini con le amiche. Mi scuso perché sono ossessionata dal mio aspetto, ma se qualcuno mi dà della grassona risolvo con una sonora pernacchia.
Chiedo scusa perché in me, le “redazioni al femminile”, i festival di “voci al femminile” e chi più ne ha più ne metta, suscitano un’istintiva antipatia.
Che significa “redazione al femminile”?
In ufficio non dovete preoccuparvi che i leggings lascino intuire la presenza di un assorbente?
Parliamo di shopping e di tutte quelle scempiaggini che ci si aspetta ci interessino perché siamo donne?
Che significa festival di “voci al femminile”?
Non mi state dicendo nulla sul genere di musica che ascolterò, perché potremmo parlare di Lara Fabian o di Angela Gossow!

Intendiamoci, sono la prima ad imbestialirsi quando qualche genio alternativo, nell’angosciante necessità di espletare la propria originalità, vien fuori dicendo che il femminicidio è un invenzione dei media.
Il femminicidio esiste e come, quando si viene maltrattate, pestate e massacrate semplicemente in quanto donne; per essere tanto ciechi bisogna avere una gran voglia di non vedere.
Ciò che qui metto in discussione è il nostro atteggiamento nei confronti del quotidiano, la nostra stessa idea di femminismo.
Femminismo non è condividere link su facebook in cui si parla di quanto le donne siano più intelligenti degli uomini; femminismo è non ammazzarti di seghe mentali perché uno sconosciuto ti ha definita brutta, non farti nemmeno passare per la testa che una donna si sia cercata lo stupro perché tornava a casa da sola, indossando una minigonna.
Femminismo non è voler leggere solo materiale scritto da donne; femminismo è voler leggere materiale che rispetti la tua sensibilità e il tuo essere donna, a prescindere dalla fonte.
Femminismo non è pagare il biglietto per vedere solo donne sul palco, ma è essere capaci di prendere sul serio le artiste quanto gli artisti.
Femminismo è scegliere, giorno dopo giorno, non di andare a tutti i costi contro gli stereotipi relativi alla donna, ma ignorarli bellamente, perché è l’unica via per essere libere mantenendo la nostra identità.
Femminismo è smetterla di trattare noi stesse come una specie protetta e cominciare a vivere.

May 4

Le donne vengono da Venere, gli uomini da Marte, i vegetariani da Vega

18 Aprile 2013
In molti non sanno che sono vegetariana, forse perché appartengo alla categoria di vegetariani che non scartavetra le gonadi, forse perché in generale appartengo alla categoria di persone che pensa: “Credo che questo sia giusto, quindi io faccio così.”, piuttosto che: “Credo che questo sia giusto, quindi tu devi…”.
Sempre più spesso però mi ritrovo davanti a pagine, blog, gente varia ed ipotetica che ci da addosso, con la scusa che, come da ogni altra parte, anche fra i vegetariani si trovano dei fanatici.
Senza ombra di volontà di convertirli, non in questo caso almeno, vorrei far riflettere gli amici onnivori su un aspetto: i vegetariani, quelli sani di mente (e ce ne sono tanti, posso garantirvelo, anche se io non sono fra questi), non smettono di mangiare carne per via dei film della Walt Disney, ma piuttosto per stare meglio con se stessi. Qualcuno ne trae vantaggi a livello di salute, qualcun altro a livello di coscienza. Non c’è bisogno di aver visto Bambi per credere che non sia giusto infliggere sofferenze non necessarie a creature sensibili.
Detto questo… Pur non condividendo e non avendo mai condiviso l’atteggiamento di chi crede di poter far riflettere il mondo attraverso la polemica perenne, devo ammettere di capire che davanti a quella che si riconosce come un’ingiustizia si possa perdere la pazienza. Dal punto di vista di chi è vegetariano per ragioni etiche, l’onnivoro contribuisce alla perpetrazione della violazione dei diritti di alcune specie, dunque in taluni casi il vegetariano in questione arriva ad avere atteggiamenti poco carini (vedasi scartavetramento di gonadi di cui parlavo all’inizio); ma tu, amico onnivoro, che vedi nel vegetariano una persona che fa una rinuncia inutile, che motivo hai per darci addosso?
Per me è assolutamente inutile astenersi dal sesso prima del matrimonio, ma qualcuno vive meglio così; non mi vedrete mai aprire una pagina per schernire chi fa questo tipo di scelta.
In conclusione, la mia massima di vita è la stessa sin dai tempi in cui ancora ero onnivora:
vivi, lascia vivere e non rompere i coglioni.

May 4

Complottismo e Antisemitismo

9 Settembre 2012
Bisogna essere alternativi. Si deve. Altrimenti si finisce per essere buonisti e creduloni, e noi mica vogliamo far parte della massa che si beve tutto ciò che l’informazione ufficiale propina!
Dunque, siamo moderni: beviamoci quasi tutto quello che leggiamo su internet, a patto che vada contro la storia come ce l’hanno insegnata.
Ed ecco tornare di moda il caro vecchio antisemitismo.

ALT!
Prima di proseguire preferisco chiarire un punto: io non sto con Israele.
Non solo non mi piace la sua politica ma, pur riconoscendo l’inevitabile necessità di sicurezza che alla fine della seconda guerra mondiale gli Ebrei hanno avvertito, credo che il popolo dell’esilio abbia subito una permanente sconfitta stabilendosi.

Specificato questo posso andare avanti e portare un paio di punti all’attenzione di chi è convinto che i figli di Abaramo abbiano in mano il mondo intero, in risposta a due dei loro numerosi, vecchi, noiosi ma evidentemente non abbastanza osteggiati cavalli di battaglia.

“Guarda caso un’infinità di persone influenti in ogni ambito, fra cui molti divi di Hollywood, hanno origini ebraiche”
Signori miei, la matematica è sgradevole, ma non è un’opinione. Si calcola che attualmente nel mondo ci siano circa tredici milioni di Ebrei. Giusto per darvi un’idea: Roma non arriva ai tre milioni di abitanti; riuscite dunque ad immaginare concretamente il numero di persone di cui stiamo parlando?
Trovereste molti Ebrei anche cercando fra i senzatetto, ma quella non è una categoria invidiata, dunque molto probabilmente nessuno si prenderà mai la briga di fare due conti.

“E come la mettiamo con i banchieri?”
Oltre a ribadire la questione riportata sopra, stavolta tiro in ballo la storia.

I cristiani della domenica sono una stirpe in via d’estinzione: un tempo si sacrificavano un paio d’ore alla settimana stando seduti in una chiesa, non necessariamente ascoltando quanto veniva detto, convinti che questo parcheggiarsi costituisse in sé un’identità religiosa, adesso non si fa più nemmeno questo e si è cristiani per sentito dire. In pochi conoscono effettivamente la storia delle istituzioni a cui si accodano; in troppi giustificano la propria pigrizia con fiducia e fede.
I cristiani della domenica parlavano di “onorare il padre e la madre” mentre sputavano sugli Ebrei: popolo che ha generato il loro Messia.
Agli Ebrei (nel Medioevo) venivano imposti parecchi limiti, in compenso era loro concesso fare gli “usurai”, professione guardata con disprezzo dai pii intolleranti.
Si noti che il temine “usura” all’epoca aveva un significato differente da quel che ha al giorno d’oggi: con esso si intendeva in generale il prestare denaro in cambio di interessi, a prescindere del tasso.
Dunque, volendo ridurre la questione all’osso: agli Ebrei si faceva svolgere una professione ritenuta dai cristiani deprecabile, che però nei secoli si è rivelata assai più redditizia di quanto con le cognizioni economiche del tempo si potesse immaginare.
Su chi ricade la colpa?
Sugli Ebrei naturalmente! Devono aver corrotto Gregorio X, Clemente V e Leone XIII perché spianassero loro la via per la conquista del mondo.

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May 4

La Morte su Facebook

23 Giugno 2012
La Morte è ovunque, dunque giustamente la vediamo spesso anche su Facebook. Fa le sue comparsate nei telegiornali, ma indirettamente se ne intuisce la presenza persino fra le poltroncine del salotto della D’Urso.

Si parla di fenomeni diversi, ma a parer mio strettamente collegati fra loro.
Negli ultimi anni le foto di cadaveri si sprecano, sempre, dovunque e comunque. Vengono postate sui social network dai cosiddetti troll (*), ma anche da persone politicamente impegnate.
Con gli appartenenti alla prima categoria non discuto mai, però ho provato a ragionare con membri della seconda; mediamente la loro risposta è: “La verità deve essere conosciuta; bisogna sensibilizzare la gente!”.
Ora, sul fatto che la verità si debba conoscere sono pienamente d’accordo, sul secondo punto ho delle riserve.
Credo che le foto di cadaveri sparse dappertutto non facciano altro che desensibilizzare.
Intendiamoci, non sono per la censura, non dico che certe immagini debbano sparire dalla circolazione; piuttosto sostengo che l’eccessiva divulgazione porti al risultato opposto rispetto a quello che ci si propone, soprattutto se portata avanti con violenza.
Sì, perché di violenza si tratta: nel momento in cui tu posti su facebook la foto di una persona trucidata, io — aprendo la mia pagina — me la trovo davanti agli occhi, e non ho scelta di nessun genere o tipo. Si può davvero credere che questa metodologia sia in grado di regalare anche solo un briciolo di sensibilità a chi ci circonda?
Sensibilità è, fra le altre cose, essere capaci di mettersi nei panni degli altri; personalmente, se qualcuno dovesse mandarmi all’altro mondo perché so o dico troppo, sarei felice di sapere che la mia storia venga divulgata da chi rimane su questa terra, invece mi rivolterei nella tomba pensando che le fotografie del mio corpo martoriato siano ovunque, che quella è l’immagine visiva a cui la mia personalità verrà istintivamente collegata, e che quindi comunque vada — almeno in minima parte — i miei carnefici l’avranno vinta.

(*)Persone che nella vita non hanno una cippalippa da fare, dunque provocano di proposito sul web; è quasi una professione.

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May 4

Un Minuto di Silenzio

20 Maggio 2012
“Ci sono cose in un silenzio che non m’aspettavo mai” recita una vecchia canzone.
Credo ci siano cose, in un silenzio, che disperatamente aspettano noi, e mi chiedo quanto a lungo siano ancora disposte ad aspettare.

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May 4

Il Buonismo dei Razzisti

10 Maggio 2012
C’erano una volta gli anni novanta, anni in cui chi si proclamava razzista suscitava una più che giusta indignazione. E poi?
Poi iniziò il bombardamento mediatico. Non so da dove abbiano cominciato, io ricordo solo che all’improvviso negli odiatissimi telegiornali (che ero costretta a guardare perché interessavano a mamma e papà) ad un tratto non si parlava d’altro che di Albanesi.
Un giorno, alle scuole elementari la maestra, durante l’ora di Geografia, cominciò: “Gli Albanesi…”.
“Sì, ma basta con questi Albanesi!” sbottai io dopo aver sbuffato.
Non avevo niente contro di loro, ma semplicemente non ne potevo più di sentirli nominare ogni tre secondi. Oggi c’è lo spread, allora c’erano gli Albanesi.
“Ma scusami, non ti interessa capire perché arrivano qui?” chiese lei.
Nonostante, con la mia uscita, io intendessi solo manifestare noia davanti ad un argomento riproposto in maniera ossessiva, mi vergognai profondamente. Allora non avrei saputo spiegare il perché, ma oggi sì: qualcosa era riuscito a farmi perdere di vista il fatto che “l’argomento” fossero persone; persone che come me avevano le loro necessità e fragilità.
Erano riusciti a far sorgere un principio di antipatia in me, cresciuta (soprattutto da mia madre) nel culto della curiosità nei confronti delle altre culture.

11 Settembre 2001
Un’ondata di xenofobia invade l’Italia, e non solo, ma è l’ondata italiana quella che – per ovvie ragioni – mi ritrovo a guardare con occhi sgomenti.

Da quel momento il mondo islamico era sotto attacco, e mi sembrava francamente allucinante.
Ancora una volta c’entra la scuola: sin dal primo giorno, in prima elementare, io e Tasnim siamo diventate amiche per la pelle. Ma Tasnim non era una bambina musulmana qualunque, l’avrei saputo tempo dopo. Lei era la figlia di Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, che ha sempre lavorato sodo in nome dell’integrazione. Ogni tanto mia madre, facendo zapping, dal salotto mi gridava “Delia! Corri! C’è il papà di Tasnim in televisione!”.
E ovviamente io correvo. Pur avendo sempre mentenuto i contatti con la mia ex compagna di classe, che è tutt’oggi fra le mie più care amiche, non vedo il signor Ali da oltre un decennio, però ho uno splendido ricordo di lui. Un uomo buono, con un grandissimo amore per i propri figli, profondamente credente, comunque disposto ad accettare serenamente il fatto che altri potessero scegliere una strada differente dalla sua.
Ma adesso, dopo quel maledetto giorno di Settembre, nei dibattiti veniva puntualmente assalito. Era palesemente ingiusto.

Più avanti sarebbe arrivato il turno dei Rom e dei Rumeni (che non sono la stessa cosa, nonostante molti lo ignorino); adesso torna di moda prendersela con gli Ebrei.
I razzisti hanno poca fantasia; forse, non essendo capaci di immaginare il futuro, finiscono irrimediabilmente per girare su se stessi, sempre nello stesso verso, ma sempre senza senso.
Tuttavia invocano il diritto al rispetto delle proprie opinioni! Poveri cucciolotti, il mondo è cattivo ed ipocrita se e quando non li rispetta!
E qui ciccia fuori il buonismo.

Ma, abbiate pazienza, come potete pretendere che venga rispettata la “cultura” del non-rispetto?
Mi rendo conto che il mantra “Ognuno ha il diritto alle proprie opinioni” faccia molto politically correct, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, per credere che i razzisti in fin dei conti siano solo persone che la pensano diversamente, è necessaria una certa miopia.
Chi non rispetta il diverso perde il diritto di invocare il rispetto della diversità.
Forse però, spesso e volentieri, dietro a questa sospetta tolleranza nei confronti degli intolleranti, si cela (nemmeno troppo bene) una pavida forma di assenso; la convinzione che in fondo, i naziskin che scendono in piazza, abbiano le loro ragioni.
Mi spiace tanto signori, ma il razzismo è violenza. Se trovandomi davanti ad una ragazza che sta per essere stuprata non facessi ciò che è in mio potere per evitare la tragedia, allora diventerei complice.

Prima di giustificare una qualsivoglia forma di razzismo, pensiamoci molto bene: rischiamo di lordarci le mani col sangue delle vittime di futuri massacri.

Potrebbe essere proprio tuo figlio quello che domani verranno a prendere.

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May 4

“Adotta un Artista a Distanza”

7 Aprile 2012
“Ogni anno centinaia di artisti vengono maltrattati, le loro speranze ridotte in fin di vita. Di’ “Basta!” a tutto questo: adotta un artista a distanza”.
– La Mia Idiozia, Delia Tannino-

Il mondo sarà sempre irrimediabilmente in debito con gli artisti, non tanto per via di ciò che gli artisti gli donano, quanto per la bastardaggine che il mondo è in grado di tirar fuori.
Qualche esempio?

Oscar Wilde sbattuto in prigione e ridotto in miseria;
Michael Jackson, recentemente “beatificato”, ma apostrofato dalla stragrande maggioranza dei non-fan come “pedofilo di merda” fino al 24 Giugno 2009;
Charlie Chaplin, esiliato dagli Stati Uniti con l’accusa di essere un comunista;
Friederich Nietzsche, predicatore dell’importanza della volontà dell’uomo, la cui faccia venne usata dai nazisti, intenzionati a far la figura degli intellettuali. In genere viene definito “filosofo”, ma serve anche dell’altro per scrivere qualcosa di simile a Così Parlò Zarathustra;
Mina, esiliata per un periodo dalla Televisione di Stato italiana perché incinta e non sposata.

Ma potrei andare avanti citando molte, moltissime persone a cui semplicemente non viene dato quanto spetta.
Fra gli altri c’è Shel Shapiro.
“Chi?” si chiederanno alcuni miei (in questo caso sfortunati) coetanei.
Shel Shapiro, figlioli. Uno che ha portato il rock in Italia, ha lavorato con personcine da niente, tipo Mia Martini e, quando è stato il momento, invece di restare sul palco a scimmiottare se stesso – come molti cosplayer d’epoca le cui performance ci vengono appioppate nei salotti domenicali – ha avuto l’onestà di proseguire dietro le quinte, svolgendo il proprio mestiere a regola d’arte.
Da qualche anno è tornato sulle scene e la sua grinta non lascia spazio a dubbi: l’ha fatto per autentica passione. Eppure i media gli dedicano davvero troppo poco spazio; ricordo una sua intervista in cui faceva notare di aver solo pochi anni in più di Vasco Rossi.
Il problema, probabilmente, è che Shel è un ribelle vero, mai ricorso ad espedienti come un intero videoclip con un culo come soggetto.

Un altro nome che inevitabilmente mi viene in mente (Non per via del sopracitato culo, giuro!) è quello di Daniele Fabbri, giovane comico di straordinario talento, abbastanza folle da mettere in scena uno spettacolo sul Gruppo Bilderberg (quando ancora non faceva così figo parlarne) invece di scagliarsi contro le suocere.
Ma la prima serata di questi tempi è per chi “gioca a fare la rivoluzione, e non è nemmeno capace [cit]“.

La verità è che, famosi o meno, gli artisti hanno sempre bisogno di essere adottati, e “sostenere” non significa solo riempirsi la bocca di complimenti, ma darci dentro col passaparola ed essere disposti a spendere dieci euro per un biglietto, per un disco o per un libro piuttosto che in Gratta e Vinci.