June 18

La Dea nel Deserto – The Goddes in the Desert

GoddessInTheDesert(English version below)

A fare la divinità non è sempre il potere; talvolta è più determinante cosa invece non si possa fare.
Morire, per esempio: gli déi non ne sono capaci.

Ci fu una donna che diventò dea solo durante la propria traversata del deserto.
Era sempre stata dotata di grande intelletto, di un cuore generoso e di fulgida bellezza, ma divenne divina camminando in solitudine, fra la polvere.
In molti hanno dedotto che la bellezza di una rosa del deserto sia legata alla sua rarità, altri l’hanno attribuita alle difficili condizioni in cui cresce, ma lei comprese la verità: le rose del deserto crescono là dove è molto probabile che nessuno le veda, mai; esse sono dunque alimentate da un amore cieco e sordo per il bello, come l’arte che – più forte dell’artista – è indifferente allo spettatore.
Comprendendo ciò, la donna cominciò ad assumere i tratti della dea; la trasformazione definitiva avvenne però attraverso la perdita di una capacità: quella di piangere.
La dea avrebbe voluto regalare al deserto le proprie lacrime, affinché diventasse meno aspro nei confronti dei viandanti e delle rose, ma si rese conto di non esserne più in grado.
Pur trovandovisi in mezzo, osservava le asperità del deserto con distacco, col cuore chiuso in uno scrigno e la mente ancorata a stelle fredde.
Non era più in grado di piangere e neppure ve n’era ragione.
Proseguì verso Est, portando con sé una tempesta di sabbia.

 

The Goddess in the Desert

Might is not always the prerogative of divinity; sometimes the determining thing is what is not possible to do.
Dying, for example: gods are not able to do it.

There was a woman who became a goddess only while crossing the desert.
She always had great intelligence, a generous heart and shining beauty, but she gained divinity walking alone, among the dust.
Many came to the conclusion that the beauty of a desert rose has something to do with the fact that it’s something rare, others thought that it’s because of the hard condition it faces while growing, but she understood the truth: desert roses grow there where most likely no one will ever see them; they are feeded by a deaf and blind love for beauty, like art, which – being stronger than artists – is not concerned about those who observe.
Understanding this, the woman started earning the features of a goddess; though, the real transformation happened through losing an ability: the ability to cry.
She would have liked to gift the desert her own tears, so that the desert would become less bitter towards wayfarer and roses, but she realised she was no longer able to.
Even though having it all around her, she observed the harshness of the desert from a long distance, with her heart locked in a treasure chest and her mind anchored to cold stars.
She was no longer able to cry, and neither there was a reason for doing it.
She moved towards Est, carrying with her a dust devil.

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January 19

Colonia ed altre puttanate

Ci sono momenti in cui si fa sentire la nostalgia dei tempi in cui, per rendere pubblico un pensiero, ci si doveva preoccupare di articolarlo e di portare motivazioni decenti a suo sostegno; questo è uno di quei momenti.
Come tutti coloro che hanno accesso ad una connessione internet, dalla notte del 31 dicembre ad oggi ne ho lette di tutti i colori: dalla becera propaganda forzanovista che – tanto per cambiare – propone la destra estrema come unica difenditrice contro la minaccia straniera, a dei sinistrini che fanno rivoltare i partigiani nella tomba con giustificazioni assurde. M’è capitato di leggere, riguardo ai fatti di Colonia, che per capire l’evento sia necessario contestualizzare e prendere in considerazione che – fra le altre cose – gli immigrati colpevoli abbiano certamente sofferto di carenza d’affetto.
Amica lucidità, dove sei? Perché ci hai abbandonato?
Se la violenza sessuale fa schifo, allora fa schifo sempre e comunque. Proprio perché un essere umano è un essere umano a prescindere dal proprio luogo di provenienza, è doveroso riconoscergli la stessa responsabilità che si riconosce agli altri nel momento in cui si macchia di una colpa. D’altro canto però, non è accettabile che la nazionalità possa venire considerata un’aggravante, giacché in tal caso il problema non sarebbe più la violenza in sé, ma la volontà di aggiudicarsi il possesso delle donne molestate.
C’è stato un post di cui ho letto solo il titolo, e lì mi son fermata, forse a torto, ma si parlava di un uomo che chiedeva scusa da parte di tutti gli uomini per la violenza perpetrata nei confronti delle donne, e nonostante la nobile intenzione la sola idea è bastata a farmi venire il sangue alla testa.
Io sono italiana ma non chiedo scusa per la mafia, né per vent’anni di fascismo; ascolto metal ma non chiedo scusa per quel che fecero anni fa le Bestie di Satana; sono un’immigrata in Finlandia ma non mi sogno di chiedere scusa ogni volta che un immigrato combina qualcosa da queste parti; tutto ciò per un semplice motivo: io non ho niente a che fare con questa gente, e sono responsabile solo di quello che faccio o che non faccio io, in prima persona;  se mai avrò dei figli, sarò responsabile di ciò che insegnerò loro, ma mai e poi mai mi prenderò la responsabilità di cose che non ho fatto, in cui non mi riconosco e non mi riconoscerò mai.
In tutto il mondo persone appartenenti alle categorie più disparate lottano per la propria libertà, per il riconoscimento dei propri diritti, e non saranno ulteriori pregiudizi ad aiutalrle, o ad aiutarci. Non ci salveranno i bruciachiese, né quelli che giustificano a tutti i costi, né i forzanovisti, né la grottesca caricatura del femminismo che vuole gli uomini colpevoli a prescindere. Solo l’amica lucidità può farcela.

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June 4

Jovanotti e il Lavoro Gratis

A Firenze, davanti ad un pubblico di giovani studenti, Jovanotti si è espresso a favore di quello che ha definito “volontariato”.
Poco dopo, in un’intervista, ha smentito di essere favorevole al lavoro gratuito, insistendo di aver semplicemente raccontato la propria esperienza, dal momento che lui da ragazzino si divertiva come un matto facendo il cameriere (e non venendo pagato).

Tipico degli ultraconservatori: dire una cosa e smentirla trenta secondi dopo, una volta messi davanti alle estreme conseguenze di quello che hanno appena affermato.
Lo vedo tutti i santi giorni. Lo vedo nei leghisti che si offendono quando fai notar loro che Gesù non era italiano, e che quindi la loro battaglia per il crocifisso nelle scuole mal si combina con la volontà di respingere chi arriva da lontano. Lo vedo in chi insiste riguardo al fatto che l’attuale crisi mondiale sia colpa delle donne, che rubano il lavoro agli uomini e non accettano più il loro “ruolo naturale” (ergo: stare a casa, pulire e sfornare bambini), nel momento in cui – quando fai notar loro che un sistema che obbliga la donna alla dipendenza e alla subordinazione, è un sistema che la obbliga a subire in silenzio i soprusi, in modo da non perdere l’unico posto e l’unico potere che le vengano concessi –  ti accusano di metter loro in bocca parole che non han mai detto, perché ovviamente son contrari alla violenza, ed intendono solo difendere la “diversità dei ruoli”.
Oggi lo vedo anche in Jovanotti, che presenta ai giovani che saranno il nostro futuro lo sfruttamento in chiave positiva, per poi chiarire che intendeva solo spolverare bei ricordi d’infanzia.
“Quel lavoro non è gratis, costruisci un qualcosa dentro di te”, ha detto.

Quando si tratta di comunicazione, ho due saldi principi: bisogna sempre considerare il contesto, e ci si deve prendere la responsabilità di quello che si dice.
Un messaggio del genere, in un Paese in cui i giovani vengono chiamati “bamboccioni” o “choosy” dai politicanti, ed in cui – quando si tratta di stage – si è passati da rimborsi spese ridicoli al dover pagare per lavorare, è terrorismo sindacale.
Il volontariato è cosa nobile e lodevole, quando lo si fa per associazioni non profit, o magari anche per piccole imprese vicine al fallimento; il lavoro gratuito per gente che su quel lavoro guadagnerà, e guadagnerà una barcata di soldi, non si chiama “volontariato”, ma “sfruttamento”.

Certi discorsi mi fanno venire i brividi soprattutto quando fatti da genitori, che in quanto tali dovrebbero essere i primi a lottare per il futuro dei propri figli, ma che a quanto pare – di questi tempi – sono in prima fila contro i provvedimenti disciplinari nelle scuole quando toccano i propri pargoli, ma non capiscono che lasciarsi andare al nonnismo da caserma in ambito lavorativo  ha distrutto e distrugge l’economia.
Mi spiace, ma andare a fare compagnia ad un anziano, aiutare giovani con dei problemi, cercare di ripulire un poco le strade della propria città, non è uguale ad aiutare un miliardario a non doversi preoccupare di pagare la mano d’opera. Quest’ultima “esperienza” costruisce qualcosa dentro il giovane: sì, la convinzione fantozziana che in fin dei conti a farci lavorare ci facciano un favore.
Nessuno nega a Jovanotti la possibilità di raccontare aneddoti riguardanti la propria infanzia, nel caso in cui qualcuno sia interessato ad ascoltarlo, ma in una conferenza incentrata sul futuro e sul lavoro sarebbe stato doveroso, se davvero non avesse voluto difendere lo sfruttamento, raccomandare ai ragazzi di non fare quel che ha fatto lui, o perlomeno non elogiare i ragazzi americani che sono andati a lavorare gratuitamente per giganti dell’industria durante festival importanti.
Qui si lancia la pietra e si nasconde la mano, sempre e comunque.

April 22

Ombre

Guardo la pagina di Gino Strada, mi capita di scorrere i commenti; noto che spesso lo staff è costretto ad informare gli utenti di aver cancellato i loro commenti perché contenenti insulti.
“Saranno ragazzini che non hanno un cazzo da fare nella vita”, penso, e spero, poi clicco sui nomi, do un’occhiata ad un paio di profili, e vedo una pensionata, che nella foto di copertina esibisce affetto per il proprio cane abbracciandolo stretto, poi vedo un quarantenne.
Ripenso a tutti quelli che hanno gioito degli ottocento morti in mare (sì, pareva che fossero settecento, invece purtroppo son molti di più), e mi rendo conto più che mai che è davvero ora di smetterla di parlare di “opinioni diverse” e di cominciare a capire che il Male è tornato, se mai se n’è andato.
In particolare mi dispiace per i sopravvissuti ai campi di concentramento, perché io al posto loro avrei sperato che le atrocità vissute fossero perlomeno servite ad abbattere dei muri, a rendere l’umanità un po’ più umana.
Invece eccoci qua, settant’anni dopo, con le stesse ombre che strisciano fuori dagli angoli in cui si erano nascoste, e si riavvicinano nel tentativo di divorarci il cuore.

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April 4

Quando il Bullo Ti Assomiglia

In questi giorni ha fatto molto scalpore la notizia che le mamme di alcuni bulli, beccati dalla preside della scuola a causa di un video che – con la furbizia che spesso caratterizza i prepotenti – loro stessi avevano caricato su internet, si siano schierate dalla loro parte.
Le motivazioni son quelle di sempre: “Ma sì, son ragazzi”; “Era solo uno scherzo”.

Io dico: perché stupirsi?
Indignarsi è giusto e doveroso, ma dove trova spazio lo stupore in questa faccenda?
Se un ragazzo è venuto su abbastanza prepotente ed abbastanza insensibile da denudare un compagno, insultarlo, spargere il video ai quattro angoli della terra, e credere che sia divertente, probabilmente è avvenuto col benestare dei genitori; forse un benestare non lieto, forse un benestare fatto tutto di passività e di battaglie date vinte per pigrizia, ma pur sempre di benestare si tratta.
Al di là della mancanza di volontà di affrontare i propri fallimenti come genitore, e al di là di una presunzione immotivata (capace di convincere persone adulte – legalmente riconosciute come capaci di intendere e di volere – che un individuo sia splendido e degno di adorazione solo perché frutto delle proprie ovaie o dei propri testicoli), la questione si risolve ad un concetto semplice e tremendamente triste: quei ragazzi non si sono messi nei panni di chi hanno torturato ed umiliato, proprio come alcuni dei loro genitori non si mettono nei panni dei genitori di chi quel torto l’ha subito. Molto probabilmente loro, al posto di una semplice sospensione, avrebbero preteso su un piatto d’argento la testa del carnefice del proprio povero bimbo. Riescono a vedere se stessi in un piccolo oppressore, perché l’hanno generato, ma non riescono a vedere se stessi in un altro genitore, non riescono a vedere se stessi in un altro essere umano in quanto tale.

Le mie condoglianze a chi fa di tutto per crescere un figlio nel rispetto degli altri, ma vede il suddetto figlio – ad un certo punto – scegliere un’altra strada; ma un forte invito a farsi un esame di coscienza (o anche due) a chi si limita a dire o a pensare che “tanto son solo ragazzi”. Aggiungo anche che forse sarebbe il caso di aprire un dizionario e leggere attentamente cosa viene riportato alla voce: “trauma”.

La decisione di non avere figli, soprattutto quando a prenderla sono le donne, sembra fare tanta paura e creare tanto disagio; a me, onestamente, fa più paura questa sciagurata categoria di donne che difendono a spada tratta i propri figli, qualunque cosa facciano, accanendosi contro chi svolge il proprio ruolo di educatore.
Insomma, più che l’idea di un’umanità meno numerosa, mi spaventa l’idea di ritrovarmi in mezzo ad una manica di stronzi.

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October 1

La Piaga New Age

ChopraImmagine cordialmente rubata alla pagina facebook I Fucking Hate Pseudoscience.
A sinistra la copertina di un vecchio libro di Deepak Chopra, con una sua foto.
“Corpo Senza Età, Mente Senza Tempo
Un’Alternativa Pratica all’Invecchiamento”
A destra Deepak Chopra com’è oggi.

 

Un articolo del genere, forse, non ce lo si aspetta da una come me: scrittrice prevalentemente fantasy, appassionata di mitologia ed esoterismo; invece, paradossalmente, è proprio il mio amore per queste tematiche a portarmi ad affrontare la questione.
Detesto profondamente la New Age, e più vado avanti con i miei studi in ambito esoterico, più la detesto.

Ma procediamo con ordine: cos’è la New Age?

  • Principi antichi quanto il mondo scotti, rimestati fino allo snaturamento e ricoperti da una polverina scintillante (la magica frase: “È alla portata di tutti!”);
  • seminari su come imparare a vedere il colore dell’aura altrui;
  • manuali su come bloccare in tronco l’invecchiamento del corpo (è ovviamente tutta una questione psicologica, al massimo alimentare, in culo alla genetica!);
  • ricollegare tutte le malattie del mondo alle case farmaceutiche e alle industrie alimentari, ignorando bellamente il fatto che prima della loro nascita la vita dell’uomo fosse mediamente molto più breve;
  • vuoi comprendere i misteri più reconditi delle filosofie orientali? Non c’è problema: a raccontarti millenni di evoluzione di culture diverse (che grazie alla tua ignoranza non distingui, ma tanto quelli là hanno tutti gli occhi a mandorla, quindi sarà la stessa roba) ci pensa un qualunque autore americano, tramite il suo nuovo opuscolo tascabile! (Venduto alla modica cifra di un miliardo diDDollari);

Venghino signori, venghino!
In tutto questo però, ovviamente, chi crede nella Bibbia e nella classica concezione occidentale di Dio è un povero idiota.

È meravigliosa (e a mio parere condicio sine qua non dell’evoluzione dell’uomo) l’idea di partire dall’antico per incamminarsi verso il futuro. Biasimo il movimento New Age per gettato, spesso in malafede, del ridicolo su una volontà sacrosanta, che è quella di trovare le proprie radici per guardare avanti con serenità.
Persino qualche laureato ad Oxford si è macchiato della colpa di aver abusato della credulità popolare per riempirsi le tasche, perché si riesce sempre a trovare qualcuno con la voglia di credere che la ricerca della felicità possa passare attraverso un manuale scritto in maniera elementare (eccezion fatta per i passaggi che devono rimanere oscuri, onde evitarne la confutazione).
Ma perché sorprendersi?
In fondo questo non è l’equivalente spirituale di un fast food?
E i manuali di “self-help” non sono forse la psicologia dei poveri?

Esistono molte interpretazioni della storia della cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden, ma la mia preferita è quella che mi è capitato di ascoltare qualche anno fa in un’intervista a Moni Ovadia: Adamo ed Eva vennero puniti per essere stati talmente stupidi da credere di poter ottenere la conoscenza semplicemente mangiando un frutto.

La spiritualità e la cultura per tutti sono una menzogna, una becera strategia di marketing.
La spiritualità e la cultura sono per chi ha voglia di farsi un culo a capanna, d’impiegarci tempo, concentrazione e riflessioni.
Né l’una né l’altra cosa deve necessariamente interessare a tutti, dico davvero. Non ho mai sognato di costringere qualcuno a leggere tomi di migliaia di pagine; non lo farei nemmeno se avessi la bacchetta magica. D’altro canto però parte integrante della crescita di un individuo è il riconoscimento dei propri limiti, che non sempre sono segnati da mancanza di capacità, ma possono essere designati anche da una semplice mancanza d’interesse o di volontà di apprendere; ragione in più per cui in pochi mi fanno saltare i nervi come i tuttologi.
C’è solo una cosa più triste di chi legge e studia esclusivamente per sbattere la propria cultura in faccia agli altri: chi cerca di sbattere in faccia agli altri una cultura che non ha.

La New Age, ahimè, è solo l’ennesima falsa promessa a sfondo commerciale di ottenere in un battito di ciglio ciò che in realtà, se tutto va bene, si ottiene grazie ad una vita di sforzi.

 

 

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May 4

La Fattoria della Bile

7 Aprile 2012

“L’ansia, la paura che provo ogni volta che devo uscire di casa, per andare al lavoro, circondato da tutto quel vociare o talvolta assalito da un silenzio che mi gela il sangue nelle vene… Cosa ho?(…) Prima ce l’avevo con me stesso, adesso ce l’ho con me stesso e con gli altri, insomma ce l’ho con tutti. C’è qualcosa di oscuro in questo mondo, un male in più, un virus… e io sono il portatore sano di questo virus”.

-Da Edipo.com, di Gioele Dix e Sergio Fantoni –

“La ragione per cui son così triste,
in verità, non so nemmeno dirla;
mi sento come oppresso internamente,
ed anche voi mi dite che lo siete;
ma da dove mi venga quest’umore,
dov’io l’abbia trovato,
come ci sia caduto, di che è fatto,
da che nasce, lo devo ancora apprendere;
m’intorpidisce a tal punto lo spirito
che stento a riconoscere me stesso”.

-Da Il Mercante di Venezia, di William Shakespeare –
Dovrei trascorrere meno – molto meno – tempo navigando in Internet. Risorsa straordinaria, non lo si può negare, ma quanto veleno…

La logica delle “pagine contro”, non mi è mai stata molto chiara. Non parlo di quelle serie, che si propongono di opporsi ad ingiustizie concrete; parlo di pagine contro questo o quel cantante, contro tale scrittore o talaltro attore.
Ho poco tempo da dedicare a tutte le mie passioni; perché sprecarne parlando di gente che, secondo me, non merita attenzione? Piuttosto cerco, nel mio piccolo, di fare un po’ di pubblicità a ciò/chi apprezzo.
Me ne rendo conto: sembra un ragionamento piuttosto scontato, ma a guardarsi intorno non si direbbe.

I salotti televisivi e i talent show devono averci bruciato il cervello. Chiunque ha l’obbligo di avere una parvenza d’opinione su tutto; bisogna ad ogni costo criticare aspramente chi fa qualcosa in un modo che a noi non piace.
Ci sono momenti in cui LA rete diventa UNA rete; veniamo catturati, per finire dritti dritti in una gigantesca fattoria della bile. Frustrati, come cani rognosi ci sbraniamo fra noi.

La soluzione? Più amore. Suonerà molto cristiano rispetto a ciò che ci si aspetta da me, ma lo credo davvero.

May 4

Il Grande

6 Agosto 2011

Chi non ha sognato, almeno una volta nella vita, di incontrare un grande?
Non parlo necessariamente della ragazzina convinta di voler sposare uno dei Take That (o dei più moderni Tokio Hotel); mi riferisco anche e soprattutto al genuino desiderio di avere modo di stringere la mano ad un artista, ad un intellettuale, che in qualche modo abbia dato molto al mondo e ci abbia punzecchiato cuore e cervello.

Regola aurea: bisogna stare molto attenti a ciò che si chiede, perché si rischia di ottenerlo.

Fino a quando il “conoscere” il grande si riduce ad una chiacchierata di due minuti in camerino e ad una dedica, assai difficilmente si rimane delusi, a meno che il grande in questione non sia un totale idiota: bisogna essere tremendamente sciocchi per prendere a bastonate i propri ammiratori, galline dalle uova d’oro.
I veri problemi sorgono nel rapportarsi ai grandi nel quotidiano.
Il grande è mediamente un individuo con un’intelligenza superiore a quella di molti altri, dunque profondamente annoiato da complimenti vuoti e inconcludenti.
Il grande stringe a sé persone altrettanto intelligenti, ma ingenue, illudendole e illudendosi di provare affetto per loro, ma amando in realtà solo le attenzioni che da queste provengono; il risultato sono rapporti usa e getta -a prescindere dal fatto che si tratti di amicizie o relazioni sentimentali- pronti a finire in discarica al primo rischio. Perché il grande sarà anche un disgraziato, ma ha lavorato duramente per arrivare lì dove sta, e adesso il suo unico timore è che arrivi qualcuno o qualcosa a levargli la sedia da sotto il deretano.
Il grande non predica bene per razzolare male; il grande predica con fantasia e amore per razzolare mediocremente, colpa infinitamente maggiore.

Non è cattiveria; sono dell’idea che se al mondo ci fosse più cattiveria e meno ottusità, il genere umano sarebbe una stirpe meno felice ma di qualità superiore.

È pura e semplice paura.
La paura rende l’essere umano meschino e gretto; la paura rende il grande un omuncolo piccolo e spaventato; la paura fa sì che nuovi affetti vengano buttati nel cesso in nome della stabilità faticosamente raggiunta.
Il grande crea idee e mutila chi ha accanto nella realtà. Eppure il grande resta grande, forse proprio perché capace di insegnare cose che non comprende, o che in ogni caso non ha mai fatto sue.
Mi viene in mente una disperata poesia scritta da me qualche anno fa: definivo gli artisti
“Odierni Mosè,
destinati a mai giungere
nella fetida Terra Promessa”
.

May 4

La Sindrome degli Illuminati

7 Aprile 2012

Ve ne siete accorti?
Impazzano sul web e chi li crea ha schiere di fans.
I video su Illuminati, massoneria, messaggi subliminali & co. sono una piaga dilagante.

Cosa sostengono in genere?
Vi faccio qualche esempio concreto: una popstar vuole portare il mondo alla perdizione perché in un videoclip ha l’occhio coperto da un ciuffo; (occhio onniveggente)
una band è mentalmente controllata perché sulla copertina di un album compaiono dei manichini; (MK-ULTRA)
il divo di turno è arrivato al successo grazie a qualche setta segreta, perché in un testo fa riferimento ad un’antica divinità pagana; (satanismo, quindi massoneria).

In primis, esorterei queste belle personcine ad approfondire seriamente il significato di alcuni simboli, e a mettersi in testa una volta per tutte che paganesimo e satanismo non sono la stessa cosa. Ma per adesso sorvoliamo; prossimamente dedicherò ampio spazio a queste tematiche.
Quel che al momento mi interessa, è farvi notare come certe analisi siano tendenziose, fuorvianti e profondamente qualunquiste.

Quando si decide di cominciare con la caccia alle streghe, i fantomatici indizi si possono trovare ovunque. Quindi vi propongo un gioco: decidete di dimostrare che il vostro artista preferito (a prescindere dall’ambito e dall’epoca in cui abbia operato/operi) abbia legami con massoneria/satanismo/controllo mentale; se davvero vi impegnate sono certa che ce la farete.

Vi darò una piccola dimostrazione su me stessa, basandomi solo su elementi ed informazioni che – essendo reperibili su internet – sono a disposizione di tutti:

“Delia Tannino è stata cresciuta come Testimone di Geova.
Da decenni i Testimoni di Geova proclamano il futuro arrivo del Nuovo Ordine ( New World Order).

Ma diamo un’occhiata al suo sito:
http://i118.photobucket.com/albums/o93/Ville_Valo__/Occhio.jpg
In questa immagine Delia Tannino ha un occhio coperto (occhio onniveggente).
L’espressione e il trucco sono un chiaro riferimento alle forze del male (satanismo).

Ed ecco le copertine dei suoi libri:
http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180902_204801919537011_204801529537050_912516_6570193_n.jpg
Oltre al titolo in sé, possiamo notare come di entrambi i personaggi ritratti sia visibile un solo occhio (occhio onniveggente).
http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/276505_195800890490881_1519115231_n.jpg
L’angelo tiene in mano una maschera (MK-ULTRA)”.

Ecco qui: qualcosa di sospetto nella mia infanzia, qualcosa di sospetto nella homepage del mio sito e INEQUIVOCABILI simbolismi in due copertine su due.
Davvero niente male.

Ora, credete sul serio che chi “analizza” in questo modo videoclip musicali, film e fotografie possa aprire gli occhi a qualcuno?

Non voglio che questo post venga frainteso. Penso che esistano davvero gruppi di persone schifosamente ricche, schifosamente potenti e schifosamente malate in grado di condizionare il mondo. Penso che esistano davvero gruppi di persone pronte a sfruttare televisione, musica ed ogni altro mezzo possibile per lobotomizzarci, renderci niente più e niente meno che macchine da consumo.
Che il progetto MK-ULTRA sia esistito è storia, e sappiamo tutti benissimo che – quando si tratta di controllo – l’America non molla mai.

Proprio perché credo nella necessità di stare in campana non tollero “i cialtroni del ciuffo sull’occhio”: colpiscono la mente degli ingenui con interpretazioni improbabili, desensibilizzando chi è un po’ più avveduto, e così fanno il gioco di chi dicono di voler combattere.
Proprio perché credo nella necessità di stare in campana penso che certi argomenti vadano trattati con un minimo di serietà; e serietà non significa “evitare di scherzare”, serietà significa – fra le altre cose – evitare di spacciare falsità o supposizioni per dati di fatto.

Dunque a chi affidarsi?
La risposta è semplice e tremenda: a nessuno; non esiste un modo comodo di essere autonomi. Ovviamente ognuno ha fonti che ritiene più o meno attendibili, ma fra l’attendibilità e l’infallibilità c’è di mezzo il mare.
Fin quando seguirete ciecamente qualcuno, a prescindere dal fatto che sia una brava o una cattiva persona, sarete mentalmente controllati.
Detto questo, a me interessa poco che voi riteniate Lady GaGa un’illuminata o Rockefeller una brava persona.
Non è importante che la pensiate come me; è importante che pensiate.

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May 4

Comunicazione del Peggior Genere

1 Marzo 2014
Succede ogni volta, ogni maledetta singola volta: quando si parla di sesso, in Italia, non ce la si può fare.
Da un lato i maschilisti e, naturalmente, le maschiliste, dall’altro le femministe che di esser femministe proprio non sono capaci.
Stavolta a scatenare la tempesta di moralismi e contromoralismi, con tanto di combo e colpo critico finale, è il caso delle due prostitute minorenni di Ventimiglia.
Se da un lato Panorama sfora, arrivando quasi ad assegnare il ruolo di vittime ai clienti, dall’altro ci penseranno i nostri eroi, quelli di Comunicazione di Genere, a farci notare che il moralismo non ha bandiera.

Già in passato (tramite questo articolo: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/08/22/troiofobia-sesso-orale-ad-un-concerto-e-linciaggio-virtuale-sessista/, sotto cui potete leggere anche le mie risposte, eccetto l’ultima che per qualche motivo non venne approvata dal moderatore) ho avuto modo di constatare quanto sia bello, per qualcuno, deresponsabilizzare completamente la parte femminile nelle vicende scabrose, addossando tutte le “colpe” a quella maschile.
In questo caso – secondo il blog – la ragazza, poverina, aveva solo avuto voglia di fare del sesso orale davanti a tutti, mentre il ragazzo (disgraziato!) aveva compiuto un becero gesto di esultanza.
Stavolta (http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/03/01/i-poveri-clienti-sfruttati-mail-bombing-a-panorama/) ci vengono proposte una quattordicenne e una quindicenne come “poco più che bambine”, e viene criticata la “normalizzazione dell’attrazione per le lolite”.
Se da un lato Panorama martirizza i clienti, dall’altro questo post, nel tentativo di difendere le donne, le umilia.
Guardiamo in faccia la realtà: è stato commesso un reato, tutto questo è molto triste, e vergognosa è la parata di moralismo che ogni volta si deve accompagnare a questo genere di notizie… Ma non solo la parata maschilista; anche quella pseudofemminista mi fa rabbrividire.
Questa a mio avviso la frase più agghiacciante: “I rapporti sessuali con minori non sono solo proibiti dalla legge ma sono inaccettabili”.
Al di là del fatto che si tratta di una menzogna, perché in Italia i rapporti sessuali con i minorenni sono perfettamente legali in determinate condizioni, è veramente interessante vedere come si sia sempre e comunque pronti a pontificare su quello che le altre persone debbano fare con il proprio corpo.
A quindici anni, personalmente, ero attratta per lo più (per non dire esclusivamente) da persone sopra i diciotto anni di età, e non perché fossi una povera principessina innocente appena uscita dal castello, incosciente di quanto sia brutto il mondo; neppure ero una famelica predatrice in cerca della prossima preda da sbranare. Ero una persona, una persona giovane, ma una stramaledetta persona, e come me le ragazze che mi stavano intorno cominciavano a sapere chi fossero e cosa volessero dalla vita. Diverse mie coetanee hanno avuto la fortuna di incontrare allora il ragazzo giusto, qualcuna è stata usata, qualcuna ha usato gli altri, qualcuna invece ha incontrato l’uomo giusto, a cui quattordici anni di differenza non hanno impedito di innamorarsi e di renderla felice.
Giusto, giustissimo, denunciare l’infrangimento di leggi, giustissimo far notare l’ipocrisia degli “Italiani, brava gente”, giustissimo anche dare addosso ai maschilisti ma – da essere umano e da donna – trovo la deresponsabilizzazione che si vuole attuare nei confronti delle adolescenti persino più offensiva del maschilismo sfacciato, perché perlomeno quello si lascia riconoscere direttamente come negazione della libertà, qui invece l’ingabbiamento passa attraverso una presunta difesa.

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