April 10

Il Dramma di Ritrovarsi fra i Neonazisti – The Tragedy of Finding Yourself Among Neonazis

(English version below)

Avere gusti che non corrispondono a quanto ci si aspetti da chi ha le proprie idee politiche comporta incidenti di percorso e delusioni cocenti. Parola di donna di sinistra con la passione per pizzi, merletti, tacchi alti, culture nordiche ed esoterismo.
Perché?
Perché nonostante viviamo nel 2017 si vive ancora di stereotipi, dunque ci si continua ad aspettare che la femminista non possa corrispondere a certi canoni (magari anche vecchi e consunti) di femminilità; e mi raccomando: che sia atea e devota solo a ciò che si vede e si tocca, possibilmente con una buona dose di rabbia gratuita nei confronti del genere maschile!
Insomma, il fatto che mi piacciano le minigonne, che sia patita di esoterismo e di mitologia, che studi il tedesco e che non odi gli uomini, impedisce al neonazista medio di riconoscere in me la donna di sinistra che in realtà sono: quella per l’uguaglianza di diritti e doveri, a prescindere dal sesso o dal luogo di provenienza, quella per il rispetto delle differenze e per il dialogo.
Da parte mia invece, commetto spesso l’errore di sperare che simili interessi possano (quasi debbano) corrispondere a simili valori. Ed ecco che dopo magnifiche conversazioni sulle rune e sulle loro possibili interpretazioni, mi ritrovo – come un’idiota – sgomenta davanti al fatto che, secondo l’individuo poco prima riconosciuto come simile a me, una vita valga meno di un’altra, ci siano “razze” superiori e inferiori, esistano guerre giuste e sia accettabile soffocare l’opinione dell’altro solo perché diversa dalla propria; tutte cose che mi danno il voltastomaco e mi mettono ansia per il futuro di questo povero pianeta, su cui – proprio in giorni bui come questi – simili scempiaggini hanno già preso piede, arrivando a costare la vita a troppe persone.

In passato mi son persino sentita dare dell’ottusa perché non ho rispetto per razzismo e sessismo di alcun genere, ma io credo che la difesa della dignità e della libertà dell’essere umano non possa convivere con la volontà di prevaricazione e con la violenza che sono prerogativa del neonazismo e di ogni movimento discriminatorio.
Chi non crede di dover ascoltare, perde il diritto di essere ascoltato.
Si noti bene, ho scritto: “Perde il diritto di essere ascoltato” e non “Guadagna il diritto di essere preso a manganellate”, perché io non voglio essere come loro, e spero che siano in molti altri a non volersi ridurre in quel modo.

Mi spezza sempre il cuore incontrare persone colte e con interessi simili ai miei che si siano abbandonate a questo genere di estremismo; è come entrare in una galleria degli specchi e vedere di colpo la mia immagine distorta e trasformata in quella del mostro che più detesto. Ma forse è proprio vero che di solito, quando si odia qualcuno, è perché almeno in qualche misura ci assomiglia.

(English)

Having different tastes and preferences from what expected from those with your views about politics can lead you to hiccups and bitter disappointments. Being a leftist woman with a passion for lace, high heels, nordic cultures and esoterism, you can take my word for it.
Why?
Because despite it’s already 2017 we still live of stereotypes, so people keep on not expecting that a feminist might respond to a certain (maybe old and weary) concept of womanliness; and of course, she must also be an atheist, devoted only to what can be touched and seen, possibly with a huge amount of hate towards men!
So, basically the fact that I like short skirts, that I’m in love with esoterism and mythology, that I study German and that I do not hate men, holds the average neonazi from seeing who I actually am: a leftist woman who believes in equal rights and duties, regardless genders and nationalities, in respecting differences and in communicating.
On the other hand, I often mistake thinking that similar interests are likely (almost should be likely) to indicate similar values. So, there we go: after amazing conversations about the runes and their possible interpretations, I find myself – as the queen of fools – astonished in front of the fact that the same person I just recognised as a kindred spirit actually thinks that some lives are worth less than others, that there are superior and inferior “races”, that there are rightful wars and that it is acceptable to silence others’ opinions based on the fact that it’s different from his/her own; all things that I find disgusting and make me feel worried about the future of this planet, on which – just during days as dark as these – this kind of foolishness already found great support and cost us the lives of too many people.

I also happened to be accused of being narrow-minded because I have absolutely no respect for racism or sexism of any kind, but I do believe that the will to defend human dignity and freedom cannot coexist with the abuse of power and the violence that are a prerogative of neonazism and of any discriminatory movement.
Those who think they don’t have to listen to others lose the right to be listened to.
To be noticed, I wrote: “Lose the right to be listened to” and not “Gain the right to be beaten up”, because I don’t want to be like them, and I hope that many others, as well, don’t want to end up that way.

It always breaks my heart to meet cultured people with similar interests to mine who lost themselves in this kind of extremism; it’s like walking through a hall of mirrors and suddenly seeing my own image distorted and turned into the one of the monster I hate the most. But maybe it’s actually true that usually, when you hate someone, it’s because at the end of the day you are at least somehow alike each other.

June 4

Jovanotti e il Lavoro Gratis

A Firenze, davanti ad un pubblico di giovani studenti, Jovanotti si è espresso a favore di quello che ha definito “volontariato”.
Poco dopo, in un’intervista, ha smentito di essere favorevole al lavoro gratuito, insistendo di aver semplicemente raccontato la propria esperienza, dal momento che lui da ragazzino si divertiva come un matto facendo il cameriere (e non venendo pagato).

Tipico degli ultraconservatori: dire una cosa e smentirla trenta secondi dopo, una volta messi davanti alle estreme conseguenze di quello che hanno appena affermato.
Lo vedo tutti i santi giorni. Lo vedo nei leghisti che si offendono quando fai notar loro che Gesù non era italiano, e che quindi la loro battaglia per il crocifisso nelle scuole mal si combina con la volontà di respingere chi arriva da lontano. Lo vedo in chi insiste riguardo al fatto che l’attuale crisi mondiale sia colpa delle donne, che rubano il lavoro agli uomini e non accettano più il loro “ruolo naturale” (ergo: stare a casa, pulire e sfornare bambini), nel momento in cui – quando fai notar loro che un sistema che obbliga la donna alla dipendenza e alla subordinazione, è un sistema che la obbliga a subire in silenzio i soprusi, in modo da non perdere l’unico posto e l’unico potere che le vengano concessi –  ti accusano di metter loro in bocca parole che non han mai detto, perché ovviamente son contrari alla violenza, ed intendono solo difendere la “diversità dei ruoli”.
Oggi lo vedo anche in Jovanotti, che presenta ai giovani che saranno il nostro futuro lo sfruttamento in chiave positiva, per poi chiarire che intendeva solo spolverare bei ricordi d’infanzia.
“Quel lavoro non è gratis, costruisci un qualcosa dentro di te”, ha detto.

Quando si tratta di comunicazione, ho due saldi principi: bisogna sempre considerare il contesto, e ci si deve prendere la responsabilità di quello che si dice.
Un messaggio del genere, in un Paese in cui i giovani vengono chiamati “bamboccioni” o “choosy” dai politicanti, ed in cui – quando si tratta di stage – si è passati da rimborsi spese ridicoli al dover pagare per lavorare, è terrorismo sindacale.
Il volontariato è cosa nobile e lodevole, quando lo si fa per associazioni non profit, o magari anche per piccole imprese vicine al fallimento; il lavoro gratuito per gente che su quel lavoro guadagnerà, e guadagnerà una barcata di soldi, non si chiama “volontariato”, ma “sfruttamento”.

Certi discorsi mi fanno venire i brividi soprattutto quando fatti da genitori, che in quanto tali dovrebbero essere i primi a lottare per il futuro dei propri figli, ma che a quanto pare – di questi tempi – sono in prima fila contro i provvedimenti disciplinari nelle scuole quando toccano i propri pargoli, ma non capiscono che lasciarsi andare al nonnismo da caserma in ambito lavorativo  ha distrutto e distrugge l’economia.
Mi spiace, ma andare a fare compagnia ad un anziano, aiutare giovani con dei problemi, cercare di ripulire un poco le strade della propria città, non è uguale ad aiutare un miliardario a non doversi preoccupare di pagare la mano d’opera. Quest’ultima “esperienza” costruisce qualcosa dentro il giovane: sì, la convinzione fantozziana che in fin dei conti a farci lavorare ci facciano un favore.
Nessuno nega a Jovanotti la possibilità di raccontare aneddoti riguardanti la propria infanzia, nel caso in cui qualcuno sia interessato ad ascoltarlo, ma in una conferenza incentrata sul futuro e sul lavoro sarebbe stato doveroso, se davvero non avesse voluto difendere lo sfruttamento, raccomandare ai ragazzi di non fare quel che ha fatto lui, o perlomeno non elogiare i ragazzi americani che sono andati a lavorare gratuitamente per giganti dell’industria durante festival importanti.
Qui si lancia la pietra e si nasconde la mano, sempre e comunque.

February 14

Non È un Paese per Esseri Umani

Quella di Salvatore Parolisi, secondo la Cassazione, non è stata crudeltà.
Ha ammazzato la moglie con trentacinque coltellate, ma evidentemente deve averlo fatto con grande empatia.
Berlusconi non è un mafioso.
È un uomo che si è fatto da solo, con un aiutino da parte della Famiglia.

L’Italia è quel Paese in cui si offre comprensione ad Erika, che, poverina, uscita dal carcere dopo aver massacrato la madre ed il fratellino – in un momento in cui nemmeno chi parla sette lingue ed è laureato ad Oxford riesce a trovare un posto di lavoro – s’è lamentata di non riuscire a trovare un impiego.
Prontamente un imprenditore dall’animo nobile le ha offerto una possibilità.
L’Italia è quel Paese in cui avendo trucidato la tua famiglia te ne vai in giro inseguito dai paparazzi, perché tutti vogliono sapere cosa pensi e quali siano i tuoi progetti, mentre spesso e volentieri alle trans – per portare a casa la pagnotta – non resta altra opzione che la prostituzione, mentre a scuola vieni deriso o addirittura violentato perché sei un ciccione.

È insostenibile questa “morale” secondo cui la brutalità ti rende una star, mentre devi chiedere scusa per il tuo orientamento sessuale, per il tuo abbigliamento, per il tuo peso, per il tuo credo o per l’assenza di un credo, per le tue speranze, per la voglia di reclamare i tuoi diritti.

L’Italia non è un Paese per esseri umani, ed io non chiedo scusa.

May 4

GRRRillo – Uscire dalla Porta per Rientrare dalla Finestra

19 Febbraio 2013
Al di là del fascino del grugnito e della rabbia — già sperimentato in passato con conseguenze come, per dirne una, i campi di concentramento — c’è una cosina che vale la pena di sottolineare: non candidarsi perché si è pregiudicati, mettendosi però a capo di un movimento di cui si fanno le regole e che dunque di fatto si controlla, non si chiama “coerenza” ma “ventriloquismo”.

May 4

Le Mani Sporche del Sangue di Falcone e Borsellino

23 Maggio 2012
Falcone e Borsellino sono fra i miei eroi, gli eroi di cui mi ricordo tutto l’anno; per chi mi conosce non è affatto un mistero.
Scrivo questo articolo col computer poggiato sul tavolo della cucina, mentre davanti a me scorrono le immagini delle partita-commemorazione della strage di Capaci.
Mettendo per un attimo da parte la mia vena polemica, vorrei poter essere autenticamente felice di certe manifestazioni, ma non posso, l’amarezza è troppa.
Sarà che, senza permettermi anche solo di pensare di poter scavalcare i sentimenti dei loro famigliari, le loro figure suscitano in me non semplice ammirazione, ma un profondo senso di affetto, un po’ come quel moto – in un angolo del cuore – che scatta quando ci si trova davanti alla foto del nonno fantastico che non si è fatto in tempo a conoscere, ma che vive attraverso i racconti dei genitori e degli zii.
Non crediate che faccia del sentimentalismo, ma mi vengono le lacrime agli occhi guardando Manfredi e il piccolo Paolo.

Al tempo stesso però mi si accartoccia lo stomaco per la rabbia, perché dopo la partita deve esserci il salotto da Vespa.
Come si commemorano due uomini del genere?
Ma andando a parlare di loro a casa di chi si è sempre piegato a novanta gradi davanti a blasonati mafiosi, naturalmente!
Scusatemi, ma io non ce la faccio, e non è questione di essere “di destra” o “di sinistra”.
Sta di fatto che ci riempiamo la bocca con parole come “strage di Stato”, ma forse dovremmo cominciare a parlare anche di “strage di Paese”.
Se la mafia che è riuscita ad entrare in politica è responsabile delle loro morti, complice è chi si è recato alle urne senza informarsi sui trascorsi dei candidati. Ad essere sporche del sangue di Falcone e Borsellino sono le mani di buona parte degli Italiani, che hanno organizzato e organizzano manifestazioni di facciata, permettendo poi ad individui come Berlusconi e Dell’Utri di stare al potere, sputando sui sacrifici di chi nella lotta contro la mafia ha perso la vita, e sul dolore delle loro famiglie.
Borsellino e Falcone non vivono nel salotto di Vespa; vivono nel cuore e nella mente di chi sceglie secondo coscienza etica e politica, e non in base al sorriso del candidato; vivono nel cuore e nella mente di chi prende sulle spalle il peso dell’andamento del proprio Paese, invece di continuare a campare di un’indignazione retorica.

May 4

Monti Chiede Consiglio agli Italiani e Io Rispondo

6 Maggio 2012
Attenzione:
il messaggio che segue è stato realmente inviato alla Presidenza del Consiglio, con tanto di mia firma e indirizzo.

Gentili Signori che ci chiedono sacrifici stando coi piedi al caldo,
prima di inoltrarvi un messaggio con i miei consigli, mi pare lecito porvi una domanda:
alla luce della vostra decisione di diminuire le pensioni (le nostre, non le vostre da sessantamila euro), alla luce del fatto che abbiate recentemente sentito l’impellente necessità di nuove auto blu, alla luce del fatto che – per riempire le casse dello Stato – ad aumentare le tasse e ad imporne di nuove sarebbe stato buono anche un bambino di quarta elementare, chiedendoci un consiglio fate sul serio o ce state a pijà pe’r culo?
Cordiali saluti.
Delia Tannino

May 4

Mario Monti in Due Righe

12 Novembre 2011
Voglio dare un’opportunità ai pigri, facendo (eccezionalmente) la pigra io stessa, dunque limitandomi ad un piccolo copia e incolla:
Da Wikipedia:
Mario Monti “È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg“.
La famiglia Rockefeller è nota per essere fra le più ricche del mondo. Davvero delle belle personcine.
Sempre da Wikipedia (giusto per darvi un’idea):
“Nel 1932, John D. Rockefeller nomina William Stamps Farish a capo della Standard Oil. Farish è amico di Hermann Schmitz, capo della IG Farben, e arruola Ivy Lee per una propaganda filo nazista sulla stampa Usa. William Farish è il principale artefice e successivamente gestore del cartello Standard Oil-Farben per la produzione in Germania di benzina sintetica, nafta dal carbone e gas. Le due società avevano in comune vari stabilimenti in Germania e nel resto d’Europa, fra i quali la Deutsche-Amerikanische Petroleum A.G.(DAPAG), nei pressi di Auschwitz, la principale sussidiaria tedesca della Standard Oil. Direttore del DAPAG era Karl Lindemann, membro del Circolo degli Amici di Heinrich Himmler. Auschwitz si trovava nelle vicinanze di ricchi giacimenti di carbone. La IG Farben vi impianta una fabbrica, la Buna Chemical Plant, per la produzione di petrolio e gomma (dal carbone) che impiega i prigionieri dei campi come operai-schiavi che, nel 1944, arrivano ad essere 83.000. La IG Farben detiene tra l’altro il brevetto dello Zyklon B, un pesticida che verrà usato nelle camere a gas dei campi di sterminio”.
Ancora una volta da wikipedia:
“Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici.

Dato che le discussioni durante questa conferenza non sono mai registrate o riportate all’esterno, questi incontri sono stati oggetto di critiche ed anche oggetto di varie teorie del complotto“.
Tirate voi le somme.

May 4

Manifesti Manifestano Vizi Manifesti

28 Giugno 2011

Chi non ha visto il manifesto del PD che tanto fa discutere?
Ma sì, “Cambia il vento”, con due cosce che spuntano da una gonnellina rosa che minaccia di alzarsi.
Sia ben chiaro, io non sono una di quelle femministe della domenica che gridano allo scandalo non appena si vedono due centimetri di pelle, spesso perché invidiose perse.
Ad esempio, la polemica che sorse intorno a Lara Croft (protagonista di Tomb Raider) mi lasciò piuttosto perplessa; intendo dire: nel momento in cui ci si scaglia contro un’eroina solo perché oltre ad essere intelligente, acculturata, forte ed atletica è anche molto sexy, chi è che discrimina la donna?
Sia ben chiaro anche questo: difficilmente chi mi conosce personalmente può evitare di collegare la mia immagine a scollature epiche, minigonne, reggicalze e tacchi vertiginosi.
Il mio abbigliamento deve soddisfare il mio senso estetico, non sedicenti concetti di rispettabilità e/o moralità; ma soprattutto, è assolutamente meraviglioso sfatare giorno per giorno i miti della “gnocca senza testa” e della “testa senza gnocca”.
Una vagina, due seni enormi e due gambe niente male possono coesistere con un cervello perfettamente funzionante; è tempo che tutti (dunque anche le donne, che spesso e volentieri son le prime maschiliste) ne prendano atto.

Il manifesto del PD però ha lasciato l’amaro in bocca anche a me, non tanto come donna, quanto come persona che lotta per il cambiamento. Avrei accolto favorevolmente quell’immagine se al giorno d’oggi si rischiasse il rogo per una gonna sopra al ginocchio ma, affiancare a roba trita e ritrita lo slogan “Cambia il vento”, mi fa rivoltare lo stomaco.
Perché non la fotografia a figura intera di un bel trans a cui si sta sollevando la gonna… O magari un uomo in kilt? Perché non una signora grassa con le gambe pelose?
No, meglio andare sul sicuro ed imitare lo stile del premier. In fondo, se sta al potere, evidentemente il popolo lo gradisce.

È passato invece in sordina il manifesto della Pitran (abbigliamento per taglie forti), in cui vengono ritratti un uomo e una donna: lui uomo piacente e decisamente in carne, lei invece ovviamente taglia quarantadue.
Qualcuno afferma che il fatto che la procreazione, in natura, sia possibile solo tramite rapporti eterosessuali, sia la dimostrazione dell’innaturalezza delle relazioni fra persone dello stesso sesso.
Tornando per un attimo alla mia vecchia concezione della divinità come essere personale, io ribatto: Dio ha fatto sì che solo uomo e donna insieme potessero procreare perché altrimenti, da tempo, vivremmo in nazioni separate massacrandoci ai confini, o in alternativa, essendo noi donne fisicamente meno forti, saremmo già state sterminate.

May 4

Goodbye Malinconia – Lettera Aperta a Napolitano

10 Maggio 2011
Gentile signor Presidente,
mi pare innanzitutto corretto presentarmi. Sono Delia Tannino, una ragazza di vent’anni, figlia di Pugliesi migrati a Milano negli anni ’60, alla ricerca di un lavoro; mio fratello maggiore è da qualche tempo emigrato in Russia e adesso con tutta probabilità arriverà il mio turno.
Intendiamoci, io mi sono già trasferita: nove anni fa da Milano alla provincia di Oristano, sette mesi fa dalla provincia di Oristano a Roma;
sa quali sono le differenze, signor Presidente?
Ad Oristano non ci sono posti di lavoro, a Roma invece ce ne sono a volontà… per chiunque abbia 23 anni, sia già laureato, abbia almeno un anno di esperienza lavorativa alle spalle e sia disposto a faticare praticamente a gratis. Se non mi crede le basterà dare una veloce scorsa ad un qualunque sito di annunci.
Sa, signor Presidente, io non sono proprio quella che comunemente si definisce una buona a nulla: mi sono diplomata al Liceo Scientifico, ho pubblicato un romanzo a diciannove anni e sto attualmente scrivendo il seguito, sono una grafica autodidatta, per mettere in piedi il mio sito mi sono con gran successo improvvisata webmistress, il mio Inglese è di gran lunga migliore di quello di molti cosiddetti insegnanti e, pensi, addirittura -a differenza di chi esce dal Grande Fratello e fa una fortuna con le serate in discoteca- parlo divinamente la mia lingua madre;
eppure per me -che non ho nessuna intenzione di lavorare otto ore al giorno per cinquecento euro al mese, o di ottenere un posto, più che entrando nelle grazie del datore, lasciando che lui entri nelle mie– non c’è niente.
Sono una scrittrice che non riesce a trovare un diavolo di impiego per sbarcare il lunario in attesa che arrivi la fortuna; non un posto come cameriera, non un posto come donna delle pulizie, non un posto come commessa, non un posto come aiuto-compiti per qualche liceale… potrei andare avanti all’infinito. Per una giovane che abbia intenzione di lavorare in maniera legale e dignitosa, e che non sia disposta a lasciarsi sfruttare, in questo Paese non esistono possibilità.
Lei lo sa di chi è la colpa, signor Presidente?
No, non è dei fantomatici stranieri; dopo la Seconda Guerra Mondiale trovo a dir poco ridicolo che qualcuno creda ancora a queste favole. I meridionali sono migrati verso Nord, e il Nord è cresciuto; noi Italiani siamo emigrati negli Stati Uniti, e gli Stati Uniti sono cresciuti; degli stranieri arrivano in Italia e l’economia italiana va a rotoli. No, mi spiace, non funziona.
Sono stanca di scuse come questa;
sono stanca di vivere in un Paese in cui i proprietari delle imprese pensano di poter sfruttare i lavoratori, pretendendo poi che quegli stessi lavoratori abbiano il denaro per acquistare i loro prodotti;
sono stanca di una democrazia teorica, che si traduce, in pratica, in una monarchia con pochi re e molti cortigiani;
sono stanca di vivere in un Paese in cui la gente di mattina si chiede quale concorrente sia stato eliminato dall’Isola dei Famosi e non chi abbia eliminato Stefano Cucchi… dalla faccia del pianeta;
sono stanca di vedere lei e altri illustri politici alle manifestazioni che si propongono di onorare la memoria di Paolo Borsellino, quando proprio Borsellino fece il nome del nostro Presidente del Consiglio in un’intervista riguardante i legami fra mafia del Sud e imprenditori del Nord; basterebbe un’occhiata a Wikipedia per scoprirlo;
sono stanca di passare per quella con la puzza sotto il naso semplicemente perché non ritengo né giusto, né normale, dover cedere a sfruttamento e soprusi per poter portare a casa il pane;
sono stanca del Popolo italiano sapientemente ridotto a massa italiana;
sono stanca di avere tutte le capacità e tutta la voglia di raggiungere l’indipendenza economica, ma nessuna possibilità di farcela.
A causa di tutti questi orrori, sia morali che puramente pratici, mi vedo costretta a prendere seriamente in considerazione l’idea di trasferirmi all’estero, proprio come nella canzone di Caparezza, Goodbye Malinconia.
“E chi vuole rimanere, ma come fa?
Ha le mani legate come Andromeda.”
Vede, signor Presidente? Un rapper con i capelli da pagliaccio, in pochi anni di carriera, ha fatto molto più per il proprio Paese di quanto non abbiano fatto, in decenni, i tre quarti dell’attuale classe politica.
Se mai dovesse capitarle di leggere un mio libro, sarà a sua discrezione pensare a me come ad un altro “cervello in fuga” o come a “braccia rubate all’agricoltura in fuga”, ma di fatto, signor Presidente, è pur sempre in fuga che sono.
È di fondo per questo che le scrivo: lei è il Presidente della Repubblica, ma continuando di questo passo, a breve, non avrà più un bel niente a cui presiedere, “tanto se ne vanno tutti, da qua se ne vanno tutti”.
Cordiali saluti,
(cordiali quel tanto che la legge mi impone in virtù della sua carica)
Delia Tannino
P.S. Da Londra, da Helsinki, da Stoccolma o da qualunque città io scelga di far diventare la mia nuova casa, ho tutta l’intenzione di continuare a dare, nel mio piccolo, del filo da torcere ai “pochi re e molti cortigiani” italiani. Di certo non sono Guy Fawkes, ma la storia ci insegna che le parole possono avere una carica esplosiva di gran lunga più spaventosa della polvere da sparo.