January 31

Laura Tempest Zakroff: Professione Strega – Witchcraft as a Dayjob

(English below)

Laura Tempest Zakroff, picture by Carrie Meyer.

Quello di Laura Tempest Zakroff è un nome piuttosto conosciuto nell’ambito pagano e neopagano. Autrice di titoli come La Via della Strega e La Stregoneria dei Sigilli, Laura ha conquistato il pubblico grazie al suo eclettismo – si dedica infatti anche alla pittura e alla danza – e al suo approccio alla magia, tramite cui pur dando grande importanza allo studio e alla pratica mantiene un profilo radicalmente opposto all’elitarismo.

Cosa significa lavorare in ambito esoterico nel 2024?

Essere una Strega, fare arte, scrivere e ballare sono parte integrante della mia vita da talmente tanto tempo che per me è come respirare. Le persone parlano di tendenze e cose simili, ma ci sono un sacco di cose che non cambiano mai o che perlomeno ciclicamente si ripetono in modo similare. Devo dire che perlopiù la maggiore accettazione dell’esoterismo nella cultura mainstream facilita alcune cose. Ci sono più risorse, più interesse e più esplorazione, quindi è interessante.

Quando è iniziato il tuo percorso come strega?

Ho sempre avuto un modo peculiare di osservare il mondo e c’è sempre stato qualcosa di stregonesco in me da che ho memoria. Trovavo la mia spiritualità nella natura e amavo il folklore, i miti e l’arte antica. Non sapevo però che esistesse una parola per indicare tutto questo, che davvero ci fossero altre persone che facessero le stesse cose al giorno d’oggi e non l’ho saputo fino ai quattordici o quindici anni. Per la maggior parte i libri che trovavo nella sezione metafisica somigliavano più a dei fantasy, fin quando poi non ho trovato Drawing Down the Moon di Margot Adler.

Pensi che debba esistere una linea di confine fra scienza e occulto? Se sì, dove andrebbe tracciata?

Molto di ciò che oggi consideriamo scienza era un tempo considerato magia. Io penso che vadano a braccetto. Perché ci sia progresso scientifico e per essere aperti a nuovi sviluppi dobbiamo usare il potere dell’immaginazione e la capacità di meravigliarci, che sono fondamentali nella magia. Dobbiamo essere anche aperti all’esplorazione e alla sperimentazione, a prescindere dal fatto che si tratti di magia o di scienza. Così si rimane radicati ma liberi.

Incontri molti pregiudizi quando ti definisci strega?

Negli anni novanta ero molto più cauta nel dire di essere una Strega, ma nella maggior parte dei casi al giorno d’oggi non riscontro molto pregiudizio, almeno nelle interazioni che avvengono di persona… Per fortuna! In realtà ho incontrato molto più pregiudizio e atteggiamenti insensati come ballerina professionista. Per esempio, io e il mio partner portiamo avanti diversi progetti musicali in cui io ballo e lui suona/abbiamo una band. Le persone danno per scontato che io sia quella che vende il merchandising o che sia semplicemente una sorta di decorazione, mentre sono io che in genere mi occupo del booking per i concerti, mi occupo del lato business, scelgo i materiali, e così via. Si tratta di misoginia più che altro.

Ti occupi anche di arti grafiche; qual è il punto d’incontro fra queste e la magia?

Una delle mie forme primarie di magia è il creare artistico. La magia comincia con un pensiero, lo stesso vale per l’arte. L’arte è spirito, idee, sentimenti che si manifestano in forma fisica e visiva. Molti conoscono il mio lavoro con la Stregoneria dei Sigilli – ovvia combinazione di arte e magia – ma i miei disegni, dipinti e sculture esplorano tutti il regno del mitico, del magico e dell’esoterico.

Sui social parli del modo in cui le copie dei mazzi di carte e i plagi danneggiano I piccoli artisti e le piccole case editrici. Come ha influenzato il tuo lavoro questo fenomeno? Ti sei sentita costretta a fare qualcosa per cercare di evitare che le tue creazioni vengano copiate?

È veramente frustrante, ma penso che l’unica cosa che io possa fare sia insegnare alle persone a riconoscere i mazzi finti e come supportare al meglio gli artisti e gli autori. Sono ormai più di vent’anni che devo vedermela con gente che che in un modo o nell’altro falsifica i miei lavori, l’unica cosa che puoi fare è continuare a lavorare e a far uscire quel che fai. E ricordare alle persone di supportare gli artisti e la loro community.

Quali sono alcune tendenze dell’ambiente pagano che ami?

Amo l’entusiasmo delle persone nel parlare di ciò che amano e la crescente eterogeneità all’interno della comunità. Amo sentire voci diverse ed entrare in contatto con coloro che sono entusiasti di idee simili.

Quali sono alcune tendenze nell’ambiente pagano che odi?

Odio è un termine forte, ma trovo frustrante la mentalità orientata verso la povertà che permea alcune parti della comunità. Si tratta praticamente di una sorta di automaledizione perché a prescindere da quel che accade queste persone eternamente ripetono: “Non potrò mai, non ci riuscirò mai, è impossibile”. Ma noi sappiamo che la magia comincia col pensiero. Non sto parlando del potere del “pensare positivo”, ma del capire che svolgiamo un ruolo attivo nel nostro destino e che siamo abbastanza potenti da cambiare la nostra vita per il meglio, se solo permettiamo a noi stessi di fare un passo avanti. Può non essere facile, ma il cambiamento è possibile.

Puoi dirci qualcosa dei tuoi prossimi progetti?

La prossima uscita per quest’anno sarà il mazzo Sigil Witchery Oracle. Si tratta di un mazzo di sessanta carte, utilizzabile non solo per la divinazione ma per creare sigilli, orientare le meditazioni in movimento, creare rituali e ancora altro! Verrà pubblicato da Llewellyn a ottobre. Gli amici curiosi riguardo a me e ai miei progetti possono trovare tutte le informazioni qui: http://www.lauratempestzakroff.com 

Grazie di cuore per il tuo tempo e per le tue risposte, Laura. È stato un vero piacere!

<3

English

Laura Tempest Zakroff, picture by Carrie Meyer.

Laura Tempest Zakroff’s name is rather well known within the pagan and neopagan community. Author of titles such as Anatomy of a Witch and Sigil Witchery, Laura conquered the audience thanks to her eclecticism – she’s in fact a painter and a dancer as well – and to her approach towards magic, through which although giving great importance to study and practice she keeps a profile radically opposed to elitism.

What does it mean to work within the esoteric field in 2024?

Being a Witch, making art, writing, dancing have been an integral part of my life for so long that it’s like breathing to me. People talk about trends and such, but so many things stay the same or at least repeat on the regular in similar ways. I will say that for the most part, greater acceptance of the esoteric in mainstream culture does make some things easier. There’s more resources, more interest, more research and exploration being done, so that’s exciting.

When did your journey as a witch start?

I’ve always had a weird way of looking at the world that was definitely witchy as far back as I can remember. I found my spirituality in nature and loved folklore, myths, and ancient art. But I didn’t know there was a word for it, that there were actually other people doing the same thing in the modern day until I was about 14 or 15. Most of the books I found in the metaphysical section seemed more like fantasy until I found Drawing Down the Moon by Margot Adler.

Do you think there should be a line between science and occult science? If so, where should it be drawn?

So much of what we now consider science was once considered to be magic. I think they go hand in hand. In order to advance science and be open to new developments, we have to use the power of our imaginations and have a sense of wonder – which are key in magic. We have to also be open to exploring and experimenting – regardless whether we’re talking magic or science. It keeps us grounded yet unjaded.

Do you come across lots of prejudice for defining yourself as a witch?

I was a lot more cautious about saying I was a Witch in the 90’s, but for the most part I don’t run into too much prejudice nowadays at least face to face – thankfully!  I’ve actually run into a lot more prejudice and nonsense as a professional dancer. For example, my partner and I have several musical projects where I dance and he plays music/we have a band. People assume I’m just the “merch girl” or simply visual dressing – when I’m usually the one booking the gigs, maintaining the business, designing the materials, etc. It’s more misogyny than anything else.

You are a graphic artist as well; how does this meet magic?

One of my primary forms of magic is through the creation of art. Magic starts with thought – and so does art. Art is spirit, ideas, feelings – manifested into physical, visual form. Many folks are familiar with my Sigil Witchery work – which is an obvious combination of art and magic – but my drawings, paintings, and sculptures all explore the realm of the mythic, magical, and esoteric.

You have been talking on social media about the way fake decks and forgeries affect small artists and publishing houses. How has this phenomenon affected your own personal work? Did you feel forced to take steps to try avoiding your creations to be copied?

It’s definitely frustrating, but I feel like the only thing I can do to fight it is to educate people on recognizing fake decks and teach them how to best support the actual artists and creators. I’ve had to deal with people knocking off my work in one form or another for over 20 years now – the only thing you can do is keep making your own work and get it out there. And remind people to support artists and their community.

What are some tendencies within the pagan environment that you love?

I love the enthusiasm folks about what they love and the ever-growing diversity of the community. I love hearing and seeing more voices – and connecting with those who are excited by similar ideas.

What are some tendencies within the pagan environment that you hate?

Hate is a strong word, but I am frustrated by the poverty mentality that permeates some areas of the community. It’s practically self-cursing because no matter what’s going on, these people are forever saying “I can’t ever, I won’t ever, it’s impossible” – when we know that magic starts with thought. I’m not talking about the power of “positive thinking” but rather, understanding that we play an active role in our own destiny and we are powerful enough to make changes in our lives for the better – if we just allow ourselves to take a step forward. It may not be easy, but change is possible.

Can you tell us about your upcoming projects?

The next project that’s coming out this year is the Sigil Witchery Oracle deck. It’s a 60 card deck that’s not only for divination, but is an amazing aid for crafting sigils, designing movement meditations, crafting ritual, and more! It’ll be out from Llewellyn in October. Folks can find out more about me and other projects at http://www.lauratempestzakroff.com 

Thank you very much for your time and answers, Laura. It was a pleasure!

<3

January 11

Il Figlio del Becchino: Intervista con Sam Feuerbach – The Gravedigger’s Son: Interview with Sam Feuerbach

(English below)

Il talentoso e pluripremiato autore fantasy medievale Sam Feuerbach, attraverso la sua saga Il Figlio del Becchino, ci porta in un mondo carico di magia e colpi di scena, ma anche di violenza, disincanto e ironia a denti stretti.
È stato tanto gentile da concedermi un’intervista e non sono rimasta delusa dalle risposte dell’artefice di questi romanzi di sicuro dotati di un certo mordente!

Sam, quando e come hai deciso di diventare uno scrittore?

Nel 2014, ho pubblicato il mio primo libro “The murderess Crow”. Ho scritto il primo volume della saga de Il Figlio del Becchino nel 2016. Fortunatamente in quel momento molti molti lettori hanno deciso che io potessi diventare uno scrittore a tempo pieno. 😊
Dopo vent’anni di lavoro per un’azienda nel settore informatico mi sono licenziato e da allora scrivo romanzi fantasy. È stata la decisione giusta.

Quali opere letterarie ti hanno particolarmente influenzato?

Il primo libro ad avere un forte impatto su di me è stato “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger. Sono rimasto particolarmente preso dal tono ironico della narrazione. Come molti fan del fantasy, ne sono stato attratto grazie a Il Signore degli Anelli di Tolkien.

Quali romanzi recenti hanno davvero attirato la tua attenzione?

Adoro I romanzi di George R.R. Martin (incredibile sviluppo dei personaggi), Joe Abercombie (potente la scelta delle parole), e Robert Asprin (ottimo senso dell’umorismo). Purtroppo scrivere libri comporta il fatto che abbia meno tempo per leggere di quanto non ne avessi una volta.

Di recente Il Figlio del Becchino è diventato un bestseller anche in Italia. Te l’aspettavi?

Prima di tutto, è molto difficile per un autore indovinare se un suo libro o una sua saga possa avere successo. A dire il vero è molto difficile per tutti, case editrici e agenzie incluse. Dopo il grande successo in Germania, che comunque non mi sarei mai aspettato su tale scala, ho sperato che Il Figlio del Becchino potesse piacere anche ai lettori italiani, ma non c’era alcuna garanzia. In ogni caso, avevo bisogno di una buona traduzione che rendesse il tono scherzoso della mia narrazione con tutta la sua ironia e il suo umorismo. Sono felice di poter contare su Francesco Vitellini per questo. Alla fine però sono solo i lettori a decidere, dunque a questo punto un grande ringraziamento va a tutti voi lettori italiani.

A proposito de Il Figlio del Becchino: sembri scegliere i protagonisti fra i più poveri e i meno amati; perché?

Il figlio del becchino ha zero possibilità, eppure se lo fa bastare. Questo funziona solo se si parte dal basso. O per metterla giù in altri termini, per passare dalle stalle alle stelle bisogna partire dalle stalle. In questo caso per me era importante descrivere non solo l’ascesa sociale ma anche lo sviluppo morale ed emotivo.

C’è molta violenza in questa saga: non solo i combattimenti standard che naturalmente ci si aspetta siano presenti in un romanzo fantasy, ma pestaggi molto realistici, sia da parte di bulli che di genitori prevaricatori; da cosa deriva la decisione di raccontare queste realtà così nel dettaglio?

Purtroppo la violenza faceva parte della vita quotidiana nel Medioevo. Se penso alla guerra in Ucraina oggi mi rendo conto che da allora è cambiato molto poco. Sono stato intenzionalmente drastico nel descrivere alcune scene per intensificare l’atmosfera opprimente. È anche una storia che parla del bene e del male, dell’odio e dell’amicizia. Per rendere vivido il contrasto ho dovuto ritrarre entrambi i lati.

Una delle cose che maggiormente mi hanno impressionata nei tuoi scritti è il fatto che i colpi di scena siano effettivi colpi di scena! Voglio dire, come lettrice non è semplice intortarmi, ma tu ci sei riuscito alla grande. Qual è secondo te l’ingrediente segreto per un buon colpo di scena?

Wow, che domandona vieni a fare proprio a me! 🙂 Non sono un maestro nel tessere trame, mi limito a scrivere e a vedere che direzione prendano le cose. Comincio sempre dai miei personaggi e li sviluppo ulteriormente facendoli incappare nelle loro avventure. Talvolta li metto in situazioni in cui non so se riusciranno mai a cavarsela. Fortunatamente poi mi viene sempre in mente qualche soluzione. Si chiama discovery writing. Ci sono pochissimi colpi di scena che ho pianificato sin dal primo libro, ma a dire il vero quando comincio non so neppure da quanti libri sarà composta una saga.

A cosa stai lavorando al momento? Cosa dovremmo aspettarci per il prossimo futuro?

Fra qualche giorno il primo volume della mia ultima saga “Il Maestro delle Essenze” verrà pubblicato in Italia. Un vecchio alchimista vive nella sua torre ai margini della città e distilla miracolosi elisir e pozioni. Un soldato della città indaga su uno strano omicidio e due adolescenti scoprono una misteriosa grotta in una gola a cui l’accesso è proibito. Unendosi magicamente diventano la Lega dei Quattro.

Grazie di cuore per il tuo tempo! Sono genuinamente lieta di aver avuto la possibilità d’intervistarti!

Grazie a te per il tuo tempo e per le ottime domande.

English

The talented and award-winning medievale fantasy author Sam Feuerbach takes us, through his Gravedigger’s Son saga, to a world full of magic, plot twists; however there are also violence, disenchantment and bitter irony.
He was kind enough to give me the chance to interview him and I wasn’t disappointed by the creator of these novels which certainly bite!

Sam, when and how did you decide to become a writer?

In 2014, I published my first book “The murderess Crow”. I wrote the first volume of the son of the gravedigger saga in 2016. Fortunately, that was the time when the many many readers decided that I became a full-time writer. 😊
After twenty years of working for a company in the IT industry, I quit and since then I have been writing fantasy novels. It was the right decision.

What were your main literary influences?

The first book that made a big impression on me was “The Catcher in the Rye” by J.D. Salinger. I was taken with the ironic narrative tone. Like so many fantasy fans, I was drawn to it by Tolkien’s Lord of the Rings.

What are some recent novels which actually turned your head?

I love the novels of George R.R. Martin (terrific character development), Joe Abercombie (powerful word choice), and Robert Asprin (fine humor). Unfortunately, writing books means I have less time to read than I used to.

The Gravedigger’s Son recently became a best seller even in Italy; did you see that coming?

First of all, it is very difficult for the author to estimate whether a book or a saga will be a success. Hardly anyone can do that, not even the publishers and agencies. After the great success in Germany, which I also did not expect on this scale, I hoped that the gravedigger’s son would also please readers in Italy – for which there is no guarantee. In any case, I needed a good translation that would convey my tongue-in-cheek narrative tone with all its irony and humor. I’m glad to have Francesco Vitellini by my side for this. But in the end, only the readers decide. At this point a big thank you to all Italian readers.

Talking about The Gravedigger’s Son, you seem to chose your main characters among the poorest and the most unloved ones; why?

The son of the gravedigger has no chance. But he uses it. That only works if he starts at the bottom. Or to put it another way, from zero to hero begins with zero. Here it was important to me to describe not only the social ascent, but also the moral and emotional development.

There’s quite a lot of violence in this saga: not simply the standard fights which are more than expected in a fantasy novel, but very realistic beatings, both by bullies and by abusive parents; why the decision of narrating such realities so in detail?

Unfortunately, violence was part of everyday life in the Middle Ages. When I look at the war in Ukraine today, little has changed since then. I have deliberately described a few scenes drastically in order to intensify the oppressive atmosphere. It is also a story about good and evil, hatred and friendship. To make the contrasts vivid, I had to portray both sides.

One of the things that impressed me the most about your writings was the fact that your plot twists were actual plot twists! I mean, as a reader I don’t get easily caught off guard, but you totally managed to. What’s the secret ingredient for a good plot twist in your opinion?

Wow, what a question just to me! 🙂 I’m not a very good plotter, but just write away. I always start with my characters and develop them further by having them fall into adventures. Sometimes I put them in situations that I don’t know how they’ll ever get out of. Fortunately, I’ve always come up with something later. Discovery writing is what it’s called. Very few twists I had planned from volume one, but I don’t even know at the beginning how many books the saga will have.

What are you working on at the moment? What should we expect in the next future?

In a few days the first volume of my latest saga “Il Maestro delle Essenze” will be published in Italy. An old alchemist lives in his tower on the outskirts of the city and brews miraculous elixirs and potions. A city soldier investigates a strange murder and two teenagers discover a mysterious cave in a forbidden ravine. The four magically come together and form the League of Four.

Thank you so much for your time! I’m genuinely glad that I got the chance to interview you!

Thank you for your time and the great questions.



February 23

Il Bacio dell’Incubo: Intervista con Nina Talvi

Nina Talvi, autrice paranormal romance, ci ha regalato un esordio con il botto grazie a Il Bacio dell’Incubo, edito da Triskell Edizioni, che apre la saga Stirpe Maledetta. L’audace esordiente ha infatti scritto una storia in cui i discendenti di Caino sono nientemeno che potentissimi fae.
Il 18 marzo lancerà il seguito, Il Bacio della Bestia, al Festival del Romance Italiano che si terrà a Milano, ma nel frattempo è stata tanto gentile da rispondere a qualche domanda!

Che effetto ti fa veder pubblicato il tuo primo libro?

È un effetto abbastanza surreale. Da una parte sono molto orgogliosa di me stessa, dall’altra sono ancora incredula che la mia storia sia stata pubblicata e sia diventata un libro vero!

Lavorarci è stato come te l’aspettavi o qualcosa ti ha sorpresa?

Scriverlo è stato più semplice che editarlo, anche se la fase di scrittura non è stata molto lineare, all’inizio. Avevo in mano un’accozzaglia di idee e di personaggi che non sapevo come incastrare, ed è stato molto difficile perché non sapevo che strada far prendere alla storia. Questo è anche uno dei motivi per cui ora progetto tutto nei minimi particolari prima di iniziare la fase di stesura vera e propria.

Quando e come hai cominciato ad appassionarti alla lettura e alla scrittura?

Ho sempre amato leggere. Quando avevo sei anni, i miei mi regalarono un libro illustrato sui miti greci, e da allora non ho mai smesso di leggere e di appassionarmi alle storie. Poi, dopo qualche anno, ogni volta che guardavo un film o leggevo un libro e restavo insoddisfatta del finale o della storia, creavo dei finali alternativi nella mia mente, e a volte inventavo trame del tutto nuove. Dal pensarle allo scriverle, il passo è stato davvero breve. Mi sono anche cimentata in una graphic novel (una fanfiction di Salir Moon in cui la protagonista femminile era il mio cane) ma non lo chiamerei un successo!

Quanto pensi sia importante leggere per uno scrittore?

Dal mio punto di vista è fondamentale. Personalmente, io leggo soprattutto romanzi del mio genere, in primis perché ne sono appassionata, ma anche per vedere cosa mi piace e cosa no. Trovo anche che la lettura sia uno strumento prezioso per scoprire cosa funziona o meno nelle storie, e un modo per trarre ispirazione quando attraverso periodi in cui la mia creatività si blocca.

Quanto reputi importante la promozione?

La reputo importantissima. Al giorno d’oggi pubblicare un libro significa lanciare la tua storia in un oceano zeppo di altri libri. Per far conoscere il tuo romanzo, è necessario promuoverlo. E imparare a farlo diventa un secondo lavoro, un lavoro a volte estenuante ma che (secondo me) è necessario.

T’immagini sempre come autrice romance in futuro, oppure saresti curiosa di sperimentare altri generi?

Mi piacerebbe sperimentare con diversi sottogeneri (quindi non solo paranormal ma anche dark e contemporary) ma sempre nell’ambito del romance. In fondo, anche se non sembra, sono una romanticona!

Trovi che il romance sia un genere stigmatizzato? E se sì, cosa pensi che abbia provocato lo stigma?

Purtroppo, penso che il romance sia il genere più stigmatizzato di tutti. I romance sono visti come romanzetti di scarsa qualità da leggere di nascosto, letteratura di serie B per casalinghe disperate (questa cosa mi è stata proprio detta in faccia!).
Credo che gran parte di questa cattiva reputazione sia dovuta al fatto che la passione e (soprattutto) il sesso siano ancora considerati come qualcosa di cui vergognarsi, sopratutto se sperimentati dal sesso femminile. In molti romance ci sono scene di sesso più o meno esplicite e trovo che molte persone considerino questo fattore come una cosa da tenere nascosta o che mini la reputazione di chi legge. 

Se avessi la bacchetta magica, quale elemento o luogo comune faresti di colpo sparire da tutti i romance della terra?

Eliminerei in un solo colpo (facendogli cambiare faccia di colpo tipo Maga Magò) le protagoniste femminili “amebe”, e quelle descritte come “bellissime ma che non sanno di esserlo”, dove l’aspetto fisico è l’unica loro qualità. Eliminerei anche la parola “calloso” da ogni singolo romanzo, senza pietà. 

Cosa bolle in pentola al momento?

Tra un paio di mesi uscirà il secondo libro della mia trilogia, e a fine anno il terzo (se mi decido a finirlo!). Poi mi piacerebbe scrivere alcuni spin-off su alcuni personaggi secondari della trilogia, ma prima ho in programma un retelling di una favola classica e un dark romance contemporaneo.

Sempre a proposito di bacchette magiche: se potessi veder esaudito un desiderio per il futuro della tua carriera, quale sarebbe?

Senza dubbio, riuscire a vivere della mia scrittura.

Grazie di cuore per il tuo tempo e la tua disponibilità!

Grazie a te di cuore!

August 25

Dancing to Change the World: Interview with Tiare Valouria – Ballando per Cambiare il Mondo: Intervista con Tiare Valouria

Tiare Valouria.
Picture by Rj Muna.

(Versione italiana in fondo alla pagina.)

Tiare Valouria is an incredibly talented performer and teacher specialized in fusion belly dance and ritual theatre. To see her is to love her: her elegance and interpretation are of the highest quality; her mystic aura makes her artistically irresistible. I had the privilege of interviewing her about her history and the meaning of her craft.

How did your passion for belly dance start?

While my passion for dance as an artform of expression has been life long, my passion for bellydance began in 2005. I grew up in Hawaii dancing Ballet and Hula in the Halau, then stopped dancing when my adolescence hit and felt more inspired to express myself through design work and immerse myself in Magickal studies. It was in my early 20’s when I first witnessed Gypsy Caravan perform ATS (American Tribal Style) here in Portland, and realized that there was a magical, mysterious movement of empowered dance that was bringing the feminine together en force! Their dance circles had this powerful, yet warm and embracing energy to it, and when witnessed, it wasn’t difficult to tap into the ancient current of vitality that was being expressed and shared between them as a unit of all races, sizes and genders. In fact, it was undeniable. I was enamored by their aesthetic as well ~ Peacock hues with black as a unifying undercurrent, bright pops of color statements and absolutely dripping with tattoos.  “It’s a dance coven of vitality magic!” I thought to myself. I was so intrigued that I did some research online and soon discovered the Tribal Fusion movement that was currently on the rise through the bohemian underground. I was even more intrigued! Infatuated even. And then I stumbled upon some footage of Rachel Brice dancing… I was officially in love. That was it. Exactly what I knew I needed to be doing. It felt like a piece my very soul had been missing and feverishly searching for. Before long I was hooked. I wanted nothing more than to carry this dance current within my physical form. I craved the grounding empowerment of it. I sought out the Gypsy Caravan dancers to take classes from Paulette Resse Denis and Severina while also practicing at home regularly with Egyptian Cabaret classes on VHS (because they were all you could get at the time). I was pleased to discover that my childhood dance training set me far ahead of the pack in dance classes and I managed to learn Tribal Fusion at what some would consider – lightning speed. I soon found a small Tribal Fusion bellydance coven called Serpentine who invited me in due to a shared understanding of prioritizing Ritual Theatre as a focal point for dance. They were my gateway into becoming a performance artist post childhood Halau recitals and the rest is history. 

How important is the role of teachers within this discipline?

Every discipline carries with it a technique that it is known for and therefore sought out for personal development and integration. It is through our teachers that we receive downloads of information and portrayal of techniques that are unique to them and them alone. It is through our teachers that we are empowered through their lens of experience, passion, wisdom and blessing. It is because of this singularity that when we witness our teacher, our entire being affirms that they are the ones we desire to learn from. Teachers offer a legacy of consciousness through their classes that has been passed down from their teacher before them, and so on. It offers their students an invaluable opportunity to imbue their practice and passion with this magical blend of flavors, insight and meaning, like a potion of power that vivifies their movement with a spirit that can be felt by not only the dancer, but all who are blessed to witness them share their artistry. Without our precious teachers, our treasured dance forms would not survive. Within this particular dance discipline we are tapping into a current that is as old as time. The ancients who identified as women began belly dancing in women’s only circles, where the people who identified as men were not allowed to attend or bear witness. This is a dance that has been passed down from woman to woman for thousands of years as a vitality practice for harnessing, refining and sharing divine feminine power. So yes, the teachers and who you choose to learn from are extremely important. Personally, I am of the opinion that when seeking out a teacher, it’s a good thing to ask yourself a few questions: Are they acknowledging and honoring their teachers? Are they respecting the cultures these dances came from and educating others about them? What is the story their spirit is portraying and speaking to you through their movements? Does this story and portrayal align with your chosen path? How will learning from them empower the story through dance that you wish to tell? And will honoring them as your teacher feel integral to both of you on your chosen paths? I don’t think these questions are being asked enough, and I see a lot of extremely talented dancers with immaculate technique, out there in the world with no honoring of lineage or portrayal of mythos. Many people don’t mind this at all, but when I notice it, although I can find enjoyment in the display of technique, I quickly lose interest because there is no story or evidence of spirit through lineage. No meaning behind the movements other than wanting to look impressive… And is that what their teachers taught them to do? It also really boils down to how much you as an individual really care about matters such as this. How important is your path in artistry to you? This will be reflected in who you choose as your teachers, and vice versa.

Do you think it’s possible to establish a strong tie with students even through online lessons? 

Oh absolutely, and like with anything, it really depends on the teacher. The desire to bond with students must be there in the first place, and it’s even better if the students are willing to reciprocate a teacher’s outreach for connection. We as a species are experiencing such a churning right now that we must seek out our teachers from the comfort of our own home for safety and convenience as world affairs ramp up around us. As much as I miss in-person classes, I know I’m not alone in my appreciation for the luxury of modern technology to keep the spirit of education alive while we navigate the troubled waters of society. That being said, I am so deeply excited to open the doors to Animara ~ my new online school for dance magick coming up in October. I’ve been pouring so much love into the curriculum and presentation to offer students an elevating experience while engaging with the platform as classes and series roll out. It’s going to be so deliciously enriching for everyone involved. 

What is the role of esotericism and spirituality in your work?

After 20 years of a spiral dance around deepening my understanding about the relationship between my work and spirituality, I have come to realize time and time again that esotericism and spirituality truly are central to all of it. Without one, the other withers, and to be perfectly honest I think it’s the same for everyone… However within the spectrum of experience, we choose to focus more on one aspect or another. No matter what, dance IS a spiritual practice. It is an exercise that brings a refinement of the spirit’s expression to be portrayed and projected through our physical form. We are all spirit and our bodies are the earthly vehicle for our spirit, therefore all dance is a spiritual practice. For me, it is vital to my personal practice and what I teach for the exercises, techniques and movements to come from a place of inner knowing as a result of consciously connecting with the forces of creation to imbue everything with a deeper understanding, relationship, meaning and intention. It is through my lifelong study of ancient ceremonial practices, magical studies, spiritual lineages and dance that I have been lovingly formulating an integral way of approaching dance as a spiritual practice called the Mystic Arts Practika that is deeply rooted in magic. It may not be for everyone, although I do think that anyone can benefit from its influence. 

Which spiritual themes are more typical of your exhibitions and lessons?

Ritual Theatre, esoteric symbology, ceremonial magic, archetypes and deity veneration / embodiment has been at the forefront of my artistic expression for my entire life. It has been my calling since day one and due to the influence of my teachers and personal guides, the blend of aesthetics, techniques and portrayal is uniquely potent. My lessons range from Lunar guided yoga sessions to sync our self care regimen with the cycles of the moon and dance classes are built on a foundation I like to call Elemental Fusion which serves as a platform for building upon with intention utilizing the Practika for empowering our dance through relationship with Spirit, magical wisdoms and personal mythos.

Do you think that dancing can change the world?

Dancing is changing the world every day. It has been changing the world since the dawn of humanity and will continue to do so until the end of time. Dance carries within it the medicine of empowerment and release. Dance is a rite of passage. When we do not dance, our bodies and self confidence stagnate. Dance brings us home to the understanding that our bodies are conductors of energy. Without movement our physical form experiences atrophy, and without creative expression our lives become devoid of meaning and direction. Dance is a key to unlocking our fullest potential here on earth and it is the ultimate antidepressant. I am of the opinion that when utilized appropriately, dance can cure any ailment. Dance is a throne that the spirit of each and every sentient being in existence holds claim to.

Tiare Valouria.
Fotografia di Rj Muna.

Italiano

Tiare Valouria è una performer e insegnante d’incredibile talento, specializzata in danza del ventre fusion e teatro rituale. Vederla significa innamorarsene: la sua eleganza e le sue interpretazioni sono di altissima qualità; l’aura mistica la rende artisticamente irresistibile. Ho avuto il privilegio d’intervistarla in merito al suo percorso e al significato del suo lavoro.

Com’è iniziata la tua passione per la danza del ventre?

La mia passione per la danza come forma d’espressione artistica va avanti da tutta la vita, ma la mia passione per la danza del ventre è cominciata nel 2005. Sono cresciuta alle Hawaii facendo danza classica e ballando hula nell’Halau, poi ho smesso di ballare quando l’adolescenza è arrivata e ho cominciato a sentirmi più ispirata a esprimermi attraverso il design e l’immergermi negli studi esoterici. Ero nei primi venti quando ho visto per la prima volta Gypsy Caravan esibirsi nell’ATS (American Tribal Style) qui nel Portland, e ho capito che c’era un movimento magico e misterioso di danza galvanizzata che stava unendo il femminile en force! I loro circoli di danza avevano questa energia potente, ma calda e avvolgente e, quando vi si assisteva, non era difficile attingere all’antica corrente di vitalità che veniva espressa e condivisa tra loro al di là di razze, taglie e generi. Di fatto non se ne poteva fare a meno. Mi sono innamorata anche della loro estetica ~ Sfumature blu pavone con il nero come sfondo unificante, dettagli di colori sgargianti e tatuaggi ovunque.  “È una congrega dedita a una danza di magia vitale!” ho pensato. Ero così incuriosita che ho fatto qualche ricerca online e presto ho scoperto il movimento Tribal Fusion che si era fatto spazio nell’underground bohémien. Mi ha incuriosita ulteriormente! Me ne sono infatuata persino. E poi mi sono imbattuta in alcuni filmati di Rachel Brice che ballava… Ecco, a quel punto mi sono proprio innamorata. Tutto qua. Ho saputo allora esattamente cosa dovevo fare. Sembrava un pezzo mancante della mia anima che fino a quel momento avevo cercato forsennatamente. In poco tempo ne sono stato catturata. Non volevo altro che portare in me, nella mia forma fisica, il flusso di questa danza. Ho desiderato ardentemente la sua forza radicante. Ho cercato i ballerini di Gypsy Caravan per prendere lezioni da Paulette Resse Denis e Severina mentre mi esercitavo regolarmente anche a casa, con lezioni di cabaret egiziano in VHS (perché erano l’unico materiale disponibile in quel momento). Sono stata lieta di scoprire che gli studi danza portati avanti durante l’infanzia costituissero un grande vantaggio nelle lezioni di danza; sono dunque riuscita a imparare il Tribal Fusion a quella che agli occhi di alcuni potrebbe sembrare la velocità della luce. Presto ho trovato una piccola congrega di danza del ventre Tribal Fusion di nome Serpentine che mi ha invitata a entrare a farne parte, data l’idea condivisa di dare la priorità al Teatro Rituale come punto focale della danza. Sono stati la mia via per diventare un’artista performativa dopo i recital dell’Halau durante l’infanzia; il resto è storia.

Quanto è importante il ruolo dei maestri all’interno di questa disciplina?

Ogni disciplina porta con sé una tecnica per la quale è conosciuta e quindi ricercata col fine dello sviluppo e dell’integrazione personale. È attraverso i nostri insegnanti che riceviamo informazioni a fiotti e rappresentazioni di tecniche che sono uniche. È grazie ai nostri insegnanti che tramite la loro lente di esperienza possiamo potenziare passione, saggezza e doni. È a causa di questa singolarità che, quando assistiamo a ciò che fa il nostro insegnante, tutto il nostro essere afferma che proprio da lui desideriamo imparare. Gli insegnanti offrono attraverso le loro lezioni un’eredità di coscienza che è stata tramandata dal loro insegnante prima di loro, e così via. Ciò offre agli studenti un’opportunità inestimabile per arricchire la propria pratica e passione con questa magica miscela di sapori, intuizione e significato, come una pozione di potere che ravviva il loro movimento con uno spirito che può essere percepito non solo da coloro che ballano, ma da tutti coloro che hanno la fortuna di vederli condividere la loro abilità artistica. Senza i nostri preziosi insegnanti, le nostre preziose forme di danza non sopravviverebbero. All’interno di questa particolare disciplina di danza attingiamo a una corrente che è tanto antica quanto il tempo stesso. Gli antichi che si identificavano come donne iniziarono la danza del ventre nei circoli per sole donne, a cui le persone che si identificavano come uomini non potevano partecipare, né assistere. Questa è una danza che è stata tramandata da donna a donna per migliaia di anni come pratica di vitalità per imbrigliare, affinare e condividere il potere femminile divino. Quindi sì, gli insegnanti e coloro da cui scegli d’imparare sono estremamente importanti. Personalmente sono dell’opinione che quando si cerca un insegnante sia buona cosa porsi alcune domande: sta riconoscendo e onorando i propri insegnanti? Rispetta le culture da cui provengono queste danze e insegna anche in merito a esse? Quale storia il suo spirito sta dipingendo e sta venendo comunicata attraverso i suoi movimenti? Questa storia e questa rappresentazione sono in linea con il percorso che tu hai scelto? In che modo imparare da quest’insegnante darà spessore alla storia che attraverso la danza desideri raccontare? E onorarlo come tuo insegnante ti sembrerà parte integrante sia di te che del percorso che hai scelto? Non credo che queste domande vengano poste abbastanza di frequente e vedo là fuori, in giro per il mondo, molti ballerini di grande talento con una tecnica impeccabile, che però non onorano il lignaggio, né ne rappresentano i miti. Molte persone non se ne preoccupano affatto, ma quando lo noto, anche se posso godermi la tecnica dell’esibizione, perdo poi rapidamente interesse, perché non viene raccontata alcuna storia, né c’è alcuna traccia dello spirito attraverso il lignaggio. Nessun significato dietro i movimenti se non il voler far colpo… Ed è questo ciò che i loro maestri hanno insegnato loro a fare? La questione si riduce anche a quanto tu come individuo ti preoccupi davvero di questioni come questa. Quanto è importante per te il tuo percorso artistico? Ciò si rifletterà su chi sceglierai come insegnante e viceversa.

Pensi che sia possibile creare un forte legame con gli studenti anche attraverso le lezioni online?

Oh, assolutamente, e come per qualsiasi cosa dipende veramente dall’insegnante. In primo luogo il desiderio di legare con gli studenti deve essere presente, ed è ancora meglio se gli studenti sono disposti a ricambiare la disponibilità dell’insegnante in merito al creare una connessione. Noi, come specie, stiamo sperimentando un tale stravolgimento in questo momento che dobbiamo rivolgerci ai nostri insegnanti dalle nostre case, calde e comode, mentre tutto nel mondo intorno a noi accelera. Per quanto mi manchino le lezioni di persona, so di non essere la sola ad apprezzare il lusso della tecnologia moderna per mantenere vivo lo spirito dell’istruzione mentre navighiamo nelle acque agitate di questa società. Detto questo, sono profondamente entusiasta di aprire le porte ad Animara ~ la mia nuova scuola online di danza magica in arrivo a ottobre. Ho riversato molto amore nel programma e nella presentazione per offrire agli studenti un’esperienza edificante mentre interagiscono con la piattaforma, man mano che le lezioni e le serie vengono pubblicate. Arricchirà deliziosamente tutti coloro che saranno coinvolti.

Qual è il ruolo dell’esoterismo e della spiritualità nel tuo lavoro?

Dopo averci girato intorno per vent’anni, nell’approfondire la comprensione della relazione tra il mio lavoro e la spiritualità, mi sono resa conto più e più volte che l’esoterismo e la spiritualità sono davvero centrali. Senza un aspetto l’altro appassisce, e onestamente penso che valga per tutti… Tuttavia, all’interno dello spettro dell’esperienza, scegliamo di concentrarci maggiormente su un aspetto piuttosto che su un altro. A prescindere da tutto, la danza è una pratica spirituale. È un esercizio che porta a rendere più raffinata l’espressione dello spirito, da ritrarre e proiettare attraverso la nostra forma fisica. Siamo tutti spirito e i nostri corpi sono il veicolo terreno di esso, quindi tutta la danza è una pratica spirituale. Per me è vitale sia per quanto riguarda la mia pratica personale che ciò che insegno, affinché gli esercizi, le tecniche e i movimenti provengano da un luogo di conoscenza interiore, come risultato della connessione cosciente con le forze della creazione, per impregnare tutto con una comprensione e una relazione più profonde, con maggiore significato e un’intenzione più radicata. È attraverso il mio studio perpetuo di antiche pratiche cerimoniali, studi magici, lignaggi spirituali e danza che ho formulato amorevolmente un modo integrale di avvicinarmi alla danza come pratica spirituale, chiamata Mystic Arts Practika, che è affonda le radici nella magia. Potrebbe non essere per tutti, anche se penso che chiunque possa beneficiare della sua influenza.

Quali sono i temi più tipici delle tue lezioni ed esibizioni?

Il teatro rituale, la simbologia esoterica, la magia cerimoniale, gli archetipi e la venerazione/incarnazione del divino sono un aspetto principale della mia espressione artistica da tutta la vita. È stata la mia vocazione sin dal primo giorno e grazie all’influenza dei miei insegnanti e delle mie guide personali, la miscela di estetica, tecniche e rappresentazione risulta straordinariamente potente. Le mie lezioni vanno dalle sessioni guidate di yoga lunare al sincronizzare il nostro regime di cura personale con i cicli della luna; le lezioni di danza sono costruite su una base che mi piace chiamare Elemental Fusion, che funge da piattaforma su cui costruire con intenzione, utilizzando la Practika per potenziare la nostra danza attraverso la relazione con lo Spirito, le saggezze magiche e i miti personali.

Sei dell’idea che la danza possa cambiare il mondo?

La danza cambia il mondo ogni giorno. Ha cambiato il mondo dall’alba dell’umanità e continuerà a farlo fino alla fine dei tempi. La danza porta in sé la medicina dell’emancipazione e del rilascio. La danza è un rito di passaggio. Quando non balliamo i nostri corpi e la fiducia in noi stessi ristagnano. La danza ci riconduce a casa, al comprendere che i nostri corpi sono conduttori di energia. Senza movimento la nostra forma fisica si atrofizza e senza espressione creativa le nostre vite diventano prive di significato e direzione. La danza è una chiave per sbloccare il nostro pieno potenziale qui sulla terra ed è l’antidepressivo definitivo. Sono dell’opinione che, se utilizzata in modo appropriato, la danza possa curare qualsiasi disturbo. La danza è un trono che lo spirito di ogni essere senziente esistente rivendica.

July 27

Interview with the V…antages – Intervista con i Vantages

(Traduzione italiana in fondo al post.)

I had the chance to be among the first people, even though certainly not the last, to interview Tim Mikkola, the frontman of Helsinki’s rock scene newest sensation: The Vantages. Great on record, even better live. Only time will tell, but it wouldn’t be surprising if their first single, Leather Jacket, were to become a hit.

How did your adventure start? How did you meet each other?

I met Anton a few odd years ago when we went to the same school together. When he heard the chorus to Leather Jacket, he moved to Helsinki and insisted that we start a band together. One thing led to another, he brought in Aleksi, Henkka and Mikko.

Did you know all along you had professional goals within music, or did you start playing just for fun?

Yes, we are an ambitious bunch.

What’s the story behind your name?

It was the best option amongst many bad ones. I was super against having “The” in the name followed by a plural, then I came up with “The Vantages”. Kind of shot myself in the foot there…

What are your main influences?

We listen to a lot of British indie and stuff from the 60s. I really like French chanson and guitar bands from that particular decade. Between the five of us we found the most common ground in 70’s rock and early 00’s goth rock. I’d say Finnish “rautalanka” has been a thing for us as well.

How does your creative process happen? Who does what?

Tim Mikkola, voice.

They usually start with me recording a few ideas down and writing on top of them by myself, then we head to the rehearsal space and see what’s what.

What are your sources of inspiration for writing songs? Are you mostly inspired by real life experiences or do you rather believe in art about art?

Love.  To me love has never sounded like The Beatles’ “I Wanna Hold Your Hand”. When you really love someone you inevitably love the worst parts of them as well. I like writing about those things, I find it much more romantic. As for “art about art” I feel more attracted to honesty, heart on your sleeve and all that. I like writing about my experiences, I like getting personal.

How did the Covid-19 pandemic affect your plans?

It gave us time to get to know each other, write songs, search for our sound and make contacts etc. I think we’re one of the few who, in a sense, benefitted from it. Lots of time, little to lose.

Do you think the joy of going back to normal influenced somehow the enthusiasm with which the audience welcomed you to the live scene?

Definitely. People have been more eager to do things and really throw themselves in after being deprived of all things social for so long. I know I have.

Playing at a huge festival such as Ruisrock before having the first EP out is an incredible goal for a new band. How did you reach it?

It’s a classic story of someone who knew someone, who knew someone, who knew…

Did playing at Ruisrock feel the way you expected it to feel?

We didn’t have much expectations going in to be honest. We really enjoyed ourselves on stage, then checked out the rest of the festival. Good times.

A question for Aleksi, at the bass: does your choice of playing without a pick concern only your playing with The Vantages, or is it your standard style? What difference does it make to you?

Aleksi Larkovuo (bass).

I have always preferred playing with fingers to be fair. I can play with a pick as well of course but I like how playing with fingers you can really feel what you are playing. Vibration and all. I have always liked players who play very intensely with a pick or with their fingers. Players like Eric Avery, Martin Sköld, Duff McKagan, Flea or Paul Webb. So I implement that to my playing. Gives it kinda percussive element as well.

How much does the image count for a band in 2022?

As much as it has always counted I guess. It’s good to be aware of it, but not force things.

Among new bands there is often a tendency, quite opposite to the historical one within rock music, to take distance from alcohol and drug abuse. What do you think about it?

We don’t necessarily spit in the bottle, if that’s what your asking. We keep work and partying separate, we enjoy both. I think it’s a good thing that the “sex, drugs & rock n’ roll” cliche has lost its glamour. Substance abuse isn’t cool, it’s an issue and an unrepresented issue at that.

What can we expect from The Vantages in the near future?

Sex, drugs & Rock N’ Roll.

Thank you for your time. It was a pleasure to interview you and you have all my best wishes!

Thank you for having us. 

Love,
Tim & The Vantages

The Vantages is: Tim Mikkola (voice), Henri Schröter (drums), Aleksi Larkovuo (bass), Mikko Janatuinen (lead guitar) and Anton Froloff (rhythm guitar and keyboards).

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All pictures by Samuli Vienola (2022).
Make up artist: Katri Kettu.

Italiano

Ho avuto la possibilità di essere fra le prime persone, anche se certamente non le ultime, a intervistare Tim Mikkola, il frontman dell’ultima sensazione rock made in Helsinki: The Vantages. Meravigliosi in studio e anche meglio dal vivo. Solo il tempo potrà dirlo, ma non sarebbe una sorpresa se il loro primo singolo, Leather Jacket, diventasse una hit.

Com’è cominciata la vostra avventura? Come vi siete incontrati?

Ho incontrato Anton diversi strani anni fa; andavamo a scuola insieme. Quando ha sentito il ritornello di Leather Jacket si è trasferito a Helsinki e ha insistito perché fondassimo una band insieme. Una cosa tira l’altra, lui ha tirato dentro Aleksi, Henkka e Mikko.

Sapevate sin dall’inizio di avere obiettivi professionali nell’ambito della musica?

Sì, siamo ambiziosi.

Qual è la storia all’origine del vostro nome?

Era l’opzione migliore in mezzo a parecchie tremende. Ero assolutamente contro l’avere il “The” all’inizio del nome seguito da un plurale, ma poi sono stato io a proporre “The Vantages”. Mi sono un tantino dato la zappa sul piede…

Quali sono le vostre principali influenze?

Ascoltiamo molta musica indie inglese e roba degli anni 60. Mi piace molto la chanson francese e le guitar band di quell’epoca. Fra tutti e cinque il terreno comune l’abbiamo trovato soprattutto nel rock anni 70 e il goth rock dei primi anni 2000. Direi che anche il “rautalanka” finlandese abbia avuto un suo ruolo.

Come funziona il vostro processo creativo? Chi fa cosa?

Tim Mikkola, voice.

Di solito si comincia con me che registro qualche idea e ci scrivo sopra per conto mio, poi in sala prove e vediamo insieme che succede.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione? Prendi spunto più dalle esperienze di vita reale o dal concetto di arte riguardo all’arte?

L’amore. Per me non è mai stato come in “I Wanna Hold Your Hand” dei Beatles. Quando ami qualcuno inevitabilmente ne ami anche I lati peggiori, ed è di queste cose che mi piace scrivere, lo trovo molto più romantico. In merito al concetto di “arte riguardo all’arte”, io mi sento più attratto dall’onestà, cuore in mano e cose di quel genere. Mi piace scrivere delle mie esperienze, andare nel personale.

Come sono stati condizionati i vostri programmi dalla pandemia del Covid-19?

Ci ha dato tempo di conoscerci meglio, di scrivere canzoni, cercare il nostro sound e crearci dei contatti. Penso che siamo stati fra i pochi a cui abbia in un certo senso giovato. Un sacco di tempo, poco o niente da perdere.

Pensi che la gioia di tornare alla normalità abbia influenzato il modo in cui il pubblico vi ha dato il benvenuto alla scena live?

Sicuramente. Le persone hanno più voglia di fare le cose e di buttarsi, dopo essere state private per molto tempo della possibilità. Lo vedo anche in me stesso.

Suonare in un grosso festival come il Ruisrock prima ancora di aver pubblicato anche solo un EP è un traguardo incredibile per una nuova band. Come ci siete riusciti?

È la classica storia in cui qualcuno conosceva qualcuno, che conosceva qualcuno, che conosceva qualcuno…

Suonare al Ruisrock è stato come ve lo aspettavate?

Onestamente non ci aspettavamo niente. Ci siamo molto divertiti sul palco e poi ci siamo goduti il resto del festival. È stato bello.

Una domanda per Aleksi, al basso: la tua scelta di suonare senza plettro riguarda solo i Vantages oppure è il tuo stile standard? Che differenza fa per te?

Aleksi Larkovuo (basso).

Onestamente ho sempre preferito suonare con le dita. Certo, so suonare anche col plettro, ma suonando con le dita mi piace sentire effettivamente quel che sto suonando. Vibrazioni e tutto. Mi sono sempre piaciuti bassisti con uno stile intenso, a prescindere dal fatto che suonassero con le dita o col plettro. Musicisti come Eric Avery, Martin Sköld, Duff McKagan, Flea e Paul Webb. Quindi ho incluso anche questo nel mio stile. Aggiunge una sorta di elemento percussionistico.

Quanto conta l’immagine per una band nel 2022?

Tanto quanto ha sempre contato, suppongo. È buono esserne consapevoli, ma senza forzare le cose.

Fra le band di nuova generazione c’è spesso la tendenza, in contraposizione a quella storicamente rock, a prendere le distanze dall’abuso di droga e alcol. Voi cosa ne pensate?

Non necessariamente disprezziamo, se è questo che mi stai chiedendo. Teniamo le questioni lavorative e il far festa separati, anche se ci piacciono entrambe le cose. Penso che sia un bene che lo stereotipo “sesso, droga e rock’n roll” abbia perso il proprio fascino. Abusare di sostanze non è figo, è un problema spesso non presentato a sufficienza come tale.

Cosa possiamo aspettarci dai Vantages nel prossimo futuro?

Sesso, droga e rock’n roll.

Grazie per il vostro tempo. Intervistarvi è stato un piacere e vi faccio i miei migliori auguri!

Grazie a te per averci ospitati!

Con amore,
Tim & i Vantages

I Vantages sono: Tim Mikkola (voce), Henri Schröter (batteria), Aleksi Larkovuo (basso), Mikko Janatuinen (chitarra solista) and Anton Froloff (chitarra ritmica e tastiere).

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Foto di Samuli Vienola (2022).
Trucco: Katri Kettu.